IRAQ: COL. DOMENICO DI BIASE COMANDANTE DELL’ITALIAN NATIONAL CONTINGENT COMMAND LAND AD ERBIL

Di Giusy Criscuolo

Arbil. Durante la mia permanenza con il nostro Contingente a CAMP SINGARA, ho avuto modo di approfondire le conoscenze sull’operato e sul ruolo del nostro Contingente in Teatro. Muovendomi tra le numerose attività che si sono svolte in base, ho avuto anche il piacere di incontrare il Comandante dell’Italian National Contingent Command Land ad Erbil, nel Kurdistan iracheno. Il tutto nell’ambito della missione internazionale ‘Prima Parthica’. Il Col. Domenico Di Biase si trova in Teatro dal 24 giugno 2021, ora quasi al termine del suo mandato.

Operazione ‘Prima Parthica’ – Credit Giusy Criscuolo

Durante l’interessante chiacchierata tenuta nell’ufficio del Comandante all’interno del TOC (Tactical Operational Center), che equivale per i non addetti ai lavori alla zona di area comando, lo stesso Comandante prima di sederci per l’intervista e l’appassionante chiacchierata su quelle che sono le attuali condizioni politiche e di conflitto nel Paese, mi ha mostrato con particolare orgoglio, il lavoro effettuato alla Base dall’inizio del suo mandato. Un impegno che ha previsto un riammodernamento di alcune componenti della stessa, sulla scia dettata dalle attuali minacce, sia dal punto di vista logistico che di sicurezza. Con i miei occhi ho visto ogni mattina, i nostri militari collaborare con le imprese locali al fine di cementificare tutto il perimetro di Camp Singara, che fino a giugno era fatto di polvere e terra. Anche i bunker messi a difesa dei militari presenti (italiani e ungheresi) sono stati rafforzati e resi più sicuri, senza tralasciare il rafforzamento del perimetro.

Comandante dal suo arrivo alla base in Erbil, quali sono stati i cambiamenti politici e sociali che vi hanno indotto ad effettuare delle migliorie alla base?

L’evoluzione della situazione socio-politica e le successive eventuali azioni ostili condotte nei confronti delle Istituzioni, delle Forze di Sicurezza locali e della Coalizione, hanno richiesto e richiedono sempre di essere trattate con molta cautela e con la dovuta attenzione. Sarebbe semplicistico attribuire un attacco o un’azione ostile a fazioni di questa o quella parte politica, anche perché spesso ciò che accade oggi può trovare le sue motivazioni, tanto in eventi recenti quanto in situazioni che si sono verificate in tempi più lontani. La conoscenza di ciò che ci circonda e la collaborazione con gli altri elementi delle Coalizione diventa quindi fondamentale per fare delle ipotesi plausibili sulle minacce a cui potremmo essere esposti nel breve e medio termine. Un dato di fatto è che a partire dal gennaio 2021 alcuni azioni ostili sono state condotte sia con l’impiego di droni, sia con lancio di razzi contro l’Erbil International Airport e questo, vista la vicinanza alla nostra base ha comportato la necessità di apportare migliorie infrastrutturali al compound. Tali lavori hanno incrementato la protezione ed il livello di sicurezza per il personale stanziato in Camp Singara ed hanno riguardato in particolare il rinforzo del limite perimetrale della base, l’ammodernamento della pavimentazione e l’adeguamento dei ricoveri collettivi che assicurano un elemento primario di salvaguardia del personale nel caso in cui la minaccia possa interessare in maniera diretta la nostra base.

Quali sono i rapporti dei militari italiani con i locali?

Il contributo che l’Italia ha fornito e fornisce in Teatro Operativo Iracheno nel corso degli anni, ha visto il nostro contingente impegnato su fronti che, seppur diversi, hanno avuto come fine ultimo il supporto all’Iraq e alla popolazione Irachena. La nostra presenza è sempre stata discreta. Abbiamo supportato l’addestramento delle forze di sicurezza irachene, perché potessero gestire al meglio ed in maniera autonoma tutte le attività a garanzia dell’integrità territoriale dell’Iraq, ma tali attività sono sempre state svolte presso apposite aree addestrative. Ciò ha consentito di ridurre al minimo la sensazione di una nostra ingerenza militare. Le attività di supporto alla popolazione sono sempre state coordinate con autorità locali consentendoci di operare in maniera puntuale e “super partes”, consentendoci di essere apprezzati dalla popolazione locale che vede nel contingente Italiano un elemento di supporto concreto.

Il Col. Domenico Di Biase, Comandante Operazione ‘Prima Parthica’

Secondo lei, dopo le ultime elezioni, è ipotizzabile un peggioramento o un miglioramento della sicurezza?

La situazione generale dell’IRAQ rimane fluida ma incerta dal punto di vista politico, economico e sociale. Il 10 Ottobre si sono svolte le elezioni politiche per eleggere i 329 nuovi parlamentari che saranno chiamati a nominare nei prossimi mesi, il nuovo Presidente della Repubblica Irachena, il Primo Ministro ed il nuovo governo. Rispetto alle elezioni del 2018, si è registrato un calo di partecipazione al processo elettorale. Su circa 25 milioni di elettori, circa il 41 % si è recato alle urne, una diminuzione dovuta alla mancanza di fiducia nella politica e nei suoi attori principali. I dati concernenti l’esito elettorale hanno sancito una schiacciante vittoria del movimento Sadrista, appartenente al leader religioso Muqtada al-Sadr che ha conquistato 73 seggi, 19 in più rispetto alle elezioni del 2018. E’ immaginabile che i partiti tradizionali come Fatah, alleanza composta maggiormente da membri dell’ala politica delle Forze di Mobilitazione Popolare, hanno contestato i risultati attraverso la denuncia di brogli elettorali situazione che oltre a ritardare la ratifica del risultato elettorale potrebbe influire negativamente sull’attuale cornice di sicurezza del Paese e delle installazioni militari delle Forze della Coalizione.

L’attuale narrativa dettata dale milizie filo iraniane e Da’ash rende più instabile il Teatro operativo?

Da’ash e maggiormente attivo nelle aree sunnite del centro e nord dell’Iraq. In particolare nei governatorati di Diala, Salahdin e Kirkuk (aree che compongono il cosiddetto triangolo della morte) e le aree montane nelle vicinanze della KCL (Kurdistan Coordination Line). Le principali azioni includono atti intimidatori contro la popolazione (rapimenti, uccisioni di elementi chiave, estorsioni) al fine di scoraggiare la collaborazione con le ISF (Iraqi Security Force) e garantirsi i necessari fondi per il finanziamento della loro stessa organizzazione. Le milizie filo iraniane hanno ridotto molto gli attacchi portati contro obiettivi sensibili e/o Basi della Coalizione nell’ultimo periodo. È ragionevole credere che gli accordi intrapresi, dal Primo Ministro al-Kadhimi con il Governo di Washington, abbiano soddisfatto le principali milizie. Inoltre il decremento potrebbe anche essere dovuto alla situazione transitoria emersa dalle votazioni. Evento di rilievo, attribuibile alle milizie è l’attentato contro abitazione del 1 ° ministro iracheno al-Kadhimi avvenuto lo scorso 07 novembre. Atto subito condannato dall’Iran che ha inviato il comandante della forza Quds in visita al 1 ° Ministro, esprimendo il proprio dissenso per l’attentato.

Quali sono le sue considerazioni sull’operato della Coalizione, ad oggi, in Iraq?

Le attività condotte dalla coalizione hanno sicuramente contribuito ad un miglioramento generale della situazione di sicurezza in Iraq, ma non sta a me esprimere un giudizio sull’operato della Coalizione. Posso sicuramente garantire sulla bontà e sul grande contributo che il nostro Contingente ha garantito a supporto della Coalizione, sia nel recente passato con i team di istruttori che hanno formato più di 17mila uomini delle forze armate irachene, sia in tempi più recenti con il supporto dei nostri elicotteri NH90 utilizzati per la mobilità tattica di Teatro e con i nostri assetti medici che contribuiscono e concorrono in caso di necessità a supporto del Role2 di Coalizione.

Operazione Prima Parthica addestramento forze locali – Credit Esercito

L’emergere di movimenti riconducibili al così detto Stato islamico ha avuto come conseguenza l’adesione dell’Italia alla Coalition of Willings, questo è testimonianza della necessità di collaborazione tra occidente e mondo arabo?

La formazione della Coalizione e la partecipazione dell’Italia tra i maggiori contributori alla così detta Coalition of Willings indica la volontà e la necessità di lavorare in piana sintonia con l’Host Nation (Nazione Ospitante) e tale principio è esportabile a tutti i Paesi che sono dell’area e che devono essere i primi anche ad indicare le strade necessarie. L’idea principale è che siano le popolazioni locali a dover ristabilire ordine e sicurezza nella loro terra e questo è il leitmotiv che è stato alla base dell’intervento italiano in Iraq. Tutte le attività sono state condotte per poter formare, addestrare equipaggiare ed assistere le Forze di Sicurezza Irachene per renderle pienamente autonome nella condotta di tutte le attività tese a garantire la sovranità e l’integrità territoriale dell’Iraq.

Crede che in Iraq possano esserci margini di mediazione con rappresentanti di Da’ash, visti gli attuali precedenti in Afghanistan?

Questa domanda non può avere che un’unica e netta risposta, No! Non vi è alcun margine di trattativa. La posizione italiana su questo punto è molto chiara: non può esserci nessun margine né di trattativa né di dialogo con chi non ha il minimo rispetto dei diritti umani. L’impegno dei nostri militari ed il contributo fornito a supporto delle Forze Armate Irachene dimostra la volontà di dare il nostro contributo alla lotta contro il terrorismo. Non è certamente un messaggio di dialogo.

Il Col. Domenico Di Biase, Comandante Operazione ‘Prima Parthica’

In questo periodo storico l’Iraq sembra essere pedina fondamentale nello scacchiere mediorientale, quali sono gli elementi che potrebbero condizionare favorevolmente il prosieguo delle diverse operazioni in Iraq?

Tutte le operazioni condotte in Iraq nascono da esplicite richieste del legittimo governo Iracheno e questo è il primo grande fattore da tenere in considerazione. Inoltre, le operazioni come Inherent Resolve e Nato Mission in Iraq sono operazioni di supporto e capacity building che hanno il fine ultimo di contrastare Da’ash, fornendo all’ampio panorama delle ISFS il supporto necessario in termini di: Addestramento del personale, Addestramento e formazione della leadership dei Comandanti, Sostegno logistico, Mentoring.

Infine non bisogna dimenticare che tutte le attività hanno alla base un approccio omnicomprensivo ed in tal senso risulta fondamentale anche il contributo che la Comunità Internazionale, Italia compresa, sta fornendo per l’adeguamento del corpo legislativo iracheno, collaborando nella stesura di nuove norme in materia di contrasto alla corruzione, Stato di diritto, legge sui conflitti armati, protezione dei civili e sicurezza di donne e bambini. Il tutto svolgendo attività di consulenza presso diverse istituzioni di sicurezza nazionale a Baghdad, in particolare presso il Ministero della Difesa Iracheno e l’Ufficio del Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Tutti questi fattori risulteranno fondamentali per il favorevole prosieguo delle operazioni in territorio iracheno.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore