La Cina comunista celebra la sua nascita. Xi Jinping ammonisce i suoi avversari

Di Pierpaolo Piras

Pechino. “Il popolo cinese è risorto”. Queste parole sono la chiave interpretativa  del discorso di Xi Jinping, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, in occasione della recente celebrazione del centenario della fondazione del partito comunista cinese (PCC).

Dalle immagini del grande schermo disposto nella grande Porta Tiananmen a Pechino, Xi ha parlato per più di un’ora alla folla festante.

Dopo una gigantesca parata militare, Xi ha parlato con forti accenti di patriottismo e lancia avvertimenti, neanche tanto velati, ai paesi ritenuti ostili. “Il tempo in cui il popolo cinese poteva essere calpestato, sofferto e oppresso, è finito per sempre!”, ha detto Xi alla Porta di Tiananmen da dove Mao Tse Tung proclamò la Repubblica Popolare nel 1949.

Con l’espressione austera e vestito di abito grigio scuro, abbottonato in stile Mao Tse Tung, ha lungamente lodato i notevoli risultati ottenuti dal popolo cinese negli ultimi cento anni.

Poi ascende nei toni e verbi. “Il popolo cinese è insorto” e la sua ascesa, dopo oltre un secolo di sottosviluppo e invasioni, è “irreversibile”, ha ribadito il leader cinese tra espressioni condite del solito patriottismo e significative riflessioni rivolte a potenze straniere sull’ingerenza di queste negli affari interni del suo paese.

Un momento della celebrazione

Presenze e assenze alla cerimonia

Per evidenziare l’unità e la continuità della leadership del PCC, molti ex leader del partito sono apparsi sulla tribuna, tra cui il predecessore di Xi Hu Jintao e l’ex premier Wen Jiabao.

A 104 anni, l’ex membro del Comitato permanente del Politburo, Song Ping, era il più anziano sul palco.

Tuttavia, l’assenza dell’ex segretario generale del partito Jiang Zemin, 94 anni, e dell’ex primo ministro Zhu Rongji, 92, ha suscitato qualche commento di troppo sulla loro salute.

Anche  il capo della sicurezza di Jiang, Luo Gan, 85 anni, già potentissimo “Segretario della Commissione centrale per gli affari politici e legali”, non si è presentato alla cerimonia.

Xi ha spesso collegato il partito comunista al “popolo cinese”, riferendosi alle loro sanguinose lotte congiunte e alla necessità che la comunità continui con il suo lavoro e sacrificio nell’esclusivo interesse della nazione.

“Il successo della Cina dipende dal partito”, ha detto Xi, che ha avvertito: “Nessun tentativo volto a separare il PCC dal popolo cinese o ad opporsi a loro avrà successo in alcun modo. Gli oltre 95 milioni di comunisti cinesi non lo permetteranno. Né lo sono gli oltre 1.400 milioni di membri del popolo cinese”.

Un altro dei momenti principali dell’evento

“In una lotta eroica e tenace, il PCC e il popolo cinese dichiarano solennemente al mondo che la nazione cinese accoglie con favore l’avvento di un grande salto – dall’ascesa alla modesta prosperità e alla forza nascente – e che la materializzazione di una grande rivitalizzazione della nazione cinese è entrata in un processo storico irreversibile”, ha ribadito Xi.

Questa parte del discorso sapeva di messaggio , ma anche di avvertimento,  rivolto ai politici americani che hanno determinato , secondo i governanti cinesi, la svolta aggressiva della politica di Washington nei confronti di Pechino come diretta al Partito Comunista e non al popolo cinese.

La politica americana verso la governance comunista cinese è particolarmente ostile al piano politico interno di Xi , il cui obiettivo è quello di  riassumere in un tutt’uno  il partito, il paese e il popolo cinese.

Sradicamento della povertà

Da sempre, uno degli obiettivi prioritari del PCC è stato quello di risolvere le necessità alimentari di tutta la popolazione.

Il secondo obiettivo è stato quello di sradicare la povertà assoluta. Questo obiettivo, peraltro raggiunto, ha dato la possibilità al leader di definire la Cina come una “società moderatamente prospera” nel discorso del centenario.

“Dichiaro solennemente che, attraverso la lotta ininterrotta dell’intero partito e dei popoli di tutte le etnie del Paese, abbiamo raggiunto l’obiettivo di lotta fissato per il primo centenario, culminante nella costruzione integrale di una società modestamente agiata nel vasto territorio cinese, con la questione della povertà assoluta storicamente risolta, e che stiamo avanzando con travolgente vigore verso l’obiettivo di lotta fissato per il secondo: completare la costruzione complessiva di un potente paese socialista moderno”, ha chiarito trionfante Xi nel suo discorso.

“Questa è una grande gloria della nazione cinese, del popolo cinese e del PCC”, ha dichiarato.

Con una crescita esponenziale negli ultimi 40 anni, il PCC può essere orgoglioso di aver realmente sollevato il paese dal sottosviluppo, anche se la leadership cinese deve affrontare il rallentamento economico globale, le sfide climatiche e l’invecchiamento della popolazione e il rispetto dei diritti umani. Dei quali Xi non parla.

 Il patriottismo

Più volte nel suo discorso, Xi è sembrato un nazionalista.

“Per 100 anni, il Partito Comunista Cinese ha guidato il popolo cinese in ogni lotta, ogni sacrificio, ogni innovazione”, ha detto Xi Jinping dal palco della “Porta della Pace Celeste”.

