Di Gerardo Severino*
TEGUCIGALPA (HONDURAS) – nostro servizio particolare. Ho proposto più volte a chi segue “Giorni di Storia” tematiche relative all’emigrazione italiana nel mondo, spaziando tra le più varie località del pianeta.

Ebbene, nel raccontare le vicende delle comunità italiane nelle lontane Americhe non mi ero mai soffermato sull’Honduras, il cosiddetto “Paese delle banane”, termine che ovviamente non vuole fare allusioni di alcunché, ma utilizzato solo per ricordare una delle principali risorse economiche di quella Nazione, dalla quale anche l’Europa importa, ormai da qualche secolo, le ottime banane di produzione locale.
L’emigrazione italiana in Honduras non può certamente essere paragonata a quella che ha visto i nostri connazionali popolare Paesi come gli Stati Uniti, l’Argentina, il Brasile, l’Uruguay, tanto per citare i più importanti, ma comunque ci fu, e peraltro ancor prima della stessa unificazione italiana del 1861.
Méta di marittimi e di commercianti originari sia della Liguria che del Regno delle Due Sicilie, l’Honduras attrasse alcune centinaia di italiani, praticamente operatori di quei settori allora già in crescita, grazie ai quali ebbe vita un ricco interscambio commerciale con la nostra Penisola.
Data la vicinanza con gli Stati Uniti d’America, l’Honduras si trasformò ben presto in una vera e propria “miniera d’affari” per i tanti agenti marittimi e armatori che s’erano inizialmente trasferiti nella vicina Louisiana.
Alcuni di loro, come nel caso dei fratelli Salvatore ed Enrique Pizzati, avrebbero fatto fortuna, sia economicamente che socialmente, tanto da assurgere, il secondo, persino al grado di Generale dell’Esercito honduregno, facendo così della sua famiglia una delle più importanti della città di La Ceiba, tanto da dedicarli persino un Quartiere, la celebre “Colonia Pizzati”. Quella che segue è la sua affascinante storia.
Da Palermo a New Orleans (1850 – 1865)
Errigo (detto in seguito Enrico, quindi Enrique) Pizzati nacque a Palermo, allora seconda capitale del Regno delle Due Sicilie il 1° giugno del 1850, figlio di Don Marco Antonio Pizzati, Usciere di 1^ classe del Dicastero dei Lavori Pubblici (poi promosso nell’ottobre del ’60 ad Usciere Maggiore per essersi distinto al seguito dei “Mille”), membro di una benestante famiglia d’origine normanna, e di Anna Poggio.
Visse a Palermo, assieme ai fratelli Salvatore, Lorenzo, Gabriele, Emilia e Eduardo gli anni della fanciullezza e della prima gioventù, spettatore privilegiato di quanto sarebbe accaduto nell’antica Capitale del Regno e in tutta la Sicilia, a seguito della nota spedizione Garibaldina.
E fu proprio la vista di Giuseppe Garibaldi e, di conseguenza, la conoscenza di quanto l’Eroe dei due Mondi aveva fatto anche nelle lontane Americhe a spingerlo, nella prima metà dello stesso Ottocento a compiere una scelta certamente non facile. Cresciuto in una città portuale, méta d’arrivo e di partenza di flotte che avevano varcato tranquillamente gli Oceani, già durante il periodo Borbonico, Enrico Pizzati, amante del mare e dei viaggi, divenne ben presto un marittimo, imbarcandosi così, appena 15 enne, assieme al fratello maggiore, Salvatore (Palermo, 2 settembre 1839), su di uno dei tanti bastimenti che collegavano allora Palermo agli Stati Uniti.
Il ragazzo lo fece esattamente nel maggio del 1865, facendosi ingaggiare quale marinaio dal Capitano del brigantino “Prudente” (422 tonnellate di stazza, costruito a Fiume), che a quei tempi curava i collegamenti con l’America.
Giunto a New Orleans, città della Louisiana situata sul fiume Mississippi, vicino al Golfo del Messico, Enrico Pizzati trovò inizialmente impiego nello stesso porto, già allora emporio a celo aperto, dal quale partivano e arrivano mercantili da ogni angolo della terra.
Nel 1875, dopo ben dieci anni di sacrifici, Enrico aveva messo su una piccola azienda di trasporti marittimi. In quello stesso anno ottenne dalla Suprema Corte della Louisiana anche l’agognata naturalizzazione.
