Di Chiara Cavalieri *
TEL AVIV. Un’inchiesta del canale israeliano i24NEWS ha sollevato nuove preoccupazioni riguardo alla sicurezza lungo il confine tra Israele ed Egitto, rivelando dati definiti “incredibili” sulla portata delle operazioni di contrabbando che avvengono quotidianamente.

Contrabbando via droni: cifre allarmanti
Secondo il corrispondente del canale nel Sud di Israele, Arnold Netiv, ogni notte tra i 20 e i 40 droni riescono a penetrare dallo spazio aereo egiziano verso il territorio israeliano.
Il loro carico varia dalle armi alle munizioni, passando per droga, sigarette e persino animali vivi.
Molti droni, ha spiegato il giornalista, effettuano più viaggi di andata e ritorno senza ostacoli, con ogni volo conteggiato separatamente.
Nel complesso, questo significa che ogni mese tra i 700 e i 1.000 droni attraversano il confine.
Una realtà che ha trasformato aree come Nitzana in snodi sensibili, dove persino zone popolate vengono sorvolate quotidianamente.
Una fonte locale ha dichiarato: “Le operazioni di contrabbando che hanno luogo a Nitzana sono solo una goccia nell’oceano rispetto a ciò che avviene nelle zone aperte lungo il confine, che si estendono per decine di chilometri”.
Ordini controversi: cinque colpi per ogni soldato
Alla luce di questa situazione, il servizio di i24NEWS ha riportato direttive militari che hanno destato scalpore.

Ai soldati israeliani sarebbe stato ordinato di sparare non più di cinque proiettili contro ogni drone sospetto.
La ragione? Evitare che colpi vaganti possano oltrepassare il confine ed entrare in territorio egiziano, rischiando incidenti diplomatici e militari con il Cairo.
Un soldato ha raccontato alla rete israeliana: “La situazione sul campo è molto peggiore di quanto descrivono”.
Un altro ha aggiunto: “Ho visto 40 droni davanti ai miei occhi e non ho potuto fare nulla”.
Menash Shmueli, direttore dell’organizzazione Regavim, ha parlato di una vera e propria “linea di rifornimento” che ogni giorno porta nel Negev grandi quantità di armi e merci illegali:
“Nel nord del Paese esistono sistemi avanzati per fermare i droni, ma qui non vengono usati. È un pericolo strategico: i villaggi beduini ricevono armi che alimentano terrorismo e criminalità”.
Yehuda Qafach, coordinatore meridionale di Regavim, ha spiegato che la novità è l’uso massiccio della tecnologia:
“Un tempo i trafficanti dovevano avvicinarsi fisicamente alla recinzione. Oggi, con i droni, gestiscono tutto a distanza. I beduini arrivano a grande velocità con SUV, raccolgono i carichi e spariscono in pochi minuti”.
L’allarme delle autorità locali
Eran Doron, capo del Consiglio Regionale di Ramat HaNegev, ha definito la situazione “un problema nazionale, non solo locale”:
“I droni portano enormi quantità di armi a organizzazioni terroristiche e criminali. Serve un’azione immediata del governo: fermare le infiltrazioni, colpire chi riceve i carichi e rafforzare gli insediamenti di confine”.
Achiya Horvitz, della Nuova Guardia, ha aggiunto:
“Parliamo di decine di droni al giorno. Ognuno può trasportare fino a 16 fucili M-16. È una minaccia che lo Shin Bet e l’esercito non possono ignorare”.
Testimonianze dal confine
Gli agricoltori locali raccontano una realtà quotidiana di paura. Nadav Suissa, residente nell’area di Nitzana, afferma:
“Vedo quattro o cinque operazioni di contrabbando ogni giorno. Il drone non è il problema in sé: è il nuovo metodo. Il confine, di fatto, è controllato dai contrabbandieri beduini, non dall’esercito”.
Un altro abitante, vittima di un’aggressione, ha parlato di “zona fuori controllo”:
“È terra di nessuno. Le armi che entrano oggi equivalgono a quelle di interi battaglioni. Se la situazione esploderà, sarà su larga scala”.
La vulnerabilità del confine
Il canale israeliano ha definito questo scenario come la prova di un vero e proprio “punto debole nell’Esercito egiziano”, incapace di controllare efficacemente le aree desertiche lungo la frontiera.
Una valutazione che rischia di acuire le tensioni tra Tel Aviv e Il Cairo, in un momento in cui le relazioni bilaterali sono già segnate dalla crisi di Gaza e dalla disputa sul corridoio di Filadelfia.
Una sfida strategica
La combinazione di contrabbando massiccio, uso intensivo di droni commerciali modificati e limitazioni operative imposte ai soldati israeliani crea una miscela esplosiva sul piano della sicurezza.
Il tema diventa ancora più delicato se si considera che il confine israelo-egiziano rappresenta non solo una linea di separazione geografica, ma anche un pilastro della stabilità regionale, frutto del trattato di pace del 1979 tra i due Paesi.
Mentre Israele denuncia l’intensificarsi dei traffici e chiede misure più rigide, l’Egitto appare restio a tollerare azioni militari israeliane che possano sconfinare, ribadendo la sua contrarietà a qualsiasi presenza armata di Tel Aviv sul lato palestinese del confine.
*L’autrice è presidente della associazione Italo-Egiziana Eridanus e vice presidente del Centro Studi UCOI-UCOIM.
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