Iran: Il Paese degli Ayatollah punta al rialzo

Di Giusy Criscuolo

Teheran. I riflettori puntati sulla visita del Pontefice in Iraq negli scorsi giorni, hanno quasi fatto passare in sordina una dichiarazione importante rilasciata dal leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei tenuta lo scorso 28 febbraio presso il Parlamento.

A monte di questa dichiarazione, il rifiuto dell’antica Persia di partecipare ad un incontro informale, proposto dall’UE (Unione Europea), al JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action. Accordo sul nucleare iraniano e sull’energia nucleare, raggiunto il 14 luglio 2015 a Vienna. Firmato anche da Obama e abbandonato da Trump nel 2018).

Molto importante dal punto di vista strategico la questione del nucleare iraniano

L’Iran il 28 febbraio ha annunciato il suo rifiuto alla proposta avanzata dall’Europa, di tenere questo incontro informale con i 4 paesi + 1, al quale avrebbero voluto partecipare anche gli Stati Uniti, intenzionati a riaprire un dialogo con l’Iran. Ma questa sembra non cedere alle proposte del neo insediato Biden, il quale ha ingaggiato un duello a chi resiste di più.

L’America è disposta ad andare incontro all’Iran sulle sanzioni imposte e a rivedere la risoluzione 2231, ma a patto che questa dimostri di voler attuare dei cambiamenti. Dal suo canto la Persia afferma che non muoverà un dito se prima non verranno ritirate le sanzioni contro il Paese.

Il ministero degli Esteri iraniano, attraverso i canali ufficiali della Repubblica, avrebbe dunque affermato che sulla base delle recenti posizioni e delle azioni operate dagli Stati Uniti e dei paesi europei, Teheran ritiene che non sia il momento opportuno per tenere l’incontro informale proposto dal coordinatore della politica estera europea, Joseph Borrell.

Forze Speciali Iraniane

Avrebbe inoltre dichiarato che l’Iran, se non saranno riviste le sanzioni a suo carico, risponderà con azioni proporzionate e legate alla revoca delle stesse: “Teheran risponderà alle azioni e ai comportamenti ostili di Washington nello stesso modo”. Sempre a detta del ministero: “Teheran tornerà a rispettare il suo impegno sull’accordo nucleare in caso di revoca delle sanzioni. – sottolineando che – L’Iran continuerà le sue strette consultazioni con gli attuali Stati membri dell’accordo nucleare, nonché con Joseph Borrell come coordinatore della commissione mista dell’accordo, bilaterale e multilaterale”.

Accompagnato al rifiuto dell’incontro, un discorso del leader supremo dell’Iran l’Ayatollah Ali Khamenei, che in modo pacato,  incisivo e duro contro l’Occidente (pubblicato sulla sua pagina Twitter), avrebbe dichiarato: “Il giorno in cui il petrolio finirà, cambieranno le condizioni. Saranno installate centrali nucleari per la produzione di energia pulita e in paesi ritenuti più sicuri. L’arricchimento non può iniziare in quel momento. Dobbiamo iniziare da oggi, e dobbiamo iniziare da adesso per essere pronti e avere questa capacità”.

Ayatollah Ali Khamenei

Ha poi continuato: “Loro non voglio questo. Gli arroganti occidentali non lo vogliono. Vorrebbero che l’Iran abbia bisogno di loro quando ci sarà la necessità di approvvigionarsi l’energia nucleare … Oggi ottengono barili di petrolio a prezzi bassi. In altre parole il denaro che investono per il petrolio e poco…Supponiamo che la Gran Bretagna, la Germania o la Francia producessero petrolio e noi come Iran dovessimo acquistarlo, non ci darebbero neppure le bottiglie di olio con facilità”.

“La produzione di uranio è una necessità per noi, lo faremo e non ci saranno mezzi che potranno controllarci. Per noi questo è più che chiaro”.

Il Tweet dell’Ayatollah Ali Khamenei

Avrebbe anche sottolineato come ci siano gli oppositori che potrebbero non approvare l’idea: “Ci sono alcuni che non saranno d’accordo con questa presa di posizione, così come non sono d’accordo su tutte le altre questioni della Repubblica Islamica” e ritornando a parlare dell’Occidente dice: “Si vedono forti e si stanno preparando. Vogliono ricattare la Repubblica Islamica e costringerla a ritirarsi, ma la Repubblica Islamica non si tirerà in dietro”.

Esercitazione Iraniana – @Credit Twitter

A tal proposito il portavoce del Comitato per la sicurezza nazionale e la politica estera in Parlamento, Abul Fadl Amoui, ha citato il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia nucleare, Ali Akbar Salehi, dicendo: “Teheran ha iniziato a installare nuove centrifughe di generazione nucleare IR-2 e IR-6”. Durante questo incontro il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia nucleare Salehi avrebbe affermato: “l’Organizzazione iraniana per l’energia nucleare ha preventivato la produzione di 120 kg di uranio arricchito del 20% entro un anno. Ad oggi sono stati prodotti finora 25 kg della quantità totale”. Questo secondo quanto appreso dai media locali e arabi.

