Di Paola Ducci*
COPENAGHEN. Nel contesto delle principali forze speciali occidentali la Hell Week è un modulo selettivo ad altissima intensità progettato per valutare la resilienza psicofisica dei candidati.
Si tratta di una fase concentrata – generalmente 5-7 giorni – in cui vengono applicati stress multipli: privazione di sonno, carico fisico continuo, esposizione ambientale ostile, pressione psicologica e compiti cognitivi complessi.

La finalità non è l’addestramento ma la selezione: la Hell Week serve a identificare chi possiede la combinazione di disciplina, lucidità, resistenza e stabilità emotiva necessaria per operare in contesti ad alta criticità.
Ogni reparto struttura la Hell Week in modo coerente con la propria dottrina operativa, generando differenze significative nei metodi e negli obiettivi.
La Hell Week del Jægerkorpset danese, forse la più dura, è una delle più orientate alla valutazione delle funzioni esecutive scegliendo un modello di tipo cognitivo-decisionale.
La privazione di sonno è quasi totale (1-2 ore complessive in 120 ore), con un impiego sistematico di stress cognitivo attraverso attività ad alto stress quali la navigazione notturna complessa, la pianificazione tattica in stato di confusione, problem solving sotto ipotermia e compiti di precisione con deficit attentivo.
La Hell Week danese si svolge a temperature molto basse poichè il freddo artico è un moltiplicatore di stress fisiologico e mentale. La finalità qui è verificare la capacità di mantenere lucidità, disciplina e coerenza decisionale in condizioni di collasso cognitivo imminente.
È una Hell Week che mira a selezionare operatori capaci di pensare correttamente quando il corpo e la mente sono compromessi.
La Hell Week dei Navy SEALs USA segue invece un modello fisico ambientale: è strutturata come un protocollo di stress fisico continuo, con privazione di sonno limitata (circa 4 ore totali) ma con esposizione prolungata ad acqua oceanica fredda (10-14°C), surf torture, attività nel fango e sabbia con carichi pesanti (gommoni, tronchi) e attività anfibie ripetute.
Il surf torture consiste nel far sdraiare i candidati in acqua oceanica fredda, generalmente con braccia e gambe intrecciate con i compagni, la schiena a terra o sulla sabbia mentre le onde colpiscono il corpo in modo ripetuto con una T° dell’acqua tra 10 e 14°C e una durata variabile da 20 a 40 minuti, ripetuta più volte al giorno

Naturalmente l’obiettivo non è “torturare” nel senso letterale, ma indurre ipotermia controllata e osservare la risposta psicofisica del candidato.
Il surf torture è progettato per valutare quattro capacità fondamentali: la resistenza al freddo, poiché l’acqua oceanica sottrae calore 25 volte più velocemente dell’aria; la gestione del panico, poiché le onde che colpiscono il viso e il torace inducono riflessi respiratori incontrollati; la cooperazione fra i candidati che devono mantenere la posizione sincronizzata con il team; la disciplina, poiché non devono muoversi, lamentarsi o perdere la calma.
Durante la sessione si verificano effetti fisiologici e cognitivi importanti e impegnativi per il fisico e la mente come tremori incontrollabili, irrigidimento muscolare, difficoltà respiratoria, confusione mentale con rallentamento del pensiero e riduzione della capacità decisionale.
Il candidato entra in una condizione di ipotermia lieve o moderata, sempre monitorata dagli istruttori.

Il surf torture è un esempio perfetto della differenza tra SEALs e Jæger.
I SEALs prediligono lo stress fisico ambientale quindi attraverso il freddo, il movimento delle onde, l’acqua gelida, il carico fisico e la resistenza del corpo mentre Jæger quello cognitivo decisionale attraverso una privazione di sonno quasi totale e la navigazione, la pianificazione e il freddo artico come amplificatore mentale.
SEALs puntano a vedere chi resiste al dolore fisico mentre Jæger puntano a vedere chi ragiona quando la mente crolla.
Il degrado cognitivo è un effetto secondario del collasso fisico. La dottrina SEALs privilegia la resistenza al dolore, la cooperazione di squadra e la capacità di operare in ambiente marittimo ostile.
Qui la Hell Week è un test di sopravvivenza fisica e coesione più che di lucidità individuale.
La selezione SAS del Regno Unito non prevede una Hell Week formalizzata ma una fase equivalente basata su un modello endurance disciplinare che prevede marce di lunga distanza, navigazione in solitaria, carico fisico prolungato, privazione del sonno moderata ma costante.
Qui il degrado mentale è indotto dalla ripetizione delle attività e dalla solitudine, non da shock ambientali. I
l focus è sulla disciplina individuale e sulla resistenza autonoma attraverso marce infinite, navigazione in solitaria, carico fisico prolungato e decisioni prese senza supporto del team.
È una selezione meno brutale ma più costante. Infatti qui la privazione di sonno è moderata, distribuita su giorni: il candidato è stanco ma non in stato di collasso cognitivo poiché questo metodo prevede che la difficoltà nasca dalla ripetizione e dalla solitudine, non dalla carenza di sonno.
La privazione è uno stressor secondario, non il principale.
L’ambiente in cui si svolge la Hell Week britannica è un ambiente montuoso (Brecon Beacons) con clima duro ma non artico, terreno difficile, salite, discese, navigazione complessa con un rischio principale: l’esaurimento fisico.
Un ambiente ostile, quindi, ma non “estremo”. Nella SAS lo stress dominante è endurance, con marce di 40–60 km a carico fisico continuo e ritmo costante, senza shock ambientali
La finalità è valutare la disciplina individuale, la capacità di mantenere rotta e obiettivo e la gestione autonoma di compiti complessi in stato di fatica fisica e mentale cronica.
La Hell Week della Delta Force USA non è una “settimana infernale” nel senso classico usato dai Navy SEALs o dai Jæger danesi.
La Delta Force non ha una Hell Week formalizzata come i SEALs.
Qui la selezione è meno spettacolare, meno fisica, molto più psicologica.
La loro Hell Week è un modulo di stress mentale e comportamentale inserito nella fase finale della selezione, chiamata Operator Training Course (OTC) in cui la privazione del sonno è moderata.
Viene utilizzata in contesti di interrogatori simulati o sotto stress emotivo controllato, in scenari cognitivi complessi seguendo un modello psicologico-comportamentale. Durante gli interrogatori simulati l’obiettivo non è ottenere informazioni ma valutare stabilità emotiva e autocontrollo.
Il candidato deve mantenere coerenza narrativa, autocontrollo emotivo e stabilità comportamentale nonostante la deprivazione.
La finalità è selezionare operatori capaci di operare in contesti ad alta pressione psicologica, dove la gestione dello stress emotivo è più rilevante della resistenza fisica.
Il GIGN francese impiega la privazione di sonno in scenari tattici complessi come liberazione ostaggi, tiro di precisione, negoziazione, decision making ad alta criticità.
E’ un modello tecnico decisionale: la deprivazione è moderata e controllata poiché l’obiettivo non è spezzare il candidato ma verificare la capacità di mantenere precisione tecnica e giudizio operativo in stato di fatica.
È una Hell Week meno brutale, ma più orientata alla performance professionale.
Da questo breve excursus si evince quindi che la Hell Week è un dispositivo selettivo che ogni reparto modella secondo la propria dottrina.
Il Jægerkorpset privilegia la resilienza cognitiva, i SEALs la resistenza fisica, il SAS la disciplina, la Delta Force la stabilità emotiva, il GIGN la precisione tecnica.
La durezza non è assoluta, ma funzionale alla missione: ogni Hell Week è progettata per produrre un tipo specifico di operatore.
*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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