La Turchia pronta a scavallare il Mashreq

Di Giusy Criscuolo

Ankara. E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine. Per ora il desiderio di egemonia di Erdoğan si è spinto dalla Siria, alla Libia, al Nagorno-Karabakh/Artsakh dove a distanza di settimane dal cessate il fuoco, i cristiani sono vessati e minacciati senza tregua e con il silenzio di molti. Nel XX secolo, le guerre per procura sembrano essere state la scelta migliore per i numerosi Pilato di turno, ma nel DNA storico di certi personaggi non mancano i forti legami con il passato, che non tardano a venire fuori per riaccendere “nuovi e antichi” conflitti.

Mercenari siriani utilizzati dalla Turchia in Libia e Artsakh – Getty Image

Analizzando i siti, le ipotesi di molti analisti e i giornali locali e facendo un salto temporale in dietro di qualche anno, è possibile ricostruire un piano superiore che si spingerebbe ben oltre la mappa disegnata ad oggi, dal “neo-sultano” e che proietterebbe le forze mercenarie siriane fedeli ad Ankara oltre il Tigri e l’Eufrate, passando per il Pakistan fino ad arrivare in Kashmir.

Quei desideri egemonici ed economici, che hanno visto l’intervento della Turchia nel Maghreb, Mashreq e Caucaso, sembra stiano per approdare nella vicina Asia. Rileggendo alcuni articoli e note stampa ufficiali, si evince che il Pakistan, caro alleato turco, lo scorso febbraio avrebbe chiesto l’intervento del Presidente Erdoğan. Quello che sarcasticamente potrebbe essere chiamato “un aiutino”, nei suoi storici conflitti con Baharat Ganarajya (cioè la Repubblica dell’India). Mi riferisco allo stato più settentrionale della Repubblica indiana e conosciuto come Kashmir o Jammu e Kashmir.

In questo caso la guerra per procura potrebbe mutare forma, visti i “recenti” legami con Islamabad. Sulla scia dei vecchi Sultanati selgiuchidi e del ex Impero Ottomano potrebbe rinascere l’idea di una guerra di religione.

L’incontro tra il primo ministro pakistano Imran Khan e il presidente turco Recep Tayyp Erdogan – Credit Web

Ricordiamo infatti che all’interno del mondo islamico si parla di competizione sulla leadership del mondo sunnita. La Turchia, a tal proposito, sembra aver ottenuto grandi successi, formando un blocco politico islamico guidato da un gruppo non arabo che comprende Pakistan, Malesia, Indonesia e Qatar, escludendo l’Arabia Saudita e aprendo la strada alla costituzione di un’Organizzazione islamica indipendente da Riad. L’Iran a latere ha accettato questa “nuova formazione” in quanto in rapporti con la Turchia. Il gruppo chiamato Al-Islami, che opera a Kuala Lumpur, è nato con lo scopo di porre fine “all’egemonia del Regno dell’Arabia Saudita nell’Organizzazione per la cooperazione islamica”. Quest’ultima con sede a Jedda.

Anche se per ora si parla solo di spostamenti di “forze mercenarie” in territorio pakistano, l’ipotesi paventata da alcuni analisti locali sembra puntare il dito verso il vecchio e mai sopito conflitto, tra India e Pakistan. Se così fosse, si aprirebbe uno scenario scomodo per Tutti.

Cosa non si fa per recuperare il crollo della lira turca. In un momento in cui è evidente la necessità di nascondere al popolo il disastro economico, si fa leva su quello religioso, esattamente come accadeva secoli a dietro. Il Presidente turco ed il Primo ministro pakistano utilizzano la stessa retorica religiosa populista, il tutto per ottenere il consenso delle folle e distrarre le persone dai fallimenti economici e politici.

Mini summit della Organizzazione per la cooperazione Islamica Al-Islami a Kuala Lumpur il 18-21 dicembre 2019 – Credit AFP

E’ necessario tenere presente che l’attuale legame creato con Islamabad si basa su capisaldi religiosi, quello creato in un recente passato con Nuova Delhi sarebbe legato alla possibilità di nuove relazioni economiche necessarie ad Ankara, soprattutto in questo periodo storico. Il tutto basato sull’apertura di possibili mercati turchi con la nascente potenza economica indiana.

Erdoğan, l’uomo dalle due facce, quella religiosa ed estremista e quella laica ed economista, lo scorso 13 febbraio ha incontrato ufficialmente il Primo Ministro pakistano Imran Khan, con il quale hanno parlato di economia e affari “religiosi”. A distanza di tre giorni dall’incontro, il Presidente turco ha dichiarato che “Ankara sosterrebbe la posizione del Pakistan – in merito al Kashmir –  perché la regione è fonte di preoccupazione per entrambi i paesi”, oltrepassato in questo modo ogni decenza sui protocolli imposti dalle norme diplomatiche, dove si impongono dei limiti alle dichiarazioni di attori esterni agli Stati interessati e che impongono il rispetto della sovranità degli Stati e la non interferenza nei loro affari interni.

Il timore che le ipotesi su citate possano prendere forma, sono derivate da una notizia rilanciata dall’agenzia di stampa curda “Furat” e riproposta da Sky News Arabya. Alcune fonti anonime avrebbero detto che uno dei leader della milizia siriana fedele alla Turchia, Sulaiman Shah, avrebbe rivelato l’intenzione di quest’ultima di trasferire un numero di miliziani siriani al confine tra il Pakistan e la contesa regione del Kashmir.

Al servizio di Erdogan dalla Siria all’Azerbaijan – Credit Web

Sempre secondo queste fonti, il comandante della milizia siriana, noto come Abu Amsah, ha informato i suoi fedelissimi che l’esercito turco è in procinto di chiedere una nuova lista di nomi, alle varie fazioni affiliate alle legioni siriane che hanno partecipato alle “campagne terroristiche” in Libia e in Artsakh. Il tutto appellandosi all’esercito siriano fedele alla Turchia per combattere nel Kashmir, in cambio di duemila dollari al mese.

Stesse identiche premesse, copioni visti e rivisti su Maghreb, Mashreq e Caucaso. Le fonti dell’Agenzia starebbero lanciando un allarmante messaggio, sottolineando che alcuni di questi mercenari, sarebbero già stati trasferiti dalla Turchia in avanscoperta, partendo dal nord della Siria (Azaz, Al-Bab, Afrin, Idlib e Jarablus), in quella che si prevede potrebbe essere la nuova zona di conflitto nel cuore dell’Asia.

E qui si evince senza grosse difficoltà, come Erdoğan, per nascondere il suo interesse economico sembrerebbe sfruttare, come nel conflitto armeno-azero, il principio religioso-nazionalista. Al momento l’unico elemento in grado di fomentare le folle sulla scia della disperazione della gente.

Soffiando come vento sul fuoco delle differenze religiose, pur di recuperare favori, ravviva le fiamme del malessere sociale e della discordia legata al credo. Entrambe dettate, anche, da una poca apertura verso “l’altro”. La storia ci insegna, ma evidentemente non troppo, che certi focolai andrebbero spenti sul nascere. Perché è da queste premesse che si sono esacerbate le guerre più cruente e feroci.

Raveesh Kumar attuale ambasciatore indiano in Finlandia – Ex portavoce ufficiale del Ministero degli affari esteri indiano – Credit Web

Nuova Delhi in più di un’occasione ha lanciato un messaggio chiaro contro Erdoğan ed il suo atteggiamento bellicoso e dittatoriale, definendolo al limite del diritto internazionale. Lo stesso 16 febbraio scorso il portavoce del ministero degli Esteri indiano, Raveesh Kumar, in risposta alla dichiarazione di Erdogan ha ribadito: “Nuova Delhi rifiuta tutte le frecciate lanciate dal presidente turco riguardo a Jammu e Kashmir – ha detto all’ANI agenzia ufficiale di stampa indiana – la regione è parte integrante e inalienabile dell’India”.

“Chiediamo alla leadership turca di non interferire negli affari interni dell’India e di sviluppare un’adeguata comprensione dei fatti, inclusa la grave minaccia rappresentata dal terrorismo operato dal Pakistan nei confronti dell’India e nella regione”.

Sembrerebbe infatti che anche i rapporti ufficiali indiani e quelli della stessa intelligence abbiano parlato apertamente dei finanziamenti turchi ai gruppi estremisti in India. Ma questa non è una novità.

Secondo gli esperti sembrerebbe dunque che, il sedicente sultano, stia cercando di espandere il suo raggio di “competenza” anche oltre il Mashreq, colpendo e destabilizzando l’Asia centrale. Sempre senza dimenticare il foraggiamento terroristico a cui deve la sua capacità di espansione e con il quale potrebbe optare verso il subcontinente indiano.

Una mappa non in scala che descrive l’attuale situazione tra il Pak occupato dal Pakistan e la linea di confine con il Kashmir – Credi Web

Ma a cosa sarebbe servito il lato della medaglia con il volto laico ed economista?

Ankara nel recente passato si è proposta di fare da mediatrice tra Nuova Delhi e Islamabad per fingere di risolvere la questione del Kashmir. Ma come per tutti i suoi “buoni propositi” è saltato subito agli occhi che stava fingendo chiaramente il ruolo del mediatore, mentre in segreto, alimentava l’antico conflitto. Il tutto attraverso il sostegno a gruppi già presenti nella regione.

Il continuo logorio dei rapporti tra i due Stati e la loro perpetrata inimicizia avrebbe assicurato ad Erdoğan, sempre secondo questi analisti dal 2017 ad oggi, una continua presenza nelle regioni. Adesso i tempi sembrano essere maturi per potersi tirare fuori da un “lavoro” troppo faticoso. Così dopo le sue ultime dichiarazioni sull’appoggio al Pakistan i rapporti con l’India sono declinati rapidamente.

Non potendo più utilizzare la faccia del mediatore, passa dunque a quella dell’estremista-religioso ed il modo più subdolo per poter avere ancora presa sui musulmani indiani, lo mantiene grazie alle false vesti di difensore del mondo islamico. Promuovendo la sua leadership e facendo leva sui predicatori conosciuti nella regione. Il tutto appoggiandosi ai gruppi dell’Islam Politico appartenenti alla Fratellanza e con i quali ha un legame più che stretto.

Un fotomontaggio che gira sul web – Credit ANF

Sicuramente a chi si trova dalla parte degli “analisti” non sarà sfuggita neppure questa situazione, ma il problema alla base e i dubbi da lui derivati restano gli stessi. Saranno in grado di fermare una scheggia impazzita che cerca di aprire focolai in ogni dove per creare caos e profitti da lui derivati?

Anche se i dubbi fanno intuire che, anche questa volta, probabilmente sarà lasciato libero di fare. In tal caso, quanto la Comunità Internazionale gli permetterà di fare, se tutto ciò dovesse concretizzarsi? Lo stesso errore lo fece l’Europa con l’allora aspirante Hitler e ciò che accadde è rimasto negli annali più bui della storia mondiale.

 

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