IL CALABRESE MICHELE GUERRISI LO “SCULTORE DELLA VITTORIA” (1893 – 1963)

Di Gerardo Severino*

MARINA DI CASTELLABATE (SALERNO). All’indomani della fine della “Grande Guerra”, in gran parte delle Nazioni che avevano preso parte al conflitto, così come in altre (pensiamo, ad esempio, a quei Paesi dai quali erano partiti non pochi combattenti e volontari alla volta dell’Europa, come nel caso degli Stati Uniti d’America e dell’America Latina, ove fortissima era la presenza di emigrati dal vecchio Continente) iniziarono ad essere eretti cippi, lapidi, ma soprattutto monumenti funebri a ricordo dei soldati caduti sui vari fronti ove era stato combattuto l’immane conflitto mondiale.

Castellabate monumento ai caduti

L’erezione dei cosiddetti “segni della memoria” interessò ovviamente anche l’Italia, la quale, al di là della vittoria riportata sugli Imperi Centrali il 4 novembre 1918, fu spinta soprattutto dal dolore collettivo rappresentato da un numero elevatissimo di soldati che non avevano fatto più ritorno a casa.

Santa Maria di Castellabate il monumento ai caduti della Grande Guerra

Anche per tale ragione non ci furono città, paesini e persino piccoli villaggi che non avrebbero onorato i propri caduti, con l’erezione di un monumento, di un cippo, o comunque di una semplice lapide sulla quale scolpirne i gloriosi nomi: nomi di giovani e di padri, spesso di umili origini, che avevano offerto il proprio preziosissimo sangue pur di completare finalmente quel progetto Risorgimentale di “Unità della Patria”.

Morire – come accadde ad un numero enorme di militari italiani – spesso a migliaia di chilometri di distanza dal proprio Paese, pur di liberare Trento e Trieste dal giogo austriaco, andava ricordato, soprattutto alle giovani generazioni, come del resto è successo anche a me, quando alle elementari (negli anni ’60) assistevo con la mia classe alle struggenti cerimonie che si tenevano ogni 4 novembre anche al mio paese d’origine, Santa Maria di Castellabate (Salerno), in un’epoca nella quale vivevano ancora non pochi “Cavalieri di Vittorio Veneto”.

Quello di Vittorio Veneto – lo ricordo per in non addetti ai lavori – fu un’onorificenza istituita nel 1968 e, quindi, conferita agli ex combattenti in occasione del cinquantesimo anniversario della fine della 1^ Guerra mondiale.

Ebbene, non immaginavo ancora, a quei tempi, che il monumento ai caduti al cospetto del quale mi ero ritrovato in varie occasioni fosse un’opera d’arte a celo aperto, essendo stato realizzato da uno dei più grandi scultori italiani nel Novecento, Michele Guerrisi, il cui nome – purtroppo ancora oggi è così – non era stato mai pubblicizzato a fianco del monumento stesso con un’apposita locandina descrittiva, come era doveroso che fosse e come è giusto che sia, volendo ricordare colui che è passato alla storia col titolo di “Scultore della Vittoria”, tanto che nel 1935 gli verrà conferita la Medaglia d’oro dei Combattenti, in occasione del concorso per le migliori opere d’arte sulla guerra e sulla Vittoria.

Un monumento del Guerrisi a Santa Maria di Castellabate (1923 – 1926)

Aveva 30 anni di vita ed era già famoso in tutt’Italia, quando nel corso del 1923 lo scultore calabrese Michele Guerrisi fu contattato dal facoltoso industriale di Castellabate, il Commendatore Don Paolo Matarazzo,  che aveva fatto fortuna in Brasile, ma soprattutto uomo influente.

Uomo di elevata cultura e, quindi, frequentatore dei salotti bene, sia in Italia che in Brasile, Don Paolo Matarazzo era una personalità molto addentrata nel mondo dell’arte (famosa è ancora oggi la collezione d’arte che i Matarazzo, celebri “Cinti di Licosa”, avevano messo in piedi in una delle loro ville, nei pressi di Napoli) era stato posto a capo di un Comitato civico, voluto dallo stesso Municipio di Castellabate, finalizzato alla realizzazione di un monumento che in Santa Maria di Castellabate, frazione marittima del celebre Comune del Cilento, ove è stato ambientato il fortunato film “Benvenuti al Sud”, ricordasse i tanti caduti che la stessa frazione aveva registrato nel recente conflitto.

L’attuale collocazione del monumento, in Piazza Lucia

Il Comitato, in verità, aveva ricevuto incarico dallo stesso Comune di avviare una sottoscrizione popolare, onde racimolare i fondi necessari per tale realizzazione e ciò tenendo presente che l’Amministrazione aveva potuto stanziare solo 1.000 lire (peraltro da utilizzare anche per l’erezione di un monumentino a Castellabate superiore), ovviamente risultata insufficiente.

A quel punto, il facoltoso Matarazzo, pur avendo racimolato per l’intero Comune altre 2 mila lire, si rese conto che con tale somma non si poteva certo raggiungere lo scopo: onorare degnamente la memoria dei suoi compaesani caduti, con un bel monumento, con un’opera artistica di elevato spessore, firmata, quindi, da un grande artista, un’opera che certamente avrebbe arricchito la stessa Castellabate, ove, fra l’altro, di monumenti pubblici, almeno sino ad allora, non c’è n’era nemmeno uno.

Membro, come si ricordava prima, di una famiglia di grandi mecenati dell’arte, Don Paolo Matarazzo contattò dunque lo scultore Guerrisi, che proprio nel corso del 1923 si era fatto notare per aver realizzato il monumento ai caduti di San Giuliano del Sannio (Campobasso).

In verità la sua celebrità era dovuta soprattutto al monumento eretto a Napoli nel 1921 a ricordo degli studenti universitari caduti nella guerra 1915-1918.

L’artista calabrese del quale tratteremo a breve, proprio a partire dall’opera inaugurata presso la Regia Università di Napoli era divenuto famoso, sia in Italia che all’estero, tanto da poter “aggiornare” giustamente anche i propri onorari.

La realizzazione dell’opera completa (pagamento dello scultore e messa in opera nel sito prescelto) raggiunse così le 100.000 lire d’allora, sicuramente una cifra non da poco, ma comunque sostenibile per il grande industriale cilentano.

La somma raccolta dal Comitato (le 2 mila lire) fu, invece, data in beneficenza ad alcune benemerite istituzioni filantropiche locali.

Ebbene, tra il dire e il fare occorsero altri due anni per la realizzazione della scultura: un tempo non eccessivo, soprattutto se si tiene conto dei tanti impegni che nel frattempo aveva assunto il Guerrisi in giro per l’Italia.

Il monumento in bronzo fu completato nel corso del 1925 presso lo studio artistico che il Guerrisi teneva aperto a Torino, ma di fatto raggiunse Santa Maria di Castellabate nel corso dell’anno seguente.

La bellissima opera artistica, donata al suo Paese da Don Paolo Matarazzo fu così solennemente inaugurata il 4 novembre del 1926, alla presenza delle principali autorità civili e militari del Comune Cilentano, con in testa il Sindaco, Barone Isidoro Perrotti.

Santa Maria di Castellabate la prima collocazione del monunento ai caduti della Grande Guerra particolare

Seguendo il proprio stile, il monumento in bronzo ideato dal Maestro calabrese rappresentò un combattente della “Grande Guerra” a dimensioni reali, ritratto a torso nudo e, quindi, privo di elementi identificatori che ne potessero richiamare l’appartenenza ad un Arma o Specialità.

Unico elemento che ne richiamava la militarità fu, quindi, l’elmetto “Adrian”, utilizzato, infatti, da tutti i combattenti.

Un elmetto Adrian Modello 1916

Il guerriero (che la storiografia locale definisce erroneamente come un Fante) è intento a conficcare sul terreno un’asta metallica di stile imperiale, sormontata, quindi, da un’aquila romana, sul cui cartiglio è incisa la scritta S.P.Q.R, volendo inneggiare alla vittoria dei Legionari di Roma sul nemico.

In origine il monumento fu collocato, al di sopra di un grosso blocco granitico circondato da una montagnola realizzata in pietra locale, in una piccola piazzetta nei pressi della Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Mare, all’interno di un’aiuola circoscritta da una cancellata in ferro battuto.

Nella stessa aiuola fu collocato un cannone di preda bellica, donato al Comune di Castellabate dal Ministero della Guerra. Il bellissimo monumento del Guerrisi – che ci auguriamo il Comune di Castellabate vorrà rendere celebre appena possibile – completato nella parte basamentale con due lastre in ottone riproducenti i nomi dei caduti della 1^ e della 2^ Guerra mondiale, fu poi spostato nella vicina Piazza Lucia, nei primi anni ’60, appena inaugurato il Palazzo Comunale, per poi trovare definitivamente sistemazione nella posizione attuale nel 1996.

Ancora oggi esso è il punto di riferimento per tutte le cerimonie patriottiche che il Comune di Castellabate organizza annualmente, anche grazie all’indefessa opera svolta dalla benemerita Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

Michele Guerrisi, lo “Scultore della Vittoria” (1893 – 1963)

L’autore del monumento ai caduti di Santa Maria di Castellabate, Michele Guerrisi, nacque a Cittanova, in provincia di Reggio Calabria, il 23 febbraio del 1893, figlio di Pasquale e di Filomena Barbaro.

Secondo alcuni biografi, si trasferì giovanissimo nella cittadina di Palmi, luogo d’origine della madre, allora sede del Regio Ginnasio al quale i genitori lo avevano iscritto.

Lo scultore calabrese Michele Guerrisi

Appassionato d’arte sin da ragazzo, Michele ebbe modo di frequentare anche lo studio del pittore Domenico Augimeri, prima tappa di una fulgida carriera scolastica che ben presto lo avrebbe condotto a Firenze, ove fu accolto presso il noto Liceo “Galileo Galilei”.

Fu, invece, a Napoli, durante un soggiorno temporaneo, che il giovane Guerrisi conobbe il grande scultore Vincenzo Gemito, che lo incoraggiò ad interessarsi alla scultura. Trasferitosi così a Napoli, si sarebbe laureato in Lettere presso quell’Università nel corso del 1916.

A tale importantissima tappa fece seguito il conseguimento del Diploma in scultura presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma. Michele Guerrisi non fu solo uno scultore di successo, ma anche un bravissimo docente, poiché fu titolare di Storia dell’Arte nelle Accademie di Belle Arti di Palermo (1920-1921), Carrara (1921-1922) e Torino (1922-1941).

Insegnò anche Storia dell’Arte presso la Scuola Superiore di Architettura della R. Università di Torino, mentre dal 1941 fu titolare di scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, della quale divenne poi anche Direttore, nel 1952.

Tra i suoi numerosi allievi, a Torino, vi fu anche il celebre pittore e scrittore Umberto Mastroianni, che di lui avrebbe avuto un bellissimo ricordo. I primi anni ’20, come si ricordava in apertura, furono quelli nei quali in tutta Italia si procedette alla realizzazione di monumenti e altri “segni della memoria” da dedicare ai caduti della “Grande Guerra”, un fenomeno di vastissima portata, proliferato ertamente anche dietro la spinta retorica del “Regime”, sebbene non in via esclusiva, essendo, questa, un’idea percorsa anche in varie parti del mondo, Stati Uniti d’America compresi.

Ecco, dunque, emergere la figura artistica di Michele Guerrisi, il quale ottenne varie commissioni da parte di non pochi Comuni italiani.

Dopo aver firmato il citato monumento ai caduti di San Giuliano del Sannio, nel 1923, il Guerrisi cesellò e forgiò quello del suo stesso paese di nascita, Cittanova, eretto nel 1924.

Fu, quindi, la volta di quello di Siderno (Reggio Calabria); quello in piazza Vittoria a Montecalvo Irpino (AV), inaugurato il 3 ottobre del 1926; di Ariano di Puglia, nel 1928, mentre nel 1929 l’artista realizzò anche quello in piazza Matteotti, nella sua amatissima città di Palmi, così come quello in Piazza Toti a Luzzara (Reggio Emilia), nel 1930 e, infine, quello di Catanzaro, nel 1933.

Altri monumenti – sempre molto belli e significativi – portano la sua firma a Oliveto Citra (Salerno), a Serrata e a Delianuova (Reggio Calabria).

Tornando a parlare dell’arte del Guerrisi osserviamo che ne 1943 il Maestro calabrese fu membro fondatore, insieme ad Adriano Sicbaldi (suo collega d’insegnamento), Ermanno Politi e allo scultore Renzo Moscatelli, del cosiddetto “Gruppo di Cherasco”, che tanto lustro avrebbe offerto al panorama artistico e culturale nazionale nel secondo dopoguerra.

Ma Michele Guerrisi fu anche un bravo pittore e persino uno scrittore, autore di alcuni libri di storia e critica d’arte. Guerrisi fu, poi, presente alle Biennali d’arte di Venezia del 1934 e del 1936, mentre nel 1937 espose un ritratto di Gloria Alcorta alla Mostra d’arte italiana che si tenne a Berlino.

Fra il 1931 e il 1956 partecipò, quindi, alle prime sette edizioni della Quadriennale di Roma. Partecipò, infine, nel 1953 all’esposizione collettiva dal titolo “L’arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia” che si tenne presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma.

Dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 29 aprile 1963, nel 1965 fu allestita una breve retrospettiva delle sue opere proprio nell’ambito della IX Quadriennale.

In onore dello scultore calabrese è stata intitolata la Gipsoteca di Palmi, già inaugurata nel 1960 presso Palazzo San Nicola, poi trasferita in seguito presso la Casa della Cultura.

Nel luogo d’arte vi è una sezione che accoglie i calchi in gesso delle sue opere (statue e ritratti) di ispirazione classica, nonché i suoi ritratti e i vari bozzetti.

La sezione espone un totale di 78 sculture attribuibili al Guerrisi, ma anche acquerelli realizzati dallo stesso poliedrico autore, generosamente donati al Comune di Palmi dalla moglie, la signora Marta Rempte, orgogliosa del fatto che le opere del grande artista calabrese fossero per sempre onorati in quella stessa Terra ove l’artista non solo era nato ma si era formato, ispirandosi ai miti di quella “Magna Grecia” di cui la Calabria intera deve essere fiera.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare

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