Divenuto, quindi, a tutti gli effetti cittadino americano, il giovane venticinquenne decise di mettere su famiglia, convolando a nozze, il 29 giugno del 1876, nella Cattedrale di New Orleans, con la signorina Michelina Valenzano. Dalla loro unione sarebbero nati nel tempo i figli Maria, Salvatore e Lucia.
Proprietario, dunque, assieme al fratello Salvatore, di una avviata Agenzia Marittima e Casa di Commercio e di Spedizioni, Enrico Pizzati, che nel frattempo aveva ottenuto la patente di Capitano marittimo, volle spingersi ancora più a Sud, raggiungendo così l’Honduras.
Al servizio dell’Honduras (1877 – 1923)
Il Capitano marittimo Enrico Pizzati giunse così a La Ceiba, il grande porto del Dipartimento di Atlántida che si affaccia sul Golfo dell’Honduras.

Lo fece, non a caso, nel corso del 1877, anno in cui la località Centroamericana stava vivendo la sua più grande metamorfosi, pur essendo da molti anni già al centro dei grossi traffici mercantili verso l’America del Nord e l’Europa,
Continenti ove già allora era molto forte la richiesta delle sue prelibate banane. Ebbene, il 23 agosto 1877, La Ceiba avrebbe acquisito il titolo di Comune, con la nomina del suo primo Alcalde (Sindaco) nella persona di Mariano Guiraud, di origine francese. Il Capitano Pizzati era stato, quindi, uno dei tanti avventurosi armatori e commercianti che aveva intravisto nuove possibilità di espandersi, trattando il commercio di quel frutto prelibato.
Il traffico delle banane, già da alcuni anni, aveva attirato l’attenzione delle grandi Compagnie bananiere nord americane, le quali si erano prepotentemente stabilite in città, richiamando così l’attenzione anche da parte dell’immigrazione, sia quella continentale che Europea, Italia compresa.
E fu proprio dall’Italia, più precisamente da Palermo che raggiunsero La Ceiba altri fratelli di Enrico, primo fra tutti Lorenzo, nato il 25 agosto del 1857, colui che prenderà in mano le redi dell’azienda di famiglia, allorquando Enrico decise di abbracciare definitivamente la carriera militare.
Con Lorenzo e Salvatore, Enrico avrebbe dato quindi vita alla Società “Pizzati Hermanos”, Agenzia Mercantile Marittima, appoggiata ad una flotta composta da vari vapori, sia propri che di altri armatori italiani (come gli Oteri) con i quali furono assicurati viaggi commerciali sia verso New Orleans e altri porti Americani, sia verso la vecchia Europa, Sicilia compresa, dalla quale i fratelli Pizzati avrebbero importato in Honduras degli ottimi vini. Arricchitasi nello spazio di pochi anni, la Società Marittima e Commerciale iniziò ad espandersi anche in altri settori, primo fra tutti quello della stessa coltivazione delle banane.
I Pizzati ebbero così modo di acquistare una delle più grandi piantagioni che si estendeva tra i Distretti della Ceiba e di Islas, dando così vita alla società “Pizzati Bros”, con filiale a New Orleans, pubblicizzata in varie parti del mondo, anche per il fatto che commerciava tutti i tipi di frutta esotica.
Ai primi degli anni Novanta, sia il Capitano Enrico Pizzati che i fratelli erano ormai famosissimi anche in Italia, tanto che di loro ne fece espressamente cenno lo stesso Regio ministro plenipotenziario in Guatemala e Honduras, Conte Antonio Greppi [1].
In un passo della sua relazione si legge: “Un importante traffico, senza vantaggio per l’Italia, si effettua, con una cinquantina almeno di viaggi annuali, fra Nuova Orleans ed i porti dell’Honduras, quelli specialmente di Trujillo e La Ceiba, sull’Atlantico, per la esportazione di frutta ed agrumi del Paese a mezzo di due vapori che, aventi bandiera italiana ed un registro totale di 2.200 tonnellate, appartengono ad uno dei fratelli Oteri di Nuova Orleans in società coi predetti signori Pizzati, siciliani che li comandano” [2].
Il ministro Greppi, tuttavia, evitò di evidenziare – capiremo a breve il perché – un elemento molto importante, vale a dire che il nostro Enrico Pizzati, oltre ad essere un Capitano marittimo era, in verità – e già in quel frangente storico (novembre 1892) – uno stimato Generale del seppur modesto Esercito della Repubblica d’Honduras, peraltro considerato un vero e proprio eroe di guerra.
La nomina a Colonnello del Pizzati risaliva a qualche anno prima, esattamente al 1886, allorquando gli era stata conferita dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Luis Bográn, in carica dal 30 novembre el 1883, come ci conferma il seguente brano: “Un altro Presidente onorato nella città di Trujillo fu Luis Bográn nel 1886. A proposito del suo viaggio lungo la costa settentrionale, il quotidiano La República riporta che terminò a Trujillo, dopo aver visitato Omoa, Cortes, Tela, La Ceiba, Utila e Ratoan. In quell’occasione, al presidente venne prestata una nave più grande e più adatta di quella ufficiale: una nave da guerra chiamata Morazan. A Trujillo fu ricevuto da funzionari, commercianti e proprietari terrieri. Le strade della città erano decorate con bandiere honduregne, si sentivano saluti di artiglieria dalla fortezza di Santa Barbara e si tenevano balli e pranzi all’Union Club. Fu poi accolto nella casa della famiglia Pizzati. In segno di gratitudine, il capitano Pizzati ricevette il grado di colonnello della Milizia honduregna e Salvador Pizzati quello di comandante della Marina” [3].
Ebbene, la storia dell’Honduras ci ricorda che nel 1891, tra novembre e dicembre, il Generale Terencio Sierra tentò di rovesciare il Governo del Presidente Ponciano Leiva Madrid, in carica da appena qualche giorno (esattamente dal 30 di novembre), ma non ci riuscì.
Il Presidente Leiva nominò, quindi, il Generale Domingo Vásquez a comandante della città di Tegucigalpa, il 2 aprile 1892, sostituendo così il Generale Pablo Nuila, che complottava contro di lui.
Quindi espulse i leader dell’opposizione e dichiarò lo stato d’assedio nei Dipartimenti di Tegucigalpa, Choluteca, Olancho, El Paraíso, Colón e Yoro.
Il 9 aprile 1892, lo stesso Leiva, adducendo motivi di salute, si dimise dalla Presidenza.
L’Assemblea nominò così suo sostituto il vice Presidente, Rosendo Agüero Ariza, già ministro della Guerra.
Ciò non fu sufficiente a placare gli animi, tanto che già nel giugno dello stesso ‘92 s’innescò una nuova ribellione locale, questa volta da parte del Colonnello José Leonardo Nuila, Comandante della Guarnigione di La Ceiba, il quale si era appropriato anche di un forte carico di fucili Winchester, con relative munizioni, che il Governo honduregno aveva acquistato dagli Stati Uniti d’America.
Il capopopolo prese prima il porto di La Ceiba, poi Trujillo e con truppe raccogliticce occupò tutto il litorale della costa settentrionale.
Il Governo, seriamente minacciato dall’insurrezione, dopo aver decretato nuovamente lo stato d’assedio in tutta la Repubblica, tra le misure intraprese per reprimere il movimento mobilitò anche uno dei piroscafi del Colonnello Enrique Pizzati, bastimento che però batteva bandiera americana, essendo iscritto nei registri portuali di New Orleans, ma con il quale i Comandi militari di Puerto Cortes e Roatan ebbero modo di organizzare una spedizione nei punti occupati dai rivoluzionari.
Fu lo stesso Colonnello Pizzati, che già si era distinto nei mesi precedenti a guidare il vapore nella non facile missione.
Di tale impiego e, soprattutto, dei rischi corsi da Pizzati vi è traccia anche in alcune importanti corrispondenze stilate da Agenti americani e indirizzate al Dipartimento di Stato.
Ebbene, in una nota del 27 settembre 1892, a firma di John W. Foster indirizzata a Romualdo Pacheco, allora ministro plenipotenziario USA in Guatemala, con competenza anche sull’Honduras si legge: “Signore. Devo accusare ricevuta del suo dispaccio n. 181, del 25 ultimo, in relazione alla rivoluzione in Honduras e all’azione del Presidente di quella Repubblica, Gen. Ponciano Leiva, nel noleggiare il piroscafo americano “S. Pizzati” (lgs. Salvatore Pizzati, n.d.r.), il cui capitano, Enrique Pizzati, era un colonnello dell’esercito honduregno, e nell’imbarcare truppe armate di artiglieria e fanteria, allo scopo di eludere i ribelli che avevano preso possesso dei porti di La Ceiba e Trujillo. Allego per vostra informazione una copia della mia lettera al Segretario del Tesoro, in cui sottopongo la questione alla sua attenzione e chiedo se l’azione del Capitano Pizzati, compiuta per conto delle autorità titolari dell’Honduras, con cui gli Stati Uniti intrattengono relazioni diplomatiche, possa avere ripercussioni sulla registrazione della nave del Capitano Pizzati o sottoporla a sanzioni ai sensi delle nostre leggi. Ho il piacere di allegare anche una copia della risposta del Segretario del Tesoro, dalla quale risulta che le circostanze dichiarate dal Presidente dell’Honduras, non essendo coperte dalla sezione 4135 degli Statuti rivisti degli Stati Uniti, relative alle imbarcazioni “autorizzate a navigare sotto bandiera straniera e ad avere la protezione di un governo straniero durante l’esistenza della ribellione”, non causano alcuna disabilità alla nave, ai suoi proprietari o al suo Capitano, secondo le leggi degli Stati Uniti, e che essa può continuare a godere dell’uso dei suoi documenti concessi dagli Stati Uniti, nonostante le transazioni qui menzionate” [4].
Al di là di tale controversia, le forze governative, al comando del Generale Manuel Bonilla ebbero la meglio sui rivoltosi.
Su ordine del ministro della Guerra, Carlos F. Alvarado, il 27 settembre dello stesso 1892, il Generale Bonilla scortò il Colonnello Leonardo Nuila nella città di Comayagua, ove sarebbe stato poi sottoposto a processo.
Successivamente, nel 1893, il Presidente Ponciano Leiva abbandonò definitivamente il potere per paura di una rivoluzione ben più consistente.
Fu lo stesso Agüero ad assumere l’incarico fino a quando non fu sostituito dal Generale Domingo Vásquez.
La Repubblica non dimenticò affatto sia il valore che la disponibilità dimostrata dal Colonnello Pizzati, tant’è vero che il 30 agosto dello steso 1892, la Segreteria di Stato del Ministero della Guerra, con Ordinanza emanata a Comayagua (allora sede della Presidenza della Repubblica), in considerazione de “los importantes servicios prestados a la Patria el la campaña del Norte, emprendida contra el traidor Leonardo Nuila, por los Coroneles Enrique Pizzati, Jesús Quirós, Esteban Castillo y José Luis Ciene, acquerda ascenderlos al grado de General de Brigada del Ejercito”. [5].
All’età di 42 anni, promosso Generale, Don Enrique Pizzati non riprese più ad occuparsi della gestione dell’azienda di famiglia, delegando completamente i fratelli anche riguardo all’amministrazione della sede rimasta operativa in quel di New Orleans. Posto al comando della Guarnigione Militare della stessa La Ceiba, continuò a vestire l’amata uniforme dell’Esercito ancora per molti anni.
Tornando alla vita privata del Generale, aggiungiamo che qualche tempo dopo la fine della guerra civile, non sappiamo se in quanto rimasto vedovo, ovvero se si fosse separato, Enrico si sposò con l’honduregna Isabel Escobar Soto, nata a Trujillo il 19 luglio del 1867, dalla quale avrebbe avuto Rosa, Eduardo ed Enrico.
Il Generale Enrique Pizzati continuò a comandare la Guarnigione di La Ceiba fin dopo il compimento del 70° anno d’età.
Dopo l’esperienza vissuta nel ’92, il Generale fu giocoforza coinvolto nella guerra che avrebbe visto confrontarsi sui campi di battaglia il Guatemala con San Salvador e Honduras, alleati: un conflitto sorto per questioni di confini nel 1906. In quel contesto intervennero ancora una volta gli Stati Uniti, così come il Messico, costringendo gli avversari alla pace, la quale venne firmata a Washington nello stesso anno. Nel 1907 lo troviamo, invece, Presidente del Consiglio di Guerra, riunitosi a La Ceiba per giudicare i soldato Ignacio Ruiz, responsabile di un omicidio [6].
Appena un anno dopo, la situazione generale del Paese precipitò nuovamente nel caos.
Nel 1908, l’Assemblea Costituente avrebbe eletto Presidente il Generale Miguel Rafael Dávila Cuellar, il quale andò subito incontro ai primi tentativi rivoluzionari.
I ribelli, guidati dal Generale Ramón Octávio Marín attaccarono le caserme governative a Puerto Cortes il 22 luglio 1910. Anche Il Generale Bonilla guidò una rivolta tutta sua contro il Governo del Presidente Dávila, tanto che a quel punto il Congresso fu costretto a proclamare la legge marziale, il 20 gennaio 1911.
Fu così che le truppe ribelli attaccarono e conquistarono La Ceiba il 25 gennaio 1911, tanto che lo stesso Presidente Dávila dovette richiedere l’intervento degli Stati Uniti, il 28 gennaio 1911.
