India-Cina: ancora nessuna soluzione nei rapporti diplomatici tra i due Paesi

Di Elisa Mossa

New Delhi. “Oggi siamo probabilmente nella fase più difficile della nostra relazione con la Cina, sicuramente negli ultimi trenta-quaranta anni”.

L’attuale ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar descrive così la situazione di tensione che da mesi sta caratterizzando il confine sino-indiano.

Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli Esteri indiano

Jaishankar è stato intervistato, giorni fa, sulla piattaforma “Zoom” da Michael Fullilove, direttore esecutivo della Think Tank australiana “Lowy Institute”.

Nel suo intervento il ministro si è riferito, ovviamente, alle continue tensioni tra Cina e India nella regione himalayana del Ladakh.

La regione himalayana del Ladakh molto importante per le relazioni India-Cina

Iniziate nella scorsa primavera come scaramucce fra i soldati di entrambi gli Eserciti che si accusavano reciprocamente di aver superato la Linea di Attuale Confine (LAC) si sono poi trasformate in qualcosa di più grave durante l’estate.

Infatti, a giugno risale uno scontro nel quale hanno perso la vita oltre 20 soldati indiani, mentre la Cina non ha rilasciato dichiarazioni in merito alle proprie perdite.

Proprio l’episodio di giugno, secondo il ministro indiano, ha fatto da spartiacque in quelle che sarebbero state altrimenti solo piccole tensioni, perché la perdita di tanti soldati “ha cambiato completamente il sentimento nazionale.”

Infatti, l’ultimo scontro tanto sanguinoso che si possa ricordare lungo confine tra i due paesi, risale a quarantacinque anni fa.

Da giugno le tensioni sono continuate, così come anche i vari tentativi diplomatici tra i due Paesi.

“Abbiamo più livelli di comunicazione. La comunicazione non è il problema. Il problema è il fatto che abbiamo accordi e che quegli accordi non vengono rispettati”, ha spiegato Jaishankar.

Il ministro ritiene che l’incontro con la sua controparte cinese a Mosca e tutti gli altri sforzi diplomatici che sono stati effettuati negli scorsi mesi siano quindi una questione marginale.

Il problema principale è la perdita di fiducia nella Cina, che non ha rispettato i vari accordi sulla gestione del confine sino-indiano risalenti agli anni ’90.

L’India, infatti, accusa il Paese di Xi Jinping di essere venuto meno a uno degli elementi principali di questi trattati quando ha mobilitato “decine di migliaia di soldati sulla Linea di Controllo Attuale in Ladakh”, costringendo New Delhi a fare lo stesso.

Xi Jinping

Nei prossimi giorni, secondo quanto riportato da fonti del governo cinese, si dovrebbero comunque avere nuovi tentativi di trovare una soluzione, ma una cosa è certa: a nessuno dei due paesi conviene iniziare uno scontro aperto nella regione.

I motivi per cui la guerra non sarebbe conveniente per l’India sono facilmente intuibili: la Cina è il secondo partner commerciale di New Delhi.

Le ripercussioni di un boicottaggio cinese dei prodotti indiani sarebbero devastanti sull’economia.

Per ora Jaishankar, consapevole degli effetti che queste tensioni stanno già avendo, ha affermato: “siamo molto chiari sul fatto che mantenere la pace e la tranquillità lungo il LAC è la base per il progresso del resto della relazione. Non puoi avere il tipo di situazione che hai al confine e, dire, andiamo avanti con la vita in tutti gli altri settori di attività. È semplicemente irrealistico.”

D’altra parte, nemmeno per la Cina uno scontro aperto potrebbe essere conveniente.

L’India è un grandissimo partner commerciale di Pechino.

Basti pensare che, secondo Business Standard, da gennaio a novembre scorso, la Cina ha esportato in India prodotti per un valore di cinquantanove miliardi di dollari, quindi una somma difficilmente trascurabile.

Infine, uno scontro aperto tra Pechino e New Delhi molto probabilmente comporterebbe un ulteriore avvicinamento degli Stati Uniti all’India, già da tempo molto uniti dal punto di vista economico.

Gli Stati Uniti sono attualmente il primo partner commerciale dell’India.

In un eventuale scontro sino-indiano, Washington quindi avrebbe tutto l’interesse a sfavorire Pechino e a cambiare gli equilibri geostrategici della regione, considerate anche le continue tensioni che si sono verificate tra Stati Uniti e Cina durante tutto quest’anno.

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