Iran: elezioni presidenziali, una nuova era per il Paese?

Di Francesco Ippoliti*

Tehran. Dopo otto anni di governo da parte dei riformisti guidati dal Presidente uscente Rouhani, ritorna alla guida del governo un esponente della corrente conservatrice, dell’ala rigorista e ben conosciuto in occidente.

L’ex Presidente iraniano, Hassan Rouhani

Il ministro dell’interno, Rahmani Fazli, ha annunciato che l’ottavo Presidente dell’Iran, il vincitore delle  tredicesime elezioni presidenziali, è il Capo dell’apparato giudiziario Ebrahim Raeisi, che ha ricevuto 17.926.345 voti, pari al 61.95% dei votanti.

Ebrahim Raeisi, nuovo Presidente iraniano 

Ebrahim Raeisi è un Ayatollah, nato in Mashad, la città religiosa dell’Iran, ove ha iniziato il suo percorso religioso per poi spostarsi in Qom per elevare la sua formazione.

Nel campo giudiziario ha svolto i propri incarichi come procuratore in Karaj, ad ovest di Tehran ed in Hamedan distinguendosi per la severità dimostrata nella gestione della giustizia.

Legato al Leader Supremo, Khamenei, ha successivamente svolto prestigiosi incarichi in Tehran, come Procuratore, come Capo dell’Organizzazione di Ispezione Generale, come primo vice ministro della Magistratura e  come Procuratore Generale.

Dal 7 marzo 2019, su nomina diretta del Leader Supremo, ricopriva l’incarico di Capo della Giustizia.

Raeisi è una persona integerrima, autorevole nella gestione della giustizia, è stato accusato da Amnesty International di migliaia di crimini contro dissidenti politici contro l’Iran applicando con fermezza le leggi iraniane.

Inoltre, è stato ritenuto, tra l’altro, responsabile delle repressioni contro i manifestanti dell’Onda Verde nelle elezioni presidenziali del 2009.

Recentemente l’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro USA, con l’executive Order 13876 del 24 giugno 2019 firmato dal Presidente Trump, lo ha sanzionato per i crimini contro i diritti umani inserendolo nella lista delle persone con le quali è proibito qualsiasi rapporto.

Il popolo iraniano in festa

Il nuovo presidente iraniano sembra sia un chiaro messaggio all’occidente, dopo otto anni di inutili insuccessi e pregiudizi verso Rouhani, un moderato riformista, l’Iran cambia atteggiamento.

Già dalla lista dei candidati risultati idonei alla corsa per le presidenziali si è notato un atteggiamento diverso.

La speranza poteva ricadere nell’ex Governatore della Banca Centrale, un economista esperto, ma la fuoriuscita dal JCPOA, le nuove sanzioni, l’uccisione del Generale Soleimani ed altre azioni contro l’Iran hanno fatto emergere nel popolo conservatore iraniano un sentimento di rabbia e di rancore verso l’occidente, con il desiderio di rivalsa per veder riconosciuti i propri diritti.

Ora la guida dell’Iran sarà un tridente, l’indiscusso Leader Supremo Khamenei, il portavoce del Parlamento Qalibaf (IRGC) ed il Presidente Raesi.

In questo tridente si denota l’indiscussa figura della Guida Suprema, il supporto incondizionato delle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e del Parlamento al Governo che potrebbe attuare una politica rigorista, non accomodante ma soprattutto poco incline ad accettare ulteriori imposizioni in campo internazionale.

I Paesi occidentali presumibilmente non si aspettavano un atteggiamento simile da parte di Tehran, ma ora dovranno rivedere la politica estera ed economica con tutto il Golfo Persico; nessuno si può premettere di perdere il valore commerciale iraniano, un valore fatto di risorse energetiche e di collegamenti sia da est ad ovest che da nord a sud (si veda il progetto cruciale del corridoio INSTC – International North-South Transport Corridor).

La Cina ha capito quanto sia importante e strategica la posizione iraniana nel Golfo ottenendo un contratto esclusivo per 25 anni per scambi commerciali, energetici, ma anche nel campo della ricerca e della sicurezza.

Inoltre, l’Iran sta rafforzando i legami con la componente sciita dell’Iraq, con la Siria ma soprattutto con gli Hezbollah libanesi che vedono nel nuovo presidente il giusto supporto delle Guardie della Rivoluzione e con essi il sistema economico commerciale di Khatam al-Anbiya.

In sintesi, l’Occidente dovrà ora riprendere i rapporti con un Iran più forte e determinato, continuare i colloqui per il nuovo JCPOA cercando di chiuderli con ancora la vecchia amministrazione di Rouhani, evitando di forzare accordi che potrebbero essere improduttivi e spostare gli interessi iraniani sia verso oriente che verso la Russia.

Un messaggio più emblematico avverrà il 3 agosto prossimo, quando Raesi riceverà l’investitura ufficiale e si potranno conoscere i nomi degli esponenti del Gabinetto di Governo, da essi si potrà capire l’orientamento più o meno rigorista dell’Iran.

L’unica speranza ancora per l’occidente potrebbe essere la conferma, come preannunciato in campagna elettorale, del ministro degli Esteri Zarif, persona fortemente preparata ed abilissimo mediatore.

*Generale di Brigata (ris)

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