INDIA-PAKISTAN: ISLAMABAD RITIENE IMMINENTE UN ATTACCO DA PARTE DI NUOVA DELHI. TRA I DUE PAESI CIRCA 70 ANNI DI CONFLITTI

Di Fabrizio Scarinci

NUOVA DELHI/ISLAMABAD. Clima sempre più caldo nelle relazioni tra India e Pakistan.

Il primo ministro indiano Nerendra Modi ha, infatti, dato il via libera ad una rappresaglia nei confronti di Islamabad per l’attacco terroristico subito il 22 aprile scorso nella regione del Kashmir.

Nel frattempo, continuano gli scontri armati lungo la linea di controllo, a ridosso della quale gli apparati militari dei due Paesi continuano a far affluire uomini e mezzi da almeno cinque giorni.

Un carro T-72 dell’Esercito Indiano – Doordarshan – Live telecast from Doordarshan channel, an government of India owned public body

Non sembrerebbero, dunque, essere servite a nulla né le mosse poste in essere dalla diplomazia, né i vari tentativi del Governo pakistano di convincere Nuova Delhi riguardo al fatto di non aver avuto alcun ruolo nella pianificazione dell’attentato.

Stando alle informazioni in possesso dei vertici di Islamabad, le forze indiane potrebbero lanciare un loro attacco già nel corso delle prossime 24-36 ore.

A dichiararlo il ministro dell’Informazione Attullah Tarar che ha anche specificato come qualsiasi aggressione incontrerebbe una risposta decisa da parte del Pakistan e come l’India starebbe per assumersi una grave responsabilità nei confronti dell’intera regione.

A fargli eco il ministro degli Esteri Ishaq Dar, che ha voluto precisare come, pur non intendendo colpire per prima, Islamabad reagirebbe prontamente a ogni tipo di aggressione.

F-16D Block 52 appartenente alle forze aeree di Islamabad

La contesa del Kashmir tra India e Pakistan: Origini, conflitti e situazione attuale

La disputa sul Kashmir tra India e Pakistan è una delle più lunghe e complesse della storia contemporanea.

Ha radici profonde nel passato coloniale della regione, intrecciandosi con fattori religiosi, etnici, geopolitici e strategici.

Come noto, questa controversia ha, già in passato, scatenato crisi internazionali, gravi tensioni diplomatiche e diversi scontri armati tra i due Paesi.

Origine storica della contesa: la partizione del 1947

Nel 1947, con la fine del dominio britannico, l’India venne divisa in due Stati sovrani: l’India a maggioranza induista e il Pakistan a maggioranza musulmana.

I regni principeschi, come il Jammu e Kashmir, potevano scegliere se aderire all’India o al Pakistan.

Il Maharaja Hari Singh, Sovrano indù del Kashmir, decise inizialmente di rimanere indipendente, ma quando tribù armate sostenute dal Pakistan invasero il territorio, chiese aiuto all’India.

In cambio dell’intervento militare indiano, firmò l’Instrument of Accession nell’ottobre del 1947, unendosi ufficialmente a Nuova Delhi.

Primo conflitto indo-pakistano (1947-1948)

Quanto appena ricordato è all’origine della prima guerra tra India e Pakistan.

Un conflitto conclusosi con un cessate il fuoco nel 1949, in seguito al quale il Kashmir venne diviso in due zone amministrate separatamente: Jammu e Kashmir (oggi diviso tra Jammu, Kashmir e Ladakh) sotto controllo indiano e Azad Kashmir e Gilgit-Baltistan sotto controllo pachistano.

Truppe indiane durante la prima guerra indo-pachistana

In tale contesto, l’ONU decise di far tenere un referendum allo scopo di permettere alla popolazione di scegliere tra India e Pakistan; un plebiscito che non avrebbe mai avuto luogo a causa dei numerosi disaccordi riguardo alle condizioni.

Motivazioni della contesa: religione, identità e importanza strategica

Il Kashmir è una regione a maggioranza musulmana, ma governata da Nuova Delhi, laica ma dominata da una maggioranza induista.

Il Pakistan rivendica la regione come parte naturale del suo territorio sulla base della comune fede islamica, mentre l’India sostiene che l’adesione legale del Kashmir sia definitiva e legittima.

Sul piano geopolitico, l’area in questione acquisisce particolare importanza sia in ragione della sua prossimità alla Cina, all’Afghanistan e all’intera regione dell’Himalaya, sia in ragione delle sue risorse idriche, dato che i principali fiumi che irrigano il Pakistan (come l’Indo, di cui l’India vorrebbe ora modificare il flusso idrico) nascono in Kashmir.

Di conseguenza, il controllo su queste fonti d’acqua è vitale per l’agricoltura e la sopravvivenza pachistana.

Nel corso del tempo, inoltre, il Kashmir ha progressivamente acquisito una straordinaria importanza simbolica per entrambi i Paesi: se in India, è, infatti, visto come parte integrante della sua integrità territoriale e della sua identità (elemento tuttora in fase di consolidamento), in Pakistan, è considerato alla stregua di una causa islamica incompiuta dalla partizione del 1947 in poi.

Conflitti e tensioni successive al 1947

Oltre al primo conflitto (1947-1948), India e Pakistan si sono scontrate nell’ambito di altre due guerre principali (1965 e 1971) e di numerose altre scaramucce.

Il fatto che, a partire dagli anni ’90, sia Nuova Delhi che Islamabad abbiano acquisito arsenali nucleari non sembrerebbe aver cambiato più di tanto la situazione.

Un missile balistico indiano Agni V durante un test eseguito nel 2018 – PIB – https://defpost.com/india-test-fires-agni-v-nuclear-capable-long-range-ballistic-missile/ direct link

Quanto al Kashmir indiano, invece, a partire dagli anni ’80 la regione ha visto diverse insurrezioni di tipo armato, sostenute, secondo l’India, da elementi legati al Governo pachistano e ai suoi servizi segreti (che, come già sottolineato, sono ritenuti responsabili anche dell’attentato all’origine dell’attuale crisi).

Attacchi terroristici come quello a Pulwama, nel 2019, hanno peggiorato le relazioni bilaterali.

Il 5 agosto 2019, l’India ha revocato l’articolo 370 della Costituzione, che garantiva uno status speciale al Jammu e Kashmir; una decisione fortemente condannata dal Governo pachistano.

L’intricato contesto geopolitico della regione: l’India guarda agli USA cercando di non rompere con la Russia, mentre Mosca, candidata al ruolo di partner minoritario di Pechino, si avvicina al Pakistan

Come noto, sullo sfondo della crisi si staglia un contesto geopolitico sempre più complesso e mutevole, soprattutto con riferimento alle alleanze e/o ai punti di riferimento dei due Paesi in questione.

Quanto all’India, ad esempio, non è una novità che il suo maggiore avversario strategico sia, da sempre, costituito dalla Cina. Non a caso nel Paese si ripete spesso ancora oggi come Islamabad costituisca più che altro un “fastidio”, mentre Pechino rappresenti una vera e propria minaccia.

Già negli anni ‘ 50, tale percezione avrebbe fatto sì che, pur senza rompere con l’Occidente, Nuova Delhi operasse un significativo avvicinamento all’Unione Sovietica, ugualmente incline a guardare Pechino con occhi non troppo benevoli malgrado fosse anch’essa guidata da un regime comunista.

Dal canto suo, invece, il Pakistan avrebbe, invece, “scelto” l’Occidente (ricordiamo, tanto per fare qualche esempio, come anche lo stesso U-2 di Gary Powers, noto per essere stato abbattuto nel 1960 nel bel mezzo dello spazio aereo di Mosca, sia decollato dalla base pachistana di Peshawar e come il supporto congiunto di Washington e Islamabad si sia rivelato fondamentale al fine di contrastare l’occupazione sovietica dell’Afghanistan dal 1979 al 1989).

Negli anni successivi, il rapporto tra URSS e India si sarebbe ulteriormente consolidato (basti pensare a numerosi sistemi d’arma sovietici acquistati o prodotti su licenza da parte degli indiani), mentre la rottura tra Mosca e Pechino, consumatasi negli anni ’60, avrebbe dato luogo ad un progressivo avvicinamento tra Pechino e Islamabad, che avrebbe, poi, portato, nel corso degli ultimi decenni (quindi ben dopo la fine della Guerra fredda), al pressoché totale assorbimento del Pakistan nella sfera d’influenza della Repubblica Popolare.

Un caccia JF-17 dell’Aeronautica pachistana. Sviluppati in collaborazione con la Cina tali velivoli rappresentano oggi l’ossatura delle firze aeree di Islamabad – Asuspine – http://www.airliners.net/photo/Pakistan—Air/Pakistan-JF-17-Thunder/2766296/L/

Riguardo all’India, invece, essa non avrebbe mai rinunciato alla sua partnership privilegiata con Mosca, anche se, di certo, è piuttosto difficile immaginare che il progressivo riavvicinamento tra Mosca e Pechino avutosi nel corso degli ultimi due decenni (e, in modo particolare nel corso degli ultimi anni) possa esserle andato a genio.

Non a caso, infatti, pur essendo entrata a far parte dei BRICS, Nuova Delhi non avrebbe esitato a firmare diversi accordi di cooperazione con gli USA e suoi alleati della regione Indopacifica allo scopo di frenare la crescente assertività di Pechino, mentre il suo ingresso nella Shanghai Cooperation Organization (SCO), avvenuto, peraltro, in contemporanea con quello del Pakistan, sembrerebbe essere dovuto più alla volontà di controllare da vicino le relazioni tra Mosca e Pechino che all’intenzione di “benedirle”.

Nondimeno, il riavvicinamento tra Mosca e Washington avrebbe contribuito a far sì che anche la Russia rafforzasse le proprie relazioni con Islamabad, ricordiamo a tal proposito alcune esercitazioni congiunte una dichiarazione di Vladimir Putin del 2023 tesa a descrivere il Pakistan come uno dei principali partner della Federazione Russa nel contesto dell’Asia meridionale.

In ragione della sua storica partnership con la Cina e del suo crescente rapporto con la Federazione Russa, nel corso delle ultime ore, Islamabad ha chiesto il coinvolgimento di Mosca e Pechino non solo nelle mediazioni ma anche nelle indagini che dovrebbero svolgersi al fine di appurare la verità sull’attentato del 22 aprile.

Tuttavia, se per Islamabad si tratta essenzialmente di scongiurare un’eventuale degenerazione dello scontro con l’India, per Mosca e (forse ancor di più) per Pechino si tratta di non fare passi azzardati che potrebbero minare quanto costruito finora in ambito BRICS e SCO.

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