Di Fabrizio Scarinci
ISLAMABAD. Nel Golfo le trattative sono sospese e non è ancora chiaro come e quando possano riprendere.

È questo, in poche parole, ciò che (forse) emerge al termine della concitatissima giornata di oggi.
Una giornata apertasi, da un lato, con l’annullamento dei colloqui previsti ad Islamabad tra le delegazioni di USA e Iran e, dall’altro, con la decisione di Donald Trump di estendere per qualche giorno il cessate il fuoco temporaneo con Teheran; cosa che sarebbe stata richiesta dai mediatori pakistani e che, secondo il tycoon, potrebbe aiutare i vertici iraniani a presentare una posizione di carattere “unitario”.
Cosa ciò significhi non è, effettivamente, molto chiaro anche se, a tal proposito, vale senz’altro la pena ricordare come, in seno alla Repubblica Islamica, sembrerebbe essere in corso una feroce lotta intestina tra le componenti più massimaliste del regime, legate ai Pasdaran, e i segmenti maggiormente inclini al dialogo del mondo politico e religioso, con questi ultimi che verrebbero, senza dubbio, a trovarsi in una condizione di estrema difficoltà nel caso in cui il Paese subisse una nuova campagna di raid.

Nel corso del pomeriggio (orario italiano), Trump avrebbe poi annunciato una possibile ripresa dei negoziati per venerdì prossimo, anche se l’agenzia di stampa Tasnim, vicina, neanche a dirlo, all’IRGC, avrebbe specificato che l’Iran, i cui vertici non avrebbero dato l’ok neppure per l’incontro di oggi, non abbia in programma nessun nuovo colloquio con gli americani.
Una linea a cui, per ora, sembrerebbe accodarsi, sebbene con toni più moderati, anche il Presidente Ghalibaf, che ha spiegato come la colpa del fallimento dei negoziati sia da ricondurre alla malafede degli USA e come nessuna trattativa potrà essere riaperta finché Washington non si deciderà a sospendere il proprio blocco navale e ad accettare i “diritti della nazione iraniana”.
Ad alimentare il generale clima di pessimismo che circonda l’eventuale ripresa dei negoziati anche quanto accaduto oggi nelle acque dello Stretto di Hormuz, dove i Pasdaran hanno attaccato almeno tre navi, sequestrando due di esse.
Si tratta, in particolare, della portacontainer MSC Francesca e del cargo Epaminondas, gestito anch’esso dalla compagnia di navigazione di Gianluigi Aponte.
Come indirettamente confermato da una dichiarazione del portavoce della Commissione Esteri e Sicurezza del Parlamento iraniano, Ibrahim Rezaei, alla base di tale sequestro vi sarebbe una logica simile a quella del “dente per dente”, con cui gli iraniani intenderebbero vendicarsi del recente sequestro da parte statunitense di una delle loro navi.
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