Il valore della parola e la manipolazione dell’informazione

Di Giulia Botta

ROMA (nostro servizio particolare). “Words, Words, Words[1]. 

Il valore della parola e la manipolazione dell’informazione.

La parola è quello strumento che permette all’uomo di esprimere il suo pensiero, e di trasformare questo in azione. Attraverso la parola l’uomo cerca di capire questo immenso, ed in parte ancora inesplorato, testo-mondo “the world is but a word [2] .

La parola nelle sue funzioni, brutale, benevola, impudente o vuota, ha sempre un suo preciso significato che condiziona le nostre azioni. La parola, infatti, con la sua capacità di creazione o distruzione, influenza la sfera cognitiva dell’uomo, per esaltarlo o annientarlo.

Questo opposto potere, riflette la duplice natura umana, e a tale dicotomia corrisponde un linguaggio dell’essere o dell’apparire, della realtà o della menzogna.

Il potenziale della parola in sé, è stato oggetto di studio sin dagli antichi sofisti, la stessa parola fu alla base dell’arte della retorica, considerata proprio come disciplina atta a persuadere il pubblico attraverso il linguaggio scritto o parlato.

Fu proprio Gorgia, riconosciuto come il padre della retorica, che evidenziò come la potenza del linguaggio riesce ad influenzare la volontà degli uomini, in quanto capace di calmare la paura, suscitare sdegno e commozione ed aumentare la pietà.

Gorgia da Lentini è riconosciuto come il padre della retorica

In seguito fu Aristotele, ad affermare che la retorica esiste in funzione di un giudizio: ogni deliberazione deve essere giudicata, e in ciò svolgono un ruolo fondamentale sia l’atteggiamento del retore (ethos), sia la disposizione d’animo di chi ascolta (pathos).

Aristotele affermo che la retorica esiste in funzione di un giudizio

La parola, e la comunicazione dell’informazione – intesa come una raccolta di dati che sono elaborati, organizzati in modo da trasmettere conoscenze, idee o istruzioni condivisa attraverso più canali – per la loro capacità d’influenza, rivestono un ruolo importante anche in scenari di guerra, con un potere pari a quello delle armi.

Recenti conflitti come quello in Ucraina ed il confronto tra Israele ed Hamas sono riportati dai media con tempestivi aggiornamenti, tuttavia si è verificato anche che reportages di alcuni tragici avvenimenti, risultassero datati e non corrispondenti a fatti attuali.

Un attacco russo in Ucraina

Nasce, quindi, la considerazione di come la manipolazione dell’informazione con l’intento di creare una realtà fittizia, e l’uso distorto del linguaggio, con l’intento di travisare la percezione di fatti reali, abbiano assunto un ruolo sempre più rilevante nei conflitti moderni.

A tal proposito vale la pena ricordare che secondo Sun Tzu, uno dei principi dell’arte della guerra sia proprio l’inganno.

Sun Tzu

I moderni conflitti hanno evidenziato quanto sia determinante la narrazione degli stessi eventi, e come a determinare il successo finale contribuisca la stessa narrazione dei fatti presentati in modo da influenzare l’audience e suscitare sostegno verso le proprie argomentazioni.

L’essenza della competizione tra le grandi potenze, quindi, non è solo nello scontro armato, ma risiede anche nel controllo delle informazioni per arrivare alla manipolazione cognitiva, percettiva e comportamentale della popolazione avversaria.

L’informazione e la comunicazione rivestono un ruolo centrale nel determinare il potere e l’influenza di un attore – sia esso stato o non  – al punto tale che sono considerate una risorsa vitale per la sicurezza nazionale.

I mezzi di comunicazione hanno avuto ed hanno tuttora un grandissimo rilievo nell’indirizzare le opinioni e l’immaginario dei lettori e spettatori. Molti regimi del passato hanno utilizzato notizie false ed offerto elementi per la costruzione di un nemico pubblico, al fine di rinforzare la propria posizione di controllo e di ottenere il consenso della popolazione.

Le nuove tecnologie negli ultimi decenni, hanno rivoluzionato sia il modo in cui noi comunichiamo e sia il modo in cui vengono gestiti i conflitti.

Il rapido sviluppo del cyberspazio ha portato anche alla nascita di un nuovo tipo di conflitto, la “guerra dell’informazione”, più comunemente riferita col termine anglosassone information warfare.

Si tratta di un argomento di crescente interesse per i Governi, in quanto il suo utilizzo sta diventando sempre più frequente, e la protezione contro l’intrusione informatica e contro le fake news è ormai diventata materia di sicurezza internazionale.

L’Information Warfare, quindi, si riferisce all’uso strategico delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per ottenere un vantaggio competitivo, influenzare l’opinione pubblica, fuorviare  gli avversari e raggiungere obiettivi politici o militari.

Ne consegue come i nuovi conflitti siano caratterizzati dall’ampliamento dell’area del conflitto: al tradizionale scontro armato, infatti, si aggiunge la competizione per conquistare lo spazio cognitivo, ciò che l’audience percepisce degli avvenimenti e delle motivazioni del conflitto stesso.

La guerra cognitiva è un tipo di guerra psicologica che cerca di influenzare il processo decisionale, la percezione ed il comportamento di un avversario attraverso una serie di tecniche: propaganda, disinformazione, attacchi informatici, operazioni psicologiche e manipolazione dei social media.

La manipolazione percettiva avviene in tutte le fasi del continuum dello scontro.

L’informazione è come un campo di battaglia strategico, dove vari attori competono per far prevalere la propria influenza, la supremazia tecnologica ed il controllo delle narrazioni globali.

A tal proposito Napoleone Bonaparte ottolineò che i titoli negativi o critici di 4 giornali sono più pericolosi di 1.000 baionette.

Napoleone Bonaparte

I conflitti consistono fondamentalmente nel raggiungere obiettivi strategici e politici.

Un attore che riesce a raggiungere questi obiettivi senza ricorrere alla forza fisica, non solo evita il costo umano, ma può anche degradare le capacità militari del suo avversario.

Ne consegue che le capacità di manipolare con successo le percezioni del pubblico avversario, possano anche rafforzare il potere militare.

La rivoluzione informatica ha portato ad un sovraccarico di informazioni e le persone si confrontano con centinaia di messaggi ogni giorno.

La telefonia mobile e Internet hanno accelerato il flusso di messaggi persuasivi, al punto che i cittadini di tutto il mondo partecipano a conversazioni senza censure sul loro futuro collettivo.

E’ un indubbio sviluppo meraviglioso, ma non esente da rischi.

Come sottolineano Anthony Pratkanis ed Elliot Aronson, “ogni giorno siamo bombardati da una comunicazione persuasiva dopo l’altra. Questi appelli non convincono attraverso lo scambio di argomentazioni e dibattiti, ma attraverso la manipolazione dei simboli e delle nostre emozioni umane più basilari. Nel bene e nel male, la nostra è un’epoca di propaganda” [3].

Una varietà di termini viene utilizzata in modo intercambiabile quando si parla della diffusione di informazioni dannose, false e/o fuorvianti.

Non tutto si può bollare come semplice disinformazione

E’ opportuno, però, evidenziare che non tutto si può bollare come semplice disinformazione, molto dipende dall’intenzione dell’attore che produce l’info di fuorviare intenzionalmente il destinatario.

Il termine misinformazione si riferisce a informazioni false che non intendono causare danni (errori involontari come foto, date, traduzioni di dialoghi imprecisi), disinformazione informazioni false destinate a manipolare, causare danni (contenuti fabbricati o deliberatamente manipolati, cospirazioni o teorie create intenzionalmente), malinformazione informazioni che derivano dalla verità ma che sono esagerate in modo tale da fuorviare e causare potenziali danni (informazioni in gran parte imprecise basate sulla realtà)

Quali sono i rischi concreti della manipolazione dell’informazione? Un rapporto del Parlamento Europeo ha indicato come la disinformazione eserciti una notevole pressione sulle società, influenzando la loro stabilità democratica.

La sede del Parlamento europeo

Ne risulta quindi, come tale fenomeno possa impattare la tenuta democratica di una Nazione.

E’ la consapevolezza dell’uso improprio del linguaggio e dell’informazione, l’arma che ci protegge dai rischi: Without facts you cannot have truth. Without truth you cannot have trust. Without all three, we have no shared reality, and democracy as we know it – and all meaningful human endeavors – are dead [4]  Maria Ressa, 2021 Nobel Peace Prize (on the existential threat posed by disinformation)

NOTE

[1] W. Shakespeare Hamlet, London, Methuen,1982  (The Arden Shakespeare), II i 195

[2] W. Shakespeare Timon of Athens, London, Methuen,1959 (The Arden Shakespeare), II ii 159

[3]  Pratkanis e Eliot Aronson (1991). L’era della propaganda: l’uso quotidiano e l’abuso della persuasione . 

[4] Senza fatti non puoi avere la verità. Senza verità non puoi avere fiducia. Senza i tre elementi, non abbiamo una realtà condivisa, e la democrazia come la conosciamo – e tutti i significativi sforzi umani– sono morti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Autore