Catalogna, il lungo dilemma del presidente Carles Puigdemont. In cerca di una patria

Di Valeria Fraquelli

Barcellona. Oggi sarà una giornata campale per Carles Puigdemont, il presidente catalano appena rieletto; si decide proprio in giornata se il leader catalano potrà o meno tornare in patria e soprattutto se potrà evitare l’arresto.

Puigdemont è stato rieletto ma a distanza perché si è rifugiato in Belgio e questo pone non pochi problemi di organizzazione per il nuovo Parlamento regionale catalano; il problema principale è capire come potrà il Presidente partecipare alla sua investitura ufficiale in Spagna senza correre il rischio di essere arrestato. Puigdemont si è detto pronto a tornare in Spagna ma ovviamente vuole farlo da uomo libero, in grado di tornare al comando della Catalogna con pieni poteri e piena libertà di contestare le scelte del governo di Madrid che giudica liberticide e infamanti per il popolo catalano.

Ritratto ufficiale di Carles Puigdemont.

Dalla Danimarca, dove è stato invitato per una lezione all’Università di Copenhagen, Puigdemont ha ribadito che non ci può essere vera democrazia in Spagna fino a quando l’autonomia della Catalogna non verrà di nuovo riconosciuta e fino a quando i leader regionali non potranno svolgere il loro lavoro come meglio credono senza la paura di essere arrestati o deposti con la forza. Il Presidente del nuovo Parlamento catalano Roger Torrent ha potuto incontrare Puigdemont in Belgio ma non nella sede belga della regione autonoma che è stata chiusa dal governo di Madrid subito dopo il referendum del 1 ottobre scorso. È inaccettabile, hanno detto all’unisono Puigdemont e Torrent, che la sede di Bruxelles della regione catalana sia stata chiusa dal governo spagnolo con un atto di forza, perché questo non è governare ma solamente imporre con la forza ai cittadini catalani le scelte di Madrid, togliendo loro la possibilità di scegliere da chi vogliono essere rappresentati in patria e all’estero.

Il nodo da sciogliere è proprio l’eventuale ritorno di Carles Puigdemont in Spagna e la sua investitura ufficiale da nuovo Presidente della Catalogna; oggi alle 15:00 era prevista la cerimonia ufficiale ma è stato tutto rimandato fino a quando non sarà finalmente chiarito se e quando il leader catalano potrà tornare ad esercitare le sue funzioni. Il Presidente del Parlamento di Barcellona ha ribadito che per lui l’unico vero candidato alla carica di Presidente della regione autonomista spagnola rimane Puigdemont, che è anche l’unico eletto dal popolo tramite elezioni democratiche svolte secondo le regole il 21 dicembre scorso. Il leader secessionista ha chiesto inoltre al Presidente del Parlament Roger Torrent di potere ottenere l’immunità parlamentare e protezione.

Circa 1.200 manifestanti pro indipendenza si erano riuniti nella piazza davanti alla sede istituzionale del Parlamento catalano per vedere l’investitura ufficiale di Puigdemont sul maxi schermo appositamente allestito e alla notizia che tutto era rimandato si sono scatenate le proteste: alcuni manifestanti hanno cercato di forzare le porte di un parco vicino e dello stesso Parlamento catalano. Gli agenti di polizia e i Mossos d’Escuadra sono intervenuti per placare gli animi ma ci sono stati scontri gravi ed anche alcuni feriti; tanti indossavano maglie con i colori dei partiti indipendentisti e urlavano slogan contro il governo spagnolo.

Nel frattempo la polizia spagnola ha moltiplicato i controlli attorno al Parlamento catalano e sulle autostrade dalla Francia; il governo spagnolo, infatti, considera ancora Puigdemont un pericoloso ricercato e vuole impedirgli a tutti i costi di ritornare al comando della regione autonoma ribelle. Tutti gli scenari sono ora aperti e la sfida del leader secessionista al governo centrale di Madrid continua senza esclusione di colpi. Anche la popolazione rimane profondamente divisa tra chi acclama Puigdemont come unico vero leader catalano e chi invece resta fedele alle autorità madrilene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore