Israele: 2 anni fa la ferocia di Hamas. Uccise centinaia tra civili e militari e rapì adulti e bambini. Il ricordo dei familiari

GERUSALEMME (dal nostro inviato). Israele si prepara a ricordare, in questo ore due importanti appuntamenti.

Uno è la Festa delle Capanne (o Sukkot) ovvero la festività ebraica che  ricorda le dimore provvisorie del popolo ebraico nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto. La celebrazione include la costruzione e l’abitazione in “capanne” all’aperto, decorate con fiori e frutta, e l’uso del “lulav” (un fascio di quattro piante) durante le preghiere, celebrando anche il raccolto autunnale. 

L’altro è l’anniversario dell’atto terroristico compiuto il 7 ottobre 2023 da miliziani di Hamas nel Sud del Paese.

Un’immagine dei rapimenti del 7 ottobre 2023. Hamas oggi accetta l’accordo di Trump
La cronaca di quei giorni ci ricorda che, in un solo giorno, 859 civili israeliani, 278 soldati (307 secondo altre fonti) e 57 membri delle Forze dell’Ordine sono stati uccisi in località, kibbutzim e basi militari nei dintorni della Striscia di Gaza.
Foto e video, diffusi dagli stessi miliziani di Hamas (quasi a vanto delle loro turpi azioni) hanno testimoniato l’omicidio a sangue freddo di persone e di animali.
Non solo. Gli stessi componenti di questo gruppo terroristico hanno attaccato un festival musicale, il Nova Festival, a cui partecipavano all’incirca 3 mila giovani,.
In 364 sono stati assassinati e 44 rapiti,
Adulti (circa 250) e bambini (circa 30) sono state rapite e portate via come ostaggi, si può presumere, nella Striscia.
Un guerrigliero di Hamas
Attualmente dovrebbero essere 48 quelli ancora in mano ad Hamas, tra vivi e morti.
Sono stati, inoltre, segnalati numerosi casi di stupri e violenze sessuali contro donne israeliane.

 

Quelle ore sono diventate ora una miniserie incentrata sul devastante attacco terroristico perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023, in Israele.

Dal titolo “Red Alert” ha debuttato, in anteprima mondiale sulla piattaforma streaming Paramount+, proprio in concomitanza con il secondo anniversario del massacro.

La miniserie è composta da quattro episodi e si basa su testimonianze reali dei sopravvissuti all’attacco di Hamas, in cui oltre 1.200 persone vicino al confine con Gaza furono assassinate e 250 rapite.

Il racconto si intreccia attorno a diverse storie di coraggio e resilienza.

Ha affermato Avi Nir, produttore esecutivo e CEO di Keshet Media Group: È fondamentale che il mondo sia testimone di quel giorno orribile, un giorno che deve ancora finire per molti di noi”.

Report Difesa ha incontrato un familiare di una di queste persone coinvolte.

Ricordiamo che, ogni sabato, questi familiari si riuniscono per tenere alta l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica.
Un’immagine dei famliari delle vittime e degli ostaggi del 7 ottobre
Perché il ricordo di quello è avvenuto due anni fa sia sempre vivo.
Ed oggi, in molte parti del Paese si terranno cerimonie.
La manifestazione più importante si terrà a Tel Aviv nella ribattezzata Piazza degli Ostaggi, ex Piazza Rabin (fu teatro di un grande omicidio politico, quello del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin il 4 novembre 1995).
“Mi chiamo Yosef Avri Yair Engel, vengo dal Kibbutz Ramat Rachel e sono il padre di Avri Yair Engel – inizia così il racconto –  In questi due anni stiamo conducendo questa vita. Il mondo non lo capisce, Ho sentito che in Italia si è contro Israele e per i palestinesi. Se si consentirà di fare quello che vogliono li avrai sulla tua testa. Guarda cosa è successo in Inghilterra (attentato alla sinagoga di Manchester – tre morti tra cui l’attentatore che ha investito con un’auto i fedeli in arrivo, per poi cercare di entrare armato di coltello Ndr)”.
“Questo può succedere anche in Italia – aggiunge -. Perché queste persone hanno una ideologia che tutto il mondo deve essere islamico”.
Un momento di preghiera
Il signor Engel fa appello al mondo “per  aiutarci a finire Hamas.
E se il mondo aiuterà Hamas, allora arriverà a colpire noi ma anche voi. In Italia le persone non capiscono la situazione.
Se chiedessi a un italiano cosa voglia dire la frase dal fiume al mare non sapranno rispondere. Hamas ha tanti soldi”.
Italiani e israeliani sono sempre stati molto vicini.
Molti ebrei hanno parenti che vivono nel nostro Paese e spesso vengono a fare le vacanze (da ricordare, per inciso, quanto avvenuto nei mesi scorsi in alcuni locali dove questi turisti sono stati cacciati in piena foga Pro Pal)”.

Hamas è pronta a chiedere il rilascio di alcuni dei più noti terroristi palestinesi, che Israele si è rifiutato di liberare, nei colloqui che inizieranno lunedì in Egitto per finalizzare il ritorno di tutti gli ostaggi israeliani nella prima fase del piano del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza.

Intanto, Hamas è pronta a chiedere il rilascio di alcuni dei più noti terroristi palestinesi.

Terroristi che Israele si è rifiutato di liberare, nei colloqui che sono iniziati ieri in Egitto per finalizzare il ritorno di tutti gli ostaggi israeliani nella prima fase del piano del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza.

Tra i nomi in lista, secondo le fonti del canale TV Channel 12,  ci sono Marwan Barghouti, il capo di Fatah Tanzim che sta scontando cinque ergastoli per il suo ruolo nella pianificazione di tre attacchi terroristici che hanno ucciso cinque israeliani durante la Seconda Intifada, e Ahmad Sa’adat, leader del Fronte Popolare Marxista-Leninista per la Liberazione della Palestina (FPLP), condannato nel 2008 a 30 anni di carcere per aver orchestrato l’assassinio del ministro del turismo israeliano Rehavam Ze’evi nel 2001.

Hamas ha chiesto anche il rilascio di Ibrahim Hamed che sta scontando 45 ergastoli per aver orchestrato l’uccisione di numerosi israeliani in qualità di comandante di Hamas in Cisgiordania durante la Seconda Intifada, di Abbas al-Sayed, che organizzò l’attentato del 2002 al Park Hotel di Netanya in cui morirono 39 israeliani, e di Hassan Salameh di Hamas, che sta scontando 48 ergastoli per aver pianificato molteplici attentati suicidi.

Intanto, il Governo israeliano ha informato, nei giorni scorsi, gli Stati Uniti della propria intenzione di mantenere per anni il controllo di tre aree strategiche nella Striscia di Gaza, tra cui il Corridoio di Filadelfia al confine con l’Egitto.

Queste sono le aree interessate:

Il Corridoio di Filadelfia, striscia di terra di 14 chilometri situata al  confine egiziano, sotto controllo israeliano dal maggio 2024, nonostante la forte opposizione egiziana e palestinese.

La collina 70 (Al-Muntar), a Shuja’iyya, che domina militarmente gran parte del Nord di Gaza.

La zona cuscinetto intorno alla Striscia, estesa a 62 km² (17% del territorio di Gaza), usata per impedire il ritorno dei residenti.

Israele ha affermato che queste postazioni sono “necessarie per la sicurezza nazionale”.

Tuttavia, Il Cairo ha più volte chiesto il ritiro immediato e considera la presenza israeliana al confine una violazione degli accordi e una minaccia diretta alla sovranità egiziana.

 

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