Poi ha dipinto luminosamente la Cina come la seconda economia più grande del mondo (per altro è vero),  Che ha raggiunto l’obiettivo che si era prefissato per il 2021, ovvero quello di evolvere verso “una società moderatamente prospera a tutti i livelli”.

“Ciò significa che abbiamo raggiunto una soluzione storica al problema della povertà estrema in Cina, e ora stiamo avanzando con passo deciso verso l’obiettivo del secondo centenario: trasformare la Cina in un grande Paese socialista e moderno a tutti i livelli, “, ha detto il presidente.

Questo passaggio è stato uno di quelli che ha suscitato maggiore entusiasmo e la rumorosa ovazione dei partecipanti. Il pubblico ha anche scandito slogan come “ascolta il partito, ringrazia il partito e segui il partito”.

Giovani scolari presenti alla celebrazione

La cerimonia è stata carica di simbolismo. Il leader cinese ha scelto il costume tradizionale “Mao” , ma le alte sfere del partito che accompagnavano Xi Jinping hanno indossato abiti poco eleganti, di stampo occidentale, in una chiara allusione al legame storico tra il mandato di Mao Tse Tung, fondatore della Cina contemporanea e la modernità dell’attuale presidente.

Riferimenti all’occidente e agli Stati Uniti

Mentre gli Stati Uniti accusano la Cina di aver celato informazioni cruciali sulla diffusione del coronavirus, la Cina sostiene che la nazione nordamericana sta cercando di “rallentare” il progresso della sua economia emergente, motivo per cui Xi Jinping ha lanciato un duro avvertimento all’Occidente nel suo complesso.

“Il tempo in cui il popolo cinese poteva essere calpestato, sofferto e sottomesso, è finito per sempre. Chi ci proverà si ritroverà in un bagno di sangue davanti alla Grande Muraglia d’Acciaio costruita da 1,4 miliardi di cinesi!”, ha asserito il leader cinese, riscuotendo i consueti grandi applausi e grida di accettazione da parte del pubblico.

“Nessuno dovrebbe sottovalutare la grande determinazione, la forte volontà e la straordinaria capacità del popolo cinese di difendere la propria sovranità nazionale e integrità territoriale”, ha poi sottolineato Xi Jinping.

Militari dell’esercito cinese presenti all’evento

 Xi fa riferimento alle aree di opposizione e indipendenza della Cina

Il leader ha anche fatto riferimento alle roccaforti dell’opposizione politica al governo centrale, come Hong Kong, Xinjiang e Taiwan.

Ha forzato i toni sulla “mano ferma” che la Cina avrebbe applicato ai “piani” per l’indipendenza dell’isola (Formosa), assicurando che la “riunificazione del territorio cinese” sarebbe stata raggiunta in ogni modo.

In questo senso, il 1° luglio non vuole segnare esclusivamente l’anniversario del partito, ma simboleggia anche il ventiquattresimo anno del ritorno di Hong Kong alla sovranità cinese.

Un territorio estremamente sensibile per la grande presenza di dissidenti, segnato da polemiche e numerose critiche da parte della comunità internazionale , specie dopo gli arresti dei dissidenti, le minacce e la chiusura dei media.

A Hong Kong, questa giornata era segnata dalle proteste contro l’Esecutivo, evento bandito a Pechino dalla pandemia.

Le reazioni del  mondo libero al discorso di Xi Jinping

I Paese della NATO e del Quad (Stati Uniti, India, Giappone e Australia) impegnate per un vasto territorio, quello dell’ Indo-Pacifico, libero e aperto, si trovano in una guerra epocale di idee tra democrazia occidentale e autocrazia cinese.

E’ lo stesso che viene sinteticamente chiamato come il “Mondo Libero contro la Cina”.

La politica estera americana verso la Cina tiene sicuramente conto degli interessi economici-finanziari in contrasto e in comune, ma ad essi aggiunge, specie con la visione dei Democratici di Biden, il grande risalto che attribuisce alle differenze dei valori perseguiti da entrambe le potenze.

Joe Biden li ha pronunciati in ogni circostanza: ciò che è necessario per contrastare gli obiettivi ideologici della Cina, quella della “felicità nel comunismo”, è una forte riaffermazione dei valori di libertà del Mondo Libero.

Le vere poste in gioco della battaglia delle idee dell’occidentale sono: non vendere auto, grano o un accordo climatico al tuo rivale sistemico, ma comunicagli lo stesso stile di vita che il Mondo Libero dà per scontato.

Nella battaglia delle idee, gli Stati Uniti sono indubbiamente più forti perché guidano la nazione e lo Stato per volontà del popolo contro la coercizione statale della Cina.

Il miglior antidoto ideologico al “socialismo con caratteristiche cinesi” sono le democrazie con caratteristiche asiatiche.

È il progresso della democrazia indiana, la determinazione di Taiwan, la forza democratica del Giappone e della disinvoltura imprenditoriale della Corea del Sud, l’ottimismo e la solidità dell’Australia e della Nuova Zelanda;  le aspirazioni dei movimenti e dei leader dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico e dell’Asia centrale.

E una sorta di G10 allargato dà nuova voce a queste democrazie asiatiche.

Non ci sono soldati della democrazia più grandi dei coraggiosi degli studenti di Piazza Tienanmen e Hong Kong, ispirati dagli ideali democratici.

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