ISIS, la storia dell’ideatore della propaganda jihadista

Damasco. Si chiamava Abu Suleiman al Shami, ex studente di ingegneria e di informatica all’Università del Massachusetts, il celebre MIT, l’ideatore della propaganda jihadista.

Abu, secondo quanto racconta un articolo agiografico della rivista dell’ISIS, Rumiyah poi ha sentito forte il richiamo per Allah e così ha deciso di entrare a far parte delle milizie jihadiste.

La copertina di Rumiyah

Il giovane scappa dagli Stati Uniti, in verità, una volta che l’FBI lo stava ricercando per arrestarlo, visto che era sospettato di preparare un attentato sul suolo americano.

Così vola in Siria ed inizia a combattere ad Aleppo nelle milizie di Al Nusra, il gruppo filo qaedista che dopo un anno divenne Jabhat Fateh al Sham (il Fronte per la Conquista della Siria).

Dopo avere combattuto per un po’ il giovane decide di mettere da parte le armi e di dedicarsi all’informazione, in varie lingue, dei musulmani. Traduce dall’arabo in inglese molti video e crea Dabiq, la rivista scritta in inglese che nei primi anni del Califfato fa da megafono della propaganda jihadista.

Suleiman dentro Dabiq è una sorta di factotum. Scrive anche articoli con lo pseudonimo, Abu Maisarah al Shami dove illustrava la metodologia dell’ISIS. Infine, lancia, dopo la scomparsa di Dabiq, la nuova rivista,

Rumiyah. Questo lancio di un nuovo prodotto editoriale dell’ideologia jihadista coincide con la perdita dell’omonima città siriana, Dabiq, appunto.

Abu, sfruttando il potere della comunicazione, comincia a pubblicare in otto lingue, tra cui inglese, russo, francese, turco.

Poi si stanca di stare dietro le quinte e torna in prima linea ma viene ucciso poco dopo. Oggi l’ISIS sulle colonne di Rumiyah ne esalta le doti e lo considera un martire.

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