Il punto su OCEAN 2020, l’ambizioso programma dell’UE guidato da Leonardo

Di Fabrizio Scarinci

Roma. Come noto, nel corso degli ultimi anni l’Unione Europea ha lanciato una serie di iniziative, tanto in ambito politico quanto a livello tecnico-operativo, al fine di rendere più stretta ed efficace la cooperazione tra i suoi membri in materia di Difesa.

Il programma OCEAN 2020 fondamentale per la Difesa europea

Tra queste, una di quelle di maggior rilievo è certamente costituita dalla creazione dello European Defence Fund, un meccanismo per mezzo del quale sarà possibile finanziare i maggiori progetti industriali e le più importanti attività di ricerca intrapresi congiuntamente dai vari Paesi dell’UE.

Esso sarà pienamente operativo a partire dal 2021 (quando comincerà ad usufruire dei circa 8 miliardi previsti per il suo funzionamento in seno al Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027), tuttavia, già dal 2017 le Istituzioni Europee hanno lanciato due programmi pilota volti ad aprire la strada alle sue attività.

Si tratta, in particolare, dello European Defence Industrial Development Programme (EDIDP), destinato a favorire le iniziative congiunte riguardo allo sviluppo e all’acquisizione di sistemi e piattaforme, e del Preparatory Action on Defence Research (PADR), istituito allo scopo di finanziare lo svolgimento di attività di ricerca multilaterali in materia di tecnologia militare.

Nell’ambito del PADR, OCEAN 2020, che assorbe quasi il 40% delle risorse destinate all’intero programma, figura senza dubbio come l’iniziativa più importante (oltre che la prima di questo tipo mai portata avanti dall’Unione Europea).

I suoi principali obiettivi operativi consistono nella sperimentazione di droni dedicati all’ottenimento di una maggiore situational awareness nell’ambito della difesa marittima e nel favorire una maggiore interoperabilità tra le Marine europee riguardo all’utilizzo di diversi tipi di UAV, USV e UUV (rispetto alla produzione dei quali l’UE vorrebbe cercare di ridurre l’attuale gap tecnologico che la separa dagli Stati Uniti).

Un SW-4 Solo

Essa, però, non diversamente dalle altre iniziative finanziate attraverso i programmi PADR ed EDIDP, ha anche l’obiettivo politico di promuovere un modello di cooperazione che sia il più possibile aperto e multilaterale; pertanto si è cercato di accantonare il paradigma che vede un solo Paese, o un ristretto gruppo di Paesi, sviluppare e produrre sistemi che vengono poi acquistati da altri partner (solitamente quasi del tutto privi di voce in capitolo riguardo alle loro specifiche) in favore di un meccanismo in grado di consentire a tutti i soggetti coinvolti nel progetto di collaborare alla definizione degli obiettivi tecnici da raggiungere.

Ciò si è tradotto con l’assegnazione della gestione del programma ad un ampio consorzio guidato da Leonardo, a cui hanno aderito ben 43 soggetti (di tipo istituzionale, aziendale e universitario) provenienti da 15 Paesi dell’Unione Europea.

A partire dall’aprile del 2018, questo variegato team ha cominciato a lavorare al raggiungimento delle capacità operative desiderate, focalizzando la propria attenzione su elementi quali l’integrazione dei diversi sistemi unmanned prodotti nei vari Paesi parte del progetto, l’incremento dell’autonomia dei droni, lo sviluppo di un’architettura aperta C4ISR europea, il miglioramento e l’adattamento delle tecniche di data fusion e l’adozione degli strumenti necessari a semplificare la collaborazione tra le strutture dell’UE e quelle dell’Alleanza Atlantica.

Gli “eventi salienti” di OCEAN 2020 sono dati da due importantissime dimostrazioni in mare, la prima delle quali, condotta sotto la supervisione della Marina Militare, ha già avuto luogo a largo di Taranto tra il 20 e il 21 novembre 2019.

Ad essa hanno preso parte diverse unità navali, tra cui le FREMM italiane “Martinengo (GP)” e “Fasan” (ASW), la Fregata spagnola “Santa Maria”, la Fregata greca “Limnos” e la rifornitrice di squadra francese “Var”, tutte poste sotto il comando dell’Ammiraglio Paolo Pezzutti, presente con il suo staff a bordo della “Martinengo”.

La FREMM Martinengo in navigazione

Tra i mezzi unmanned impiegati (alcuni dalle navi stesse e altri a partire dalla base di Grottaglie) figurano gli spagnoli Pelicano (UAV ad ala rotante) e Seadrone SEAD-23 (USV), il greco Searider (USV), i francesi Inspector (USV), AUV A9 e Seascan-ROV (entrambi UUV), e gli italiani AW HERO (UAV ad ala rotante prodotto da Leonardo), AW 4 SOLO (elicottero “optionally manned”, sempre sviluppato da Leonardo) e BK-180-ISP (aeroplano ultraleggero della Blackshape, anch’esso “optionally manned”).

Le attività hanno inoltre coinvolto alcuni Maritime Operational Center (messi a disposizione dalle marine di Italia, Grecia, Spagna e Portogallo), l’Agenzia Europea per la Difesa (nella cui sede brussellese era stato installato un prototipo sperimentale di un Centro di Comando e Controllo) e diversi sistemi satellitari (impiegati sia nell’ambito delle comunicazioni, come nel caso dell’Immarsat, dell’Athena-Fudus, dell’Hellas, del Sat-3 e del Syracuse, che nell’osservazione dell’area coinvolta, come nel caso del Cosmo SkyMed).

Il COSMO SkyMed

Nell’ambito della dimostrazione ha avuto luogo la simulazione di due differenti scenari: uno in cui la task force in questione aveva il compito di neutralizzare un’unità ostile in mare aperto (rappresentata dall’MTC Gorgona) ed un altro in cui le era affidata la missione di intercettare un posamine (sempre simulato da Nave Gorgona) intento a disturbare uno sbarco anfibio di forze amiche.

Nel primo caso, subito dopo l’individuazione della nave avversaria da parte del Cosmo SkyMed, il comando della squadra ha provveduto a ricercarlo e a identificarlo mediante l’utilizzo degli UAV disponibili (Pelicano, AW HERO, AW 4 SOLO e BK-180-ISP), che sono riusciti, grazie alla loro ridotta RCS e alla loro relativa silenziosità, ad avvicinarsi moltissimo all’obiettivo, inviando preziosissime informazioni alle loro “navi madre”.

L’AW Hero di Leonardo

Dopo la ricognizione si è quindi passati alla fase di ingaggio, cui ha fatto seguito un’ulteriore ricerca tesa all’individuazione di eventuali minacce residue.

Quanto al secondo scenario, invece, dopo la prima segnalazione (sempre ad opera del Cosmo SkyMed), il “posamine” è stato individuato (questa volta mediante l’utilizzo combinato di UAV e USV) per poi venire abbordato da un RHIB degli incursori della Marina Militare, la cui azione è stata supportata da un SH-90 e monitorata dall’AW 4 SOLO (che filmava l’azione degli incursori inviando immagini in tempo reale sia all’SH-90 che al RHIB).

In seguito a tale operazione è entrato in scena anche uno dei due UUV francesi, che ha svolto un ottimo lavoro nel permettere alla squadra di localizzare le mine già rilasciate da parte dell’avversario.

Dopo la conclusione delle attività, tutti gli attori che vi hanno preso parte hanno espresso la propria soddisfazione per gli ottimi risultati ottenuti dal team. Infatti, oltre ad aver avuto modo di certificare i significativi avanzamenti compiuti rispetto a molti degli obiettivi del programma (dal miglioramento delle prestazioni dei droni alla costruzione di un’architettura aperta C4ISR europea), il consorzio (e la sua componente italiana in modo particolare) avrebbe anche dato prova di una certa efficienza organizzativa, cosa che lascia ben sperare non solo per il buon esito di OCEAN 2020, ma anche in vista di ulteriori forme di collaborazione militare-industriale a guida UE.

Nei mesi successivi il team ha proseguito il suo lavoro, focalizzandosi sulla preparazione della seconda dimostrazione, che avrebbe dovuto tenersi nel Baltico nell’agosto del 2020 e che, a causa dell’emergenza COVID, è stata rinviata di dodici mesi.

Guidata dalla marina militare svedese, essa verterà, in modo particolare, sull’ulteriore miglioramento delle tecniche di data fusion e sul conseguimento di maggiori capacità in ambito subacqueo. Si preannuncia, tuttavia, come un’attività di tipo prevalentemente costiero (lo stesso comando dovrebbe essere collocato a terra) caratterizzata da operazioni molto meno complesse rispetto a quelle condotte nel Golfo di Taranto.

Vi prenderanno parte un cacciamine polacco, una nave ausiliaria svedese, una nave per le ricerche marittime della Marina militare tedesca e un pattugliatore lituano, che supporteranno la sperimentazione di altri droni.

Dopo quest’ultima demo, l’iniziativa OCEAN 2020 dovrebbe avviarsi verso la sua fase finale, costituita, per l’appunto, dalla cosiddetta “Final Review”, che dovrebbe tenersi nell’ottobre del 2021.

Per allora l’European Defence Fund dovrebbe ormai aver raggiunto la piena operatività, auspicabilmente con l’avvio di diversi altri programmi e, soprattutto, con la speranza che le Istituzioni Europee (così come i Governi di molti Paesi membri dell’UE) acquisiscano una sempre maggiore consapevolezza dell’enorme importanza strategica del settore della Difesa, che merita una considerazione certamente superiore rispetto a quella riservatagli dalla politica del “vecchio continente” nel corso degli ultimi decenni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

Autore