Il MUSEO del RISORGIMENTO di Venezia: passato, presente, futuro

Di Andrea Bellieni, responsabile e conservatore del Museo Correr – Fondazione Musei Civici di Venezia

Venezia. Come noto a tutti coloro che conoscono realmente la Storia, Venezia ebbe una parte importante e assolutamente gloriosa nel Risorgimento nazionale italiano. Basti citare l’epica vicenda della “Repubblica Veneta” (o di “San Marco”, in sentita eredità dell’antica Serenissima abbattuta da Napoleone ben cinquant’anni prima, nel 1797) proclamata nel marzo 1848 da Daniele Manin in indipendenza dall’asburgico Regno Lombardo-Veneto, coi lunghi mesi di eroica resistenza armata popolare, fino alla drammatica capitolazione nell’agosto 1849 per fame, colera e fuoco asburgico. Oltre a Manin resero glorioso il contributo di Venezia al Risorgimento figure come quella di Niccolò Tommaseo, dei fratelli martiri Attilio ed Emilio Bandiera, di Silvio Pellico (per la parte veneziana della sua dolorosa vicenda), dei veneziani martiri di Belfiore, dei numerosi veneziani garibaldini.

Nel 1859 Venezia e il Veneto, dopo la Seconda Guerra d’Indipendenza a cui avevano pur dato un grande contributo di sangue, dovettero subire la cocentissima delusione per l’intesa tra le potenze belligeranti che, a differenza della Lombardia, li escluse dall’annessione al “Regno di Sardegna” sabaudo (“d’Italia” dal 1861). Una speranza concretizzatasi finalmente nel 1866, dopo la Terza Guerra d’Indipendenza e l’efficace intesa anti asburgica tra l’Italia di Vittorio Emanuele II e Cavour, Napoleone III e la Prussia.

Fatti e figure memorabili che la Città di Venezia, all’indomani dell’annessione sancita dal plebiscito nell’ottobre 1866, non mancò di celebrare con la raccolta di documenti e cimeli, quasi sempre generosamente favoriti dagli stessi cittadini patrioti o dai loro eredi. L’istituto deputato elettivamente a conservare anche questa parte ‘moderna’ della memoria cittadina fu il Museo Civico. Questo era sorto fin dal 1830 ad iniziare dal generoso lascito testamentario della propria straordinaria raccolta storico-artistica fatto alla sua Città dal nobile patrizio Teodoro Correr; una collezione da lui fatta dopo aver “vista cader la Patria” (ovviamente per lui l’antica Repubblica Serenissima).

Scalone dell’Ala Napoleonica (Palazzo Reale di Venezia), oggi ingresso del Museo Correr

Così, dopo il 1880, quando la sede principale del “Museo Civico e raccolta Correr” dall’originario palazzetto Correr sul Canal Grande a San Zandegolà fu trasferita per ormai insostenibile carenza di spazi nel contiguo restaurato Fondaco dei Turchi, negli ambienti di casa Correr trovò la sua prima sede la sezione risorgimentale (nell’inventario ufficiale del tempo era la raccolta delle “Memorie patriottiche”). Da allora essa continuò ad essere incrementata, specie documentando sempre più ampiamente i fatti gloriosamente partecipati dalla città e specialmente i mesi dolorosi ed esaltanti del 1849-49, ancora vivissimi nella memoria di tanti veneziani. Raccolta aumentata al punto che, pur sempre in quella sede, ne fu necessario un riordino e riallestimento aggiornato nel 1898. Chiusa la sezione nel 1915 per lo scoppio della Grande Guerra, solo nel 1936 essa rivide la luce nella forma di rinominato “Civico Museo del Risorgimento”, unito al Museo Correr che, dal 1922, aveva trovato nuova prestigiosa sede nelle Procuratie Nuove di Piazza San Marco. Là il tema risorgimentale aveva grandemente guadagnato ‘prospettiva’, perchè il racconto espositivo fu giustamente fatto iniziare dalla caduta napoleonica della Serenissima e poi continuato ben oltre l’annessione, addirittura fino alla ‘Vittoria’ del 1918, interpretando la Grande guerra come il raggiunto coronamento dell’ideale nazionale; insomma: da Campoformido a Vittorio Veneto !

In verità quella nuova sede delle cinquecentesche Procuratie (tutto il lato di Piazza San Marco dietro al Campanile) altro non era che il Palazzo Reale di Venezia, ossia dal 1807 la reggia voluta dal vicerè e figlio adottivo di Napoleone Eugenio de Beauharnais per il suo Regno con doppia capitale a Milano e, appunto, a Venezia. Allora fu ricostruita sul fondo della piazza l’Ala Napoleonica, quale ingresso d’onore e all’interno un grande salone di cerimonia. Reggia poi lungamente utilizzata dalla corte asburgica e dai governatori del Lombardo Veneto (anche dal detestato maresciallo Radetzsky !); infine tenuta dai Savoia re d’Italia, fino al 1920.

Il Civico Museo del Risorgimento, chiuso per la Seconda Guerra mondiale, fu riordinato e riaperto nel 1952, rimanendo allestito fino ad una nuova chiusura nel 1979. Ma questa, allora, fu motivata dalle stesse sottintese ragioni che paiono accomunare in un medesimo oblio e in quegli stessi anni tanti simili istituti museali italiani: evidenziando una museografia ormai datata, ‘polverosa’ e quasi sempre indubbiamente ormai inadatta ai moderni criteri didattici, allora, anziché attualizzare si preferì chiudere, cedendo gli spazi ad altre priorità espositive museali. In realtà era il ‘messaggio’ risorgimentale ad essere ritenuto poco attuale e quindi rinunciabile; ciò, spesso, anche con implicita prevenzione ideologica. A Venezia, in verità, il Museo, negli ampi spazi del secondo piano del Correr, rivide ancora la luce nel 1988, ma per poi, verso il 2005, venire nuovamente ‘riconsegnato ai depositi’, dove tuttora è conservato, benché diligentemente e ‘in sicurezza’.

Museo Storico Navale della Marina Militare – Padiglione delle navi all’Arsenale: Barca d’onore con cui il 7 novembre 1866 Re Vittorio Emanuele II entrò in Venezia italiana

Eppure, non sono mai mancati gli studiosi e gli appassionati che indagano e valorizzano i temi e i documenti risorgimentali, anche quelli pur sempre consultabili nei depositi, legati a Venezia e al Veneto. In particolare sono sempre ricchissima fonte di studio i numerosi e ricchi fondi archivistici legati al Museo del Risorgimento ma afferenti alla straordinaria Biblioteca/Archivio Correr (raccolte tematiche o – interessantissimi – archivi personali di patrioti e uomini politici del tempo: Manin, Risbeck, Boldù, Cortes, Dal Medico, ecc.); là, assieme a moltissime pubblicazioni e opuscoli anche rarissimi, vi è la raccolta pressoché integrale dei proclami e ‘ordini a stampa’ fatti uscire a Venezia sotto tutti i governi succedutisi nel corso del secolo XIX.

Molti cittadini e visitatori – e con crescente frequenza e forza – richiedono che il Museo del Risorgimento di Venezia ritorni ad essere una concreta realtà espositiva. Per soddisfare tale giusta richiesta, ma soprattutto fedelmente alla propria ‘mission’ di tutela e valorizzazione, la direzione della Fondazione Musei Civici di Venezia – l’istituto che dal 2008 ha in affidamento, cura e gestione il patrimonio storico artistico della Città di Venezia, articolato in ben 11 sedi museali/monumentali – ha elaborato un progetto innovativo che, senza preconcetti storici e tantomeno ideologici, possa coinvolgere e stimolare l’interesse del pubblico in modo innovativo e criticamente autonomo su di un momento oggettivamente centrale e rifondativo della moderna e tuttora viva realtà di Venezia. E così si progetta non una riedizione solo aggiornata delle precedenti ridondanti ‘narrazioni’ per documenti e oggetti, bensì la presentazione agile di temi, spunti e figure che però, dal luogo fisico del ‘museo’, possano soprattutto rimandare l’esperienza del visitatore (anche multimediale e virtuale, in attesa di quella diretta) di altri luoghi e musei tematizzati sul Risorgimento. Per esemplificare, partendo dal Museo Correr, il ‘filo rosso’ del Risorgimento veneziano può muoversi verso le prigioni di Palazzo Ducale (molti i patrioti rinchiusi e da qui Pellico fu trasferito allo Spillberg); quindi raggiungere i tanti luoghi evocativi, monumenti e memorie sparsi nella città; poi verso l’Aresenale e il Museo Navale (là, tra gli altri cimeli risorgimentali, c’è la barca d’onore sulla quale Vittorio Emanuele II giunse in Venezia italiana nel novembre 1866); poi ancora dirigersi verso il conteso strategico ponte ferroviario lagunare e i forti circumlagunari (come lo straordinario grande Forte Marghera, in avanzato corso di restauro e recupero culturale, interessantissimo anche sul piano naturalistico-ambientale); infine raggiungere la terraferma e Mestre, già teatro di eroiche azioni.

Dunque il nuovo Museo, sempre associato al Correr, sarà essenzialmente un epicentro, la base che al territorio rimanda. Per ospitarlo in modo quanto nessun’altro più proprio ed evocativo sono state designate proprio le Sale Reali della reggia ottocentesca; costituivano gli appartamenti privati delle diverse corti succedutesi: napoleonica, asburgica (le sale abitate dagli imperatori Francesco Giuseppe ed Elisabetta – Sissi – nonchè dall’arciduca Massimiliano), sabauda (le sale di Vittorio Emanuele II, di Umberto e della regina Margherita). Si tratta di un lungo e fascinosissimo percorso ‘ad infilata’, un vero itinerario nella storia e nel gusto della decorazione a Venezia nel secolo XIX. Infatti, stucchi, affreschi, arredi coprono senza soluzione di continuità un arco cronologico che va dal neoclassico “Impero”, allo storicismo ed esotismo romantico (c’è addirittura una sala moresca!), fino alla stile Umbertino di fine secolo e ai sentori del Liberty. Tutto è stato restaurato, curato e le sale ri-arredate con scrupolo filologico, grazie al sostegno sia economico che scientifico del benemerito Comitato Francese per la salvaguardia Venezia.

Insomma, in questi stessi ambienti dove la storia del Risorgimento è ‘passata’, essa è ancora distintamente percepibile, viva ed emozionante in tutti i suoi chiaroscuri. In queste sale, ora nuovamente ‘parlanti’, con l’aggiunta di altri ambienti salette appena retrostanti per documenti, opere e strumenti multimediali, le pagine veneziane del Risorgimento nazionale potranno nuovamente dispiegarsi per noi significative ed eloquenti. Così, sorprendente sarà giungere nell’ultima sala e scoprire sul soffitto l’Allegoria con L’Italia che accoglie Venezia (radiosa figura femminile, coronata dal ‘corno’ ducale).

Da là potremo poi uscire e idealmente o, meglio, realmente raggiungere tanti altri luoghi significativi sparsi nel cuore urbano e nel vicino interland, nell’autentico ‘museo in forma di città’ che a Venezia è tanto vero e necessario come forse in nessun’altra città.

 

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