Questa presa di posizione si sposa perfettamente con la nuova politica antioccidentale utilizzata nei Paesi arabi in cui l’Iran si è ritagliata uno spazio, non mancando di attaccare gli stessi Paesi che sono ritenuti corrotti e legati all’Occidente.

Ricordiamo che lo scorso anno ha dato inizio ad una pandemia, non solo in termini medici, ma anche in termini belligeranti. Parola facilmente attribuibile ad una pandemia legata alla proliferazione di milizie e frange terroristiche, che hanno trovato terreno fertile a causa dei vuoti di sicurezza e dei problemi economici causati dal Coronavirus.

Troppo occupati a guardare altrove, ci sfugge che il Medio Oriente (Mashreq) non è molto lontano da noi e che i riverberi che si creano in quelle terre, non tardano ad espandersi altrove.

Elementi della Guardia rivoluzionaria iraniana – Credits Reuters Tasnim News Agency

Questo anno ha già mostrato nel Mashreq, e in Iraq in particolar modo, un aumento del terrorismo perpetrato dalle milizie legate all’Iran. L’antica Persia rimane oggi uno dei principali sponsor statali del terrorismo nel mondo. Teheran continua a finanziare, formare e dotare di armamenti sempre più sofisticati delle appendici divise in gruppi militanti, in grado di effettuare guerre per procura.

Come già scritto in altri nostri articoli, le guardie rivoluzionarie iraniane avrebbero trasferito missili intelligenti a corto raggio e droni ai loro sostenitori in Iraq. Dove le tensioni con le Forze Irachene stanno aumentando giorno dopo giorno. Secondo il quotidiano, il trasferimento di queste armi in Iraq si sarebbe svolto in due fasi. La prima da Teheran a Kawthar Camp, uno dei più grandi campi nella parte occidentale di Ahwaz, e il secondo in Iraq attraverso il valico di confine di Shalamjah.

Il campo visivo si amplia sempre di più e gli attacchi agli obiettivi diventano sempre più serrati. Compiti assegnati a milizie con diversi gradi di capacità, alle quali vengono affidati dei mandati in base alle competenze e alla preparazione in essere ai gruppi.

Milizie Katib Hezbollah – Credit Twitter

Ma la Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria non avrebbe messo, questi missili e questi droni, a diretta disposizione delle fazioni della resistenza irachena. Al contrario, sembra li abbia immagazzinati in siti e in campi altamente sorvegliati e appartenenti alle fazioni armate irachene vicino a Teheran, nelle province meridionali dell’Iraq sotto la supervisione di ufficiali e del personale diretto della Forza Quds.

Come se non bastasse, l’Iran sembra aver inviato in Iraq due delle migliori unità di ufficiali della Guardia Rivoluzionaria, specializzate nel lancio di missili, oltre ad un’unità specializzata in droni, indicando che questi elementi stanno ricevendo ordini direttamente dal comandante della Forza Quds, Ismail Qaani, che ha recentemente visitato l’Iraq. Sarebbe quindi probabile che i bersagli andati a segno nella base di Ain Al Asad nel sud dell’Iraq, siano stati sapientemente guidati da mani esperte? Ipotesi avanzata anche alla luce del fatto che in base alle competenze vengono assegnati gli obiettivi da colpire.

Le forze speciali della Marina nella Guardia rivoluzionaria in uniforme militare nera e le forze russe nell’ultima esercitazione nella terza settimana di febbraio – Credita FARS

Tra i gruppi sciiti più conosciuti e che usufruiscono di questi “privilegi” il gruppo Kata’ib Hezbollah, accusato dalla sicurezza locale di essersi macchiato di numerosi attentati contro obiettivi americani, oltre ad aver innescato rappresaglie sia in Iraq che in Siria.

Lo stesso Hezbollah sta espandendo il suo raggio di azione e le sue competenze belliche, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, come sistemi aerei senza piloti e droni.

Il Medio Oriente sembra destinato ad  una serie di potenziali conflitti tra l’Iran e Stati Uniti, Iran contro l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e l’Iran contro Israele. Senza contare le numerose guerre già in essere in queste terre senza pace. Questi ipotetici scenari mostrerebbero una Teheran simile ad Ankara, capace di utilizzare le sue crescenti reti di combattenti per ingaggiare guerre per procura con attacchi sofisticati. Senza dimenticare le numerose esercitazioni marittime che sono state effettuate negli ultimi mesi nel Golfo Persico e quella congiunta con la Marina Militare russa nell’Oceano Indiano. Dove le forze speciali iraniane si sono cimentate con i loro omonimi in esercitazioni di alto livello operativo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore