Medio Oriente: Londra, Canberra, Ottawa e Lisbona riconoscono la Palestina. E’ scoppiato un terremoto nella diplomazia occidentale

Di Giuseppe Gagliano*

LONDRA.  Il Regno Unito, l’Australia, il Canada e il Portogallo hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina.

Il primo ministro britannico Keir Starmer

È un cambio di rotta epocale per quattro Paesi che per decenni avevano subordinato il riconoscimento a un accordo di pace negoziato con Israele.

Per i palestinesi, soprattutto per quelli di Gaza, è stata percepita come una vittoria simbolica, un segnale che la loro causa non è stata dimenticata.

La mossa ha però scatenato l’ira di Israele.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso che “nessuno Stato palestinese sorgerà a ovest del Giordano” e ha annunciato l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, nonostante il diritto internazionale li consideri illegali.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Un messaggio diretto non solo ai palestinesi, ma anche ai governi occidentali, per ribadire che la sicurezza di Israele resta prioritaria rispetto a qualsiasi pressione diplomatica.

La spinta dell’opinione pubblica

Il Regno Unito, che ebbe un ruolo cruciale nella nascita di Israele con la Dichiarazione Balfour del 1917, ha motivato la decisione come un tentativo di “ravvivare la speranza di pace” e dare sostanza alla prospettiva dei due Stati.

La scelta di Keir Starmer risponde anche alla crescente pressione di piazza: migliaia di cittadini britannici manifestano ogni mese per chiedere un cessate il fuoco e una soluzione politica alla crisi di Gaza. La stessa dinamica si osserva in Canada e in Australia, dove le comunità arabe e musulmane hanno acquisito un peso politico crescente.

Israele sotto assedio diplomatico

Questa serie di riconoscimenti arriva in un momento particolarmente delicato per Israele.

Soldari israeliani a Gaza (Foto IDF)

L’offensiva di terra su Gaza ha provocato distruzioni di massa e un numero di vittime civili che l’ONU definisce “allarmante”, al punto da dichiarare la carestia nella Striscia di Gaza.

La pressione internazionale cresce: tre quarti degli Stati membri delle Nazioni Unite hanno ormai riconosciuto la Palestina, almeno formalmente.

La Francia ha annunciato di essere pronta a compiere lo stesso passo, anche se Emmanuel Macron ha vincolato l’apertura di un’ambasciata al rilascio degli ostaggi ancora in mano ad Hamas.

La frattura con Washington

Il passo dei quattro Paesi occidentali li mette in rotta di collisione con gli Stati Uniti.

Donald Trump, dopo un incontro con Starmer, ha ammesso che “uno dei pochi punti di disaccordo” con Londra riguarda proprio il riconoscimento della Palestina.

Il premier britannico Starmer e il Presidente USA, Trump

Washington continua a sostenere che lo Stato palestinese debba nascere solo da un negoziato diretto con Israele, temendo che mosse unilaterali possano radicalizzare entrambe le parti e compromettere i fragili equilibri regionali.

Implicazioni strategiche

Questa ondata di riconoscimenti ha effetti geopolitici significativi.

Isola progressivamente Israele, che rischia di trovarsi circondato non solo da ostilità regionali ma anche da crescente freddezza occidentale.

Rafforza invece la diplomazia palestinese, che ottiene legittimità internazionale proprio mentre Hamas è indebolito dalle operazioni israeliane.

Per i Paesi arabi, questi sviluppi rappresentano un incentivo a rilanciare il processo di normalizzazione con Israele solo se includerà concessioni concrete verso i palestinesi.

Una mossa simbolica ma di peso

Molti osservatori sottolineano che il riconoscimento non modifica immediatamente la situazione sul terreno. Israele mantiene il pieno controllo militare della Cisgiordania e dell’accesso a Gaza, e non esiste un governo palestinese unificato.

Tuttavia, sul piano politico, questo passo rafforza l’idea che la soluzione dei due Stati non sia più un’astrazione ma una richiesta concreta della comunità internazionale.

Conclusione

Il riconoscimento della Palestina da parte di Regno Unito, Australia, Canada e Portogallo è un atto che segna un prima e un dopo nella politica estera occidentale.

È un segnale chiaro a Israele: la pazienza dell’Occidente si sta esaurendo e l’assenza di un percorso politico non è più sostenibile.

Nei prossimi mesi, la pressione diplomatica su Tel Aviv aumenterà, e la capacità di Israele di resistere a questo nuovo fronte dipenderà non solo dalla sua forza militare ma anche dalla sua abilità nel proporre un’alternativa credibile alla spirale di guerra che minaccia di travolgere l’intera regione.

*Presidente Centro Studi Cestudec

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