Iran: già nel mirino di Washington e Tel Aviv la nuova Guida Suprema voluta dai Pasdaran per portare avanti una strategia all’insegna del “gioco duro”

Di Fabrizio Scarinci

TEHERAN. L’Assemblea degli Esperti, organo della Repubblica Islamica a cui, stando ai dettami costituzionali, spetta la scelta della nuova Guida Suprema del Paese, ha eletto, ieri, a tale carica il 56enne Mojtaba Khamenei, figlio del defunto Alì Khamenei.

La nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei – Credit – Iran Military Monitor (from X) – https://x.com/IRIran_Military/status/2030758633911255371?t=McQfcqUczpe9vy2dLJoqIA&s=19

Più volte indicato, nei giorni scorsi, come possibile successore, Mojtaba Khamenei sembrerebbe essere l’unico dei sei figli dell’ex Guida Suprema ad avere una qualche sorta di posizione pubblica (anche se, a dire il vero, non ricopriva incarichi ufficiali, né figurava, certo, tra le personalità più note del regime).

Sebbene l’Assemblea degli Esperti abbia dichiarato di averlo scelto mediante “un parere decisivo e unanime”, la sua nomina sembrerebbe, di fatto, essere stata imposta dai Pasdaran e dall’ala dura del regime, che, malgrado i suoi scarsi requisiti (nell’ambito del clero sarebbe, infatti, non un Ayatollah ma solo un Hojatoleslam di livello intermedio), nonché la contrarietà dello stesso Alì Khamenei ad una successione di tipo familiare, sembrerebbero aver individuato in lui la chiave per il definitivo consolidamento del proprio potere all’interno del Paese.

Come noto, sullo sfondo di tale elezione si staglia un contesto di escalation sempre più incontrollata.

A dispetto di quanto lasciato immaginare da alcune dichiarazioni dal vago retrogusto distensivo rilasciate nei primissimi giorni di guerra dai vertici sia iraniani che statunitensi, la strategia di Teheran (promossa, in buona parte, proprio dai Pasdaran) sembrerebbe, infatti, mirare non tanto (o non solo) all’ottenimento di qualche successo simbolico-propagandistico in vista di un ineluttabile ritorno ai negoziati, quanto piuttosto al ben più ambizioso obiettivo di incrinare il rapporto di Washington e Tel Aviv con il resto dei propri alleati.

In tale scenario, se gli attacchi contro le monarchie del Golfo sembrerebbero avere lo scopo di indurre i loro vertici a considerare come pericolosa la presenza di basi militari statunitensi sui loro territori, il blocco dello Stretto di Hormuz risponde, senza dubbio, all’intento di provocare un’esplosione del prezzo globale di petrolio e gas naturale liquefatto; cosa che, se dovesse perdurare, potrebbe mettere in serio imbarazzo di fronte a tutto il mondo sia gli USA che Israele.

Ovviamente, anche in ragione di questo perdurante atteggiamento bellicoso, la vita del nuovo leader sembrerebbe già essere in serio pericolo.

Il presidente statunitense Donald Trump, che, nei giorni scorsi, avrebbe voluto addirittura essere coinvolto nella scelta della nuova Giuda Suprema, avrebbe, infatti, già specificato che, senza l’approvazione di Washington, egli potrebbe “non durare a lungo”, mentre i vertici militari israeliani avrebbero reso nota la propria intenzione di perseguire qualsiasi successore” del defunto Ayatollah e “chiunque intenda morire allo stesso modo”.

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