Internet: Blockchain e Fake News, facciamo chiarezza su come combatterle ed eliminarle

Di William Nonnis*

Roma. A seguito del grande parlare che si fa oggi del protocollo Blockchain, assurto finalmente all’attenzione di molti, sul Web è diventato dilagante il dibattito se esso sia in grado o meno di combattere, contrastare e quindi eliminare le FAKE NEWS.

Come eliminare le Fake News?

Da esperto che studia progetta e sviluppa questa dirompente tecnologia sin dai suoi albori, posso, in tutta onestà, affermare che tra le tante funzioni della Blockchain non rientra anche questa.

Per meglio comprendere partirei dalla definizione di Blockchain sulla base di 4 semplici punti:

  • è un registro distribuito delle transazioni, liberamente accessibile e basato sul consenso, che avviene tra i partecipanti alla rete stessa, con l’utilizzo intensivo della crittografia e della firma digitale
  • è decentralizzata (al suo interno, cioè, non esiste più alcuna logica di centralizzazione, anche nelle sue forme evolute decentralizzate) ed ha una forma distribuita e orizzontale delle informazioni
  • è una tecnologia che conferisce totale fiducia e trasparenza ai soggetti e alle operazioni coinvolte
  • è immutabile, perché quando una transazione è iscritta non può più essere modificata né cancellata.

Ciò detto andrei ora ad analizzare il concetto di FAKE NEWS, premettendo che la stragrande maggioranza delle persone che si definisce esperta in materia, non ne ha chiari il concetto ed i meccanismi, questo perché in realtà non esistono esperti di FAKE NEWS poiché non esiste un modo serio ed univoco per delimitarne raggio d’azione e competenze.

Data la loro facilità di diffusione grazie alla Rete, esse sono fenomeni estremamente virali, soggetti a rapidissima mutazione ed esagerazione.

Il termine FAKE NEWS, poi, non identifica un ambito specifico in cui la notizia falsa circola ma, con estrema vaghezza, definisce fenomeni di diversa natura, dalla satira alla propaganda.

L’ambiguità di tale termine fa sì che esso possa essere facilmente associato o a notizie reali ma di nessuna rilevanza o ad una informazione distorta per puro intento propagandistico o disinformativo ad hoc.

Alzando il tiro, le FAKE NEWS possono, inoltre, costituire un pericoloso strumento politico da utilizzare ad arte, puntandolo contro l’avversario.

E’ chiaro che tale termine, non avendo una chiara e netta connotazione, diviene pura e semplice retorica, utilizzato spesso dai personaggi pubblici o dai politici per argomentare una notizia imbarazzante e difficile da spiegare altrimenti.

Attraverso lo strumento delle FAKE NEWS, si va, poi, in qualche modo a minare la libertà di stampa e la fiducia da parte delle comunità nel lavoro e nel serio impegno dei media, specie in quegli Stati poco inclini alla democrazia, in cui il potere, scavalcando l’intermediazione dell’informazione e della comunicazione professionale, veicola direttamente la propria verità.

Se il fenomeno FAKE NEWS sembra essere esploso con l’avvento della Rete, in realtà la sua vera essenza affonda le radici nella ben più antica attività di propaganda e disinformazione, già applicata con medesime modalità, a partire dai primi anni del Novecento.

Infatti, come allora, oggi si punta con la FAKE NEWS ad un’informazione che determina una reazione emotiva di massa e all’amplificazione massiccia del “passaparola”.

Date quindi le tante similitudini di un’informazione propagandistica e di una FAKE NEWS è fuorviante pensare a quest’ultimo fenomeno come ad una degenerazione della comunicazione ingigantita ed estremizzata dal digitale.

E ancora, la suddivisione, nell’informazione giornalistica di vero e falso, non è mai così netta e precisa da non consentire sfumature personali di prospettive del fatto riportato; ossia, non essendo una scienza esatta, l’informazione richiede la mediazione del professionista nel selezionare, comprendere e presentare i vari aspetti di ogni singola notizia, per cui una FAKE NEWS può essere falsa solo in parte o non esserlo per niente, se guardata ed interpretata da altra prospettiva.

Una FAKE NEWS può essere anche inventata ad arte per indurre il lettore a cliccare sui banner o ad aprire pagine al solo scopo pubblicitario delle medesime, cosicché la sua esistenza è motivata esclusivamente da un’attiva di clickbait monetizzabile.

Altre volte ancora, una FAKE NEWS è diffusa per viralità, piuttosto che per il contenuto (privo di valore) della notizia, quasi che in un tran tran mediatico se ne debba parlare perché l’argomento va ben oltre la verità.

In conclusione, avendo compreso come e quanto il termine FAKE NEWS offra il fianco a differenti ed ambigue interpretazioni, si fa anche chiaro come risulti impossibile eliminare il problema con il supporto degli strumenti tecnologici e, nella fattispecie, con la blockchain.

Occorrerebbe infatti un’analisi di tutta la “filiera” della notizia in questione, mettendo a sistema ogni attore dell’ambito dei media, strada chiaramente non praticabile.

Sicuramente, come purtroppo già accade in Italia, non si può sostenere che, depositando una notizia scritta anche dal giornalista più titolato su una piattaforma Blockchain (considerato anche il fatto che realmente sia Blockchain, mentre ad oggi non lo è e personalmente ritengo sia solo un’operazione di “MARKETING”), autorizzata e riconosciuta da un organo giornalistico, quella fonte o notizia sia vera o falsa.

Un convegno sul Blockchain

Pertanto occorre un serio ed efficace approccio sistemico e strategico per combattere il fenomeno delle FAKE NEWS e non una tecnologia dalle enormi opportunità e idonea a risolvere tanti reali problemi, ma non questo.

Sistemico perché ogni singolo professionista dei media, con consapevolezza e coerenza etica, dovrebbe operare sapendo bene che la disinformazione o un’informazione distorta, può destabilizzare e creare anche DISORDINE SOCIALE.

Strategico perché se si vogliono combattere realmente le FAKE NEWS (personalmente credo di no, essendo, come abbiamo visto, la notizia falsa più utile di quella vera in taluni momenti, per alcuni settori e classi dirigenziali) bisogna avere tutti e dico tutti, una chiara idea programmatica di come arginare il problema, al fine di raggiungere tutti lo stesso risultato.

Appaiono, infatti, inutili tutte le iniziative poste in essere dai singoli Stati al tempo della globalizzazione, se fuori dai confini non si segue la stessa linea, per cui l’unica via saggia da seguire è quella che li vede coesi e determinati ad attivare le rispettive risorse ed energie in un’unica ed univoca direzione.

Infine, coinvolgere la tecnologia nel processo di contenimento e contrasto alle FAKE NEWS non ha senso se essa non può offrire le giuste soluzioni.

Il già difficile approccio alla stessa, la sua diffusione e la sua comprensione, sono criticità piuttosto importanti nella nostra società e noi divulgatori digitali stiamo combattendo contro la ritrosia all’approccio informatico ed alle false convinzioni popolari, che impediscono una corretta consapevolezza dei nuovi ed importanti strumenti tecnologici.

Creare quindi ulteriori perplessità ed incertezze sulle reali possibilità della Blockchain e, soprattutto, farne un largo disquisire da parte di chi non ha nel proprio curriculum alcuna base tecnico-scientifica di studi, né competenze ed esperienze pratiche, non è di nessun aiuto all’evoluzione del nostro Paese che, a fatica e con molte difficoltà, oggi sta tentando di superare il gravoso gap con gli altri Stati europei, in ambito di sviluppo digitale.

Per onestà intellettuale, credendo molto nelle grandi opportunità che le nuove tecnologie sociali (così definite perché antepongono l’uomo al centro della loro essenza) stanno offrendo per il benessere di ogni individuo, vorrei che ci fosse sempre massima chiarezza su quel che esse sono oggi realmente in grado di migliorare.

Soprattutto, trattando di Blockchain, ricordo che, se in essa si inserisce un dato errato, questo dato resta immutabile, riportando quindi l’informazione scorretta perennemente lungo tutto la catena.

Perciò, il processo sistemico e strategico deve essere affrontato a monte e non a valle e non è utilizzando una pseudo blockchain che può risolversi l’annoso e gravoso problema delle FAKE NEWS.

Tale protocollo non è e non potrà mai essere la panacea di tutti i mali, ma per le sue reali possibilità va utilizzato dove il suo beneficio sia inequivocabilmente conclamato.

Non solo è inutile, ma anche dannoso per chi seriamente sviluppa progetti adeguati ad un corretto e benefico utilizzo della blockchain, inventare filiere, certificazioni, notarizzazioni, esclusivamente per vendere un prodotto che non garantisce un’informazione o un dato realmente vero.

Così come risulta inutile depositare su una piattaforma blockchain un atto o una sentenza, se a monte non si riesce a far girare e sistemare un processo telematico; giochi ipocriti e d’illusionismo, volti a rendere il serissimo impegno tecnologico una facile magia da cialtroni.

Non resta altro, proprio come per le FAKE NEWS, che Informarsi e Formarsi, non però attraverso facili canali di approssimativa divulgazione, ma mediante la laboriosa attività di ricerca, approfondimento e stesura di libri (ancora oggi la migliore garanzia del valore di uno studio) da parte di professionisti che si dedicano con passione allo sviluppo di un bene comune.

Nel mio piccolo tento, con estrema umiltà, di contribuire concretamente alla progettazione di un buon futuro, in cui l’uomo ed il suo benessere siano realmente al centro dello sviluppo tecnologico, senza mai lasciarsi prevaricare da esso, anche intenzionalmente, per creare un eventuale disordine sociale.

*Full Stack & Blockchain Developer per il Ministero della Difesa

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