Il Presidente Americano William Taft chiese alle parti un cessate il fuoco, il 31 gennaio 1911, offrendosi di garantire i negoziati tra il Governo honduregno e gli stessi ribelli.
Le parti concordarono così una tregua l’8 febbraio del 1911, dopo un’aspra lotta che aveva procurato la perdita di circa 1.000 persone. Thomas Dawson fu nominato inviato speciale degli Stati Uniti in Honduras, l’11 febbraio 1911, dandosi subito da fare, onde organizzare, a bordo della nave da guerra statunitense “Tacoma”, gli stessi negoziati di pace, che si tennero dal 21 febbraio al 14 marzo 1911.
In seguito a questi, Il Presidente Dávila rassegnò le sue dimissioni, il 28 marzo 1911, lasciando così il campo a Francisco Bertrand, il quale, essendo stato eletto dal Congresso come Presidente provvisorio il 4 marzo, avrebbe prestato giuramento il giorno 29 dello stesso mese.
Il Presidente Bertrand revocò così la legge marziale il 20 luglio 1911, sperando in un periodo di tranquillità.
Dopo la tragica ed ennesima guerra civile che aveva sconvolto il Paese, ma soprattutto la sua amata città, anche il Generale Enrique Pizzati “appese al chiodo” l’amata uniforme, nella speranza di vivere in armonia almeno gli anni della pensione.
Ma il futuro non fu tuttavia roseo, né per l’Honduras, né tantomeno per la città di La Ceiba, ricordando l’ennesima ventata di disordini che il 7 marzo del 1914 l’avrebbero nuovamente sconvolta, tanto da far registrare anche l’incendio dello storico edificio comunale.
Ciò nonostante, l’anziano emigrato palermitano rimase a vivere in città, cercando di godendosi la numerosa famiglia, oltre che la fama e l’ottima posizione sociale che si era conquistato, anche se, per dare spazio alla sua nuova “vocazione” era stato costretto a lasciare le redini della Società “Pizzato Hermanos” al nipote, Marco Antonio Pizzati [7].

Iniziò così a viaggiare nuovamente alla volta di New Orleans, ove, oltre ad alcune proprietà era ancora vivo l’anziano fratello, Salvatore (che si sarebbe spento il 31 dicembre del 1915), contorniato da figli e vari nipoti. Non abbiamo affatto idea se il Generale Pizzati sia mai più ritornato nella sua amata Sicilia, abbandonata nel lontano 1865.
Di certo possiamo ipotizzare che fu proprio grazie a quell’origine, a quel modo di vedere la vita che lo aveva sempre animato se Don Enrico Pizzati riuscì a scalare le vette di una società, quella honduregna che lo aveva così affettuosamente accolto e amato sino all’ultimo giorno di vita.
Il Generale Enrique Pizzati si spense a La Ceiba il 1° giugno del 1923, almeno secondo alcune fonti, praticamente il giorno dopo aver festeggiato con i suoi amati figli e nipoti il suo 73°compleanno.
Era appena rientrato dall’ultimo viaggio che aveva fatto in maggio a New Orléans, ove aveva avuto inizio il suo futuro, circa sessant’anni prima.
NOTE
[1] Cfr. Voce “Honduras” in Rapporto del Regio Ministro residente Conte Avv. Cav. Antonio Greppi in data 15 novembre 1892, Ministero degli Affari Esteri, <<Emigrazione e Colonie. Rapporti RR. Agenti Diplomatici e Consolari>>, Roma, Tipografia Nazionale di G. Bertero, 1893, pag. 377 e 378.
[2] Ibidem.
[3] Cfr. Ciudades Portuarias en la Gran Cuenca del Caribe. Visión historica, Ediciones Uninorte, 2010, pag. 464.
[4] Cf. in Documenti relativi alle relazioni estere degli Stati Uniti, con il messaggio annuale del Presidente, trasmessi al Congresso, 4 dicembre 1893.
[5] Cfr. La Gaceta. Periodico Oficial de la Republica de Honduras, n. 902 del 21 settembre 1892, pag. 240.
[6] Cfr. La Gaceta. Periodico Oficial de la Republica de Honduras, n.2.845 del 27 giugno 1907, pag. 240.
[7] Cfr. Ministero di Agricoltura e Commercio, Registro delle Ditte Italiane all’estero. America Settentrionale e Centrale, Roma, Tip. G. Bertero, 1914, pag. 86.
*Colonnello (aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare
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