KFOR: I kosovari ringraziano l’8° Genio Guastatori Paracadutisti. La storia di Francesca, Parà e Guastatore a 21 anni

Di Gianfranco Salvatori

DJAKOVA (KOSOVO) – dal nostro inviato. Il contadino davanti alle foto rimane stupito.

Guarda con attenzione le immagini sullo smartphone del Maresciallo Ordinario, Muratore, poi si commuove e lo abbraccia.

Si è rivisto bambino in quegli scatti, ha rivisto persone che abitano vicino a lui e altre che non ci sono più.

Quello che la missione KFOR (Kosovo Force) della NATO ha fatto dopo la fine della guerra del 1999 è lì davanti ai suoi occhi.

E’ un ponte sul fiume Bistrica, un ponte Bailey, realizzato 23 anni fa dai Paracadutisti dell’8° Reggimento Genio Guastatori della Brigata “Folgore”.

I Parà fanno parte del contingente del Regional Command West, che ha sede a Peja al Villaggio Italia (1.200 i militari italiani impegnati, oltre ai soldati di altre 10 Nazioni), e che è comandato da un altro Paracadutista, il Colonnello Francesco Errico (Comandante anche del 183° Reggimento Paracadutisti sempre della “Folgore”).

Controlli sul ponte del fiume Bistrica da parte dei Parà dell’8 Reggimento Genio Guastatori (foto PAO KFOR – RC West)

Il ponte è ancora lì, permette il transito e il passaggio alla gente di diverse vallate.

Unisce. Era stato fatto saltare con gli esplosivi dalle forze serbe durante l’invasione del Kosovo.

Sotto al nuovo ponte, coperti da una fitta vegetazione, ci sono i resti di quello vecchio, in calcestruzzo.

Il contadino dimostra più anni di quelli che ha.

Il volto è segnato dal tempo.

Vicino lui alcune capre e una vacca, immerse in un paesaggio verde fatto di campi e colline e che ricorda l’entroterra tra l’Umbria e il Lazio.

Viste le foto, l’uomo estrae il proprio smartphone e fotografa quelle immagini che non avrebbe mai pensato di rivedere. Poi una stretta di mano con il maresciallo Giovanni Muratore e un ultimo abbraccio prima di tornare, sorridente, al pascolo.

Il Maresciallo Muratore guarda le foto con un contadino che aveva visto costruire il ponte 23 anni fa

Il Maresciallo Ordinario Muratore è un veterano dell’8° Reggimento Genio guastatori Paracadutisti “Folgore”, che ha sede a Legnago e faceva parte dell’unità che lo ha realizzato 23 anni fa: “Abbiamo dormito in tenda per oltre un mese, vicino al fiume”. Il sottufficiale è al comando di un plotone di parà impegnati nelle verifiche del ponte: controllo del piano, dei giunti e di altre parti.

Tra i militari, c’è anche Francesca Brancato.

Credo che qualsiasi ragazza possa fare ciò che ho fatto io – racconta -. Al corso c’erano tante ragazze”.

Sotto il basco amaranto dei parà c’è una ragazza di 21 anni, Francesca, paracadutista guastatore. Francesca è nell’Esercito da un anno e ha già conseguito il brevetto di paracadutista militare e quello di guastatore.

“Ho scelto i paracadutisti – racconta – perché è la specialità che più rappresentava le mie ambizioni e anche per mettermi alla prova. Ho trovato  persone con la mia stessa passione e quindi questo rispettava le mie aspettative”. Oltre alle ali da parà, Francesca è anche un geniere, una scelta inconsueta per una ragazza: “Quando ho sentito che potevo diventare un guastatore maneggiare esplosivi, costruire ponti e tanti altri lavori specifici mi ha entusiasmato l’idea di poter fare qualcosa con le mie mani”.

Francesca Brancato, dell’8° Reggimento Genio Guastatori della Brigata Folgore (foto Gisimage)

“Nel 2002 – riprende il maresciallo Muratore – partecipavo alla missione KFOR con la Task Force (TF) del Genio denominata ASTRO schierata nella municipalità di Djakova. Dopo un incidente avvenuto nel fiume di Bistrica, nel quale un bambino annegò nel tentativo di attraversare il fiume, il comandate della Brigata, il Generale Pierluigi Torelli, alla tragica notizia, decise di realizzare un ponte per sostituire quello vecchio distrutto durante la guerra, permettendo inoltre alla popolazione di raggiungere i due villaggi di Klina e di Baran”.

Il ponte, costruito nella località di Gorni Petric, è del tipo Bailey, con appoggio su una pila, composto da 19 campate. E’ lungo 67 metri, largo 4 e può sostenere il passaggio di veicoli fino a 8 tonnellate. All’estremità del ponte, nella parte superiore, sono state saldate delle travi per non consentire il passaggio di mezzi che superassero 3 metri di altezza.

Controlli del ponte da parte dei Paracadutisti dell’8° Reggimento Genio Guastatori (foto Gisimage)

Il ponte fu costruito in coordinamento con le istituzioni kosovare e per la sua realizzazione fu impiegato circa un mese

. La costruzione del ponte, che consentì alle istituzioni di acquisire le competenze necessarie per costruire nuove infrastrutture, simboleggia l’impegno dei soldati italiani che da oltre 25 anni contribuiscono al mantenimento della sicurezza e della stabilitá del Kosovo e al suo sviluppo socio-economico.

Oggi, infatti, le Forze Armate hanno formato i tecnici locali in grado di monitorare lo stato del ponte, anche se la supervisione è sempre affidata ai genieri.

Controlli al ponte con l’utilizzo di un drone. Sotto il ponte Bailey si vedono i resti del vecchio ponte distrutto con gli esplosivi (foto Gisimage)

 

“All’inaugurazione, il 4 giugno 2002, ricordo – continua Muratore – che erano presenti, oltre al comandante della Brigata, i rappresentanti di UNMIK (United Nations Interim Administration Mission in Kosovo) e altri dirigenti del comune di Klina e Peja.  E oggi, a distanza di 23 anni, è qui schierato lo stesso reparto che realizzò questo ponte: l’8° Reggimento Genio Guastatori Folgore, all’epoca presente con la 22ª Compagnia Ares. Il Maresciallo racconta come si costruì il ponte, ma non toglie lo sguardo dai ragazzi e dalle ragazze con il basco amaranto che eseguono verifiche e misurazioni”.

I kosovari usano il ponte ormai da 23 anni (foto Gisimage)

“I giovani paracadutisti che oggi lavorano su questa struttura – conclude il sottufficiale – verificandone stato e agibilità, sono il simbolo della continuità e della dedizione che i militari italiani stanno profondendo nella missione loro affidata, fin dal suo inizio”.

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