Kurdistan Iracheno: Attacco ad Erbil rivendicato da milizia Hezbollah

Di Giusy Criscuolo

Erbil. E’ trascorso poco più di un mese dalle minacce rilasciate dalle neo milizie di Hezbollah, a fine dicembre e nella ricorrenza della morte dell’ex Generale Qassem Soleimani, sui futuri attacchi all’Iraq. Minacce che hanno esplicitato la chiara intenzione di colpire non solo tutto il territorio iracheno, ma anche alcuni Paesi del Golfo filo americani.

L’attacco nella zona del Kurdistan iracheno è risultato essere il primo dopo circa due mesi di tregua. Lo stesso è seguito a molti altri attacchi avvenuti in tutto il territorio dell’ex Mesopotamia, compreso un paio di corpose offensive a Baghdad, che negli ultimi mesi ha visto aumentare in modo esponenziale una nuova presenza dell’ISIS e delle milizie filo iraniane.

Uno dei missili arrivato nella zona residenziale, mentre il traffico affollava le strade – Credit Twitter

Una dichiarazione del ministero dell’Interno del Kurdistan, ha ufficializzato che alle 21.30 ore locali, razzi Katyusha sono stati lanciati contro la periferia di Erbil e contro l’aeroporto internazionale. Il bilancio è di un appaltatore civile straniero deceduto, cinque civili feriti e un soldato americano in condizioni da verificare. In totale i razzi caduti su Erbil, sarebbero stati 8, di cui 3 diretti all’aeroporto internazionale dove si trova un distaccamento operativo della coalizione.

Le stesse dichiarazioni del ministero dell’Interno nella regione del Kurdistan iracheno, hanno affermato che: “Le forze del Servizio antiterrorismo, Asayish e la polizia hanno iniziato ad indagare sull’attacco missilistico in coordinamento con la coalizione internazionale”.

Il colpo sferrato sembra sia stato rivendicato dalla milizia filo-iraniana chiamata Brigate Awliya al-Dam, che secondo fonti informate locali avrebbe rapporti con al-Qa’ida. La stessa, secondo numerosi quotidiani, sosterrebbe di voler prendere di mira “l’occupazione americana” in Iraq. Questo ci porta a riflettere su una precedente affermazione dell’ex Segretario di Stato Mike Pompeo, che ha descritto l’Iran come il “nuovo quartier generale di al Qa’ida”, superando a suo dire le proiezioni che si erano fatte su Afghanistan e Pakistan.

Attacco missilistico a Erbil – Credit France Press

In questa sua trascorsa affermazione avrebbe detto: “L’Iran è davvero il nuovo Afghanistan, che è diventato come un importante centro geografico per al-Qa’ida, ma la realtà è peggiore. A differenza dell’Afghanistan, che al-Qa’ida utilizzava per nascondersi tra le montagne, oggi la stessa sembra operare sotto la protezione del regime iraniano”.

Inoltre il 2020, anche a causa della pandemia in atto, si è mostrato prolifico per la formazione di nuovi gruppi armati e per il ritorno di “vecchie glorie”, gettando le basi per un nuovo caos in Iraq.  Non a caso, lo scorso anno, a rivendicare il lancio dei 6 razzi Katyusha (a fine settembre) sul Governatorato di Erbil è stata la neo milizia Hashd Shaab 30 Brigade, filo Hezbollah, ma considerata cellula autonoma.

Milizie Katib Hezbollah – Credit Twitter

Nella nuova lista stilata da Funzionari iracheni e americani, che considerano questi gruppi un fronte armato fedele a Teheran, sono state inserite le stesse Kataib Hezbollah e Asaib Ahl al-Haq, che si oppongono fermamente all’internazionalizzazione e alla coalizione USA.

Le indagini portate avanti dalle forze antiterrorismo e che sono ancora nel pieno svolgimento, hanno portato ad una pista, trovando una rampa di lancio missilistica attaccata a un’auto sulla strada che collega Erbil e Al-Kuwayr. “L’attacco della scorsa notte è stato effettuato con lo stesso meccanismo e con lo stesso metodo utilizzato nel precedente attacco all’aeroporto internazionale di Erbil”.

Ritrovamento dell’auto e della piattaforma missilistica con 4 missili inesplosi – Credit Twitter

I gruppi, che sembrano avere legami con l’Iran, hanno rivendicato la responsabilità di una serie di attacchi contro le forze della coalizione e contro gli appaltatori che lavorano con la coalizione e le strutture statunitensi, inclusa l’ambasciata a Baghdad.

Una delle zone residenziali colpite dai razzi – Credit Twitter

Ma la cosa che preoccupa i funzionari curdi ed iracheni è che uno dei proiettili è atterrato vicino ad una zona residenziale, ferendo tre persone. Questo tipo di escalation, se non tenuta sotto controllo rischia di sfuggire di mano e i funzionari curdi ed iracheni lo sanno bene.

A tal proposito, il presidente della regione del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, ha condannato l’attacco missilistico a Erbil, invitando il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a lavorare per porre fine alle minacce: “E’ necessario prendere sul serio i rischi dell’attacco missilistico e lavorare per porre fine alle minacce contro la popolazione della regione del Kurdistan”.

Esplosioni su Erbil – Credit Twitter

Come sottolineato da Barzani, rivolgendosi al primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi senza un coordinamento con il governo iracheno “attraverso un comitato congiunto tra Erbil e Baghdad per perseguire gli autori” la regione rischia di trasformarsi in un nuovo focolaio pronto ad esplodere. “L’assenza di coordinamento e la presenza di alcune forze armate e di gruppi al di fuori dell’autorità curda e dell’autorità del governo federale, si sta trasformando in tensione nella regione, per la continua presenza di minacce nel Kurdistan”.

Senza perdere tempo, il primo ministro iracheno, Mustafa Al-Kazemi, ha diretto la formazione di un comitato congiunto con le autorità competenti nella regione del Kurdistan, per indagare sull’attacco che ha sconvolto la regione e che Washington ha condannato aspramente, esprimendo rabbia e minacciando i responsabili.

Presidente Iracheno Barham Salih sul suo account ufficiale di Twitter condanna l’accaduto

Non sono mancate le condanne del Presidente iracheno Barham Salih che ha dichiarato: “Il bersaglio di Erbil, che ha causato vittime, rappresenta una pericolosa escalation e un atto terroristico criminale che prende di mira gli sforzi nazionali per proteggere la sicurezza del paese e la sicurezza dei cittadini. Non abbiamo altra scelta che rafforzare con fermezza i nostri sforzi per sradicare le forze del terrore e i tentativi di gettare il paese nel caos. È la battaglia dello Stato e della sovranità contro il terrorismo e i fuorilegge”.

Ma come denunciano le autorità locali, da mesi, la situazione è in netto peggioramento e il periodo storico non aiuta nella dissoluzione di questi nuovi gruppi armati, che unitisi alle “vecchie glorie” prometto ardua battaglia per gli iracheni e la coalizione.

 

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