Libia: Il popolo deve scegliere il suo Governo ma l’ombra di uno Skhirat2 aleggia sul Paese nord africano

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. Per il popolo libico non c’è tregua e la sua libertà sembra dipendere sempre da voleri altrui. L’Europa ed il mondo tutto impongono le loro ragioni, che non sempre combaciano con quelle dei libici. Ginevra chiede un nuovo dialogo, mentre Rabat si prepara ad accogliere una Skhirat2 la vendetta. La via delle libere elezioni, quella giusta, quella che darebbe voce ai libici sembra sia stata messa da parte.

Mercenari siriani in Libia – Credit Facebook

Possibile che questo popolo non sia libero di esprimersi alle urne? Possibile che i libici non possano avere un Governo da loro eletto?

In questo marasma che appanna per poco Ankara, la Turchia si prepara alla guerra e non alla pace. Il tutto continuando ad inviare i suoi aerei carichi di armi e mercenari negli aeroporti della Libia occidentale occupata, come l’aeroporto di Alwatya. Nessuno parla delle numerose manifestazioni che ci sono state in tutta la Libia e in particolare a Tripoli, dove giovani, uomini e donne hanno manifestato contro l’attuale governo chiedendone le dimissioni. Chiedendo la possibilità di poter vivere da uomini liberi con un lavoro che gli permetta di sostentarsi. Civili che si lamentano per lo spreco di denaro libico utilizzato per pagare le milizie portate dalla Turchia.

Un popolo stanco ed afflitto, carico di rabbia per le pessime condizioni del paese, per la mancanza di servizi basilari quali acqua ed elettricità e che manifesta pacificamente contro la dilagante corruzione che sta soffocando la terra dell’oro nero. Uomini catturati da gruppi armati in appoggio ad Al Wefaq e non ancora rilasciati.

Mercenari per le strade di Tripoli – Credits Twitter

Nessuno ha approfondito il fatto che i manifestanti siano stati colpiti da proiettili veri sparati da i mercenari turco/siriani in appoggio alle Forze della Riconciliazione, come nessuno accenna alle lotte intestine che iniziano ad emergere tra le diverse fazioni dei mercenari, che ammettono di essersi impossessati di oro e case libiche. Quei mercenari che pochi giorni fa hanno creato una breve rottura tra Pashagha e Sarraj. Rottura che aveva fatto ipotizzare un nuovo rimpasto governativo, ma che ad oggi sembra essere rientrata.

Una “routine” quella libica, interrotta dall’aumento di stupri, da quello dei furti e dalla presenza di attentatori dinamitardi che iniziano a farsi esplodere alle porte di Ghairan a ovest di Tripoli. Una realtà che, se non messa a tacere subito, rischia di rientrare nella “nuova routine” del Paese Nord Africano.

Manifestanti che si inginocchiano disarmati davanti ai miliziani per non essere sparati – Frame vide twitter

Certo è che Ginevra ha aperto gli occhi ed ha compreso che al tavolo dei negoziati, andati in fumo con il vecchio patto di Skhirat, devono essere coinvolte anche quelle parti (la maggioranza della Libia) che erano state escluse. Si parla dei figli della Jamairiya. Quella Jamairiya tanto voluta dall’ex leader Muhammar Gheddafi definito dai tempi della sua uccisione, un martire.

Manifestazioni a Tripoli contro lo GNA – Frame video Twitter

E’ la stessa Stephanie Williams, l’inviata speciale ad interim del Segretario delle Nazioni Unite in Libia, che nella mattinata di giovedì ha dichiarato che il vecchio patto di Skhirat aveva delle lacune pesanti, tra cui l’esclusione dai negoziati di una parte importante dei rappresentanti libici.

La Williams ha inoltre ricordato come, alla conferenza di Berlino, sia stata chiarita la necessità di tenere un dialogo politico a Ginevra. Un dialogo a cui sembrerebbero invitate tutte le parti interessate nel patto di Skhirat, assieme a quelle escluse dai negoziati del 2015. Tra le proposte da lei avanzate una smilitarizzazione di Sirte e dintorni, che permetterebbe un controllo più facile sul territorio dove le tribù hanno potere di veto sulla produzione del petrolio.

Come se non bastasse, Rabat si appresta ad accogliere quello che i libici chiamo il patto di Skhirat2. Un patto che mette in guardia i libici e che sta facendo vacillare la figura di Aqila Saleh davanti al popolo che lo sostiene.

Stephanie Williams inviata speciale ad interim del Segretario delle Nazioni Unite in Libia – Credit internet

A lanciare benzina sul fuoco ci pensa Twati Al-Eidha, ex membro del Congresso nazionale, che ha avvertito i libici dei prossimi incontri politici tra le delegazioni della Camera dei rappresentanti e il Consiglio consultivo a Rabat, in Marocco.

Twati sulla sua pagine ufficiale Facebook scrive: “Aqila Saleh presidente del parlamento, sta mentendo in pubblico e cospirando in segreto. O non si rende conto della serietà di ciò che sta facendo, o si sta abbandonando alla cospirazione a suo vantaggio, poiché il prossimo patto sarà peggio di qualsiasi Skhirat e le sue conseguenze saranno devastanti a livello nazionale. Renderanno Sirte il Kashmir della Libia e la crisi libica si trasformerà in un conflitto tra Est e Ovest – ha poi proseguito – Quale è la parte del Consiglio di Stato con cui stai parlando? Ciò gli dà una nuova legittimità e lo potrebbe trasformare nel nuovo sistema di legislatura dopo la divisione interna che si creerà e dopo che Sarraj vi avrà comprato come un gregge di capre” – “La scelta di Eisam Aljuhani Almisrati per questa missione solleva mille domande, poiché è un piccolo separatista che cerca solo di fare a pezzi questo paese”. Concludendo il suo post, si rivolge senza mezzi termini ad Aqila Saleh, “Il gioco è più grande di te, potresti romperti il collo”.

A tal proposito la capitale del Marocco, si prepara all’imminente incontro tra la delegazione della Camera dei Rappresentanti e il Consiglio consultivo dello GNA. All’inizio della prossima settimana sono previste riunioni tra le due delegazioni, il tutto sulla base dei risultati della conferenza di Berlino e delle dichiarazione del Cairo.

Twati Al-Eidha ex membro del Congresso nazionale libico – Credit Facebook

Ma la cosa sembra terrorizzare i libici che vedono sfumare la possibilità di giuste elezioni, mentre gli analisti del Maghreb prevedono un quadro ancor più terrificante per il Paese Nord Africano.

Un nuovo “Skhirat 2” pieno di insidie e trappole per il Parlamento e per tutti i libici liberi che fino ad oggi stanno combattendo contro i colonizzatori turco/siriani. Un patto che, proposto da esponenti della Fratellanza, andrebbe tutto ad appannaggio di Turchia, Qatar, Fratellanza e delle organizzazioni terroristiche già presenti al tavolo del 2015.

Insomma di libere elezioni non si parla più. Si ritorna ad annichilire i legittimi abitanti del Paese Nord Africano con decisioni altrui, “lobotomizzando” i manifestanti con paroloni altisonanti e con la possibilità di “tradimenti” che potrebbero davvero far scatenare la rabbia, da troppo sopita, del popolo di Omar Al Mukhtar.

Le “urla” degli analisti che chiedono di fermare questo accordo prima che inizi, ad oggi rimangono inascoltate. Sirte tra Tripoli e Bengasi diventerebbe come il Kashmir tra India e Pakistan. Un accordo che dividerebbe la Camera dei Rappresentanti e l’Esercito fino ad oggi uniti nella difesa del popolo libico. D’altronde gli interessi economici dettati dal “Dio Denaro” superano la visione romantica che il popolo libico si aspetta da coloro (i parlamentari eletti dal popolo) che, fino ad oggi, li avrebbe difesi a spada tratta.

Sempre più frequenti le foto dove Haftar viene paragonato ad Omar Al Mukhtar

Un pensiero, questo, egregiamente esposto da un giornalista e analista libico, Ammar Al-Taif in un suo articolo dal titolo “Sirte, Kashmir, Libia”.

L’analista espone in maniera lucida e dettagliata, quali furono le cause che portarono alla morte di oltre un milione di persone e che videro la creazione non di uno ma di due stati indipendenti: Pakistan e Kashmir sulla scia della già indipendente India dall’agosto 1947.

“L’indipendenza, per l’India, arrivò dopo molti anni in cui la stessa era stata il magazzino e la fonte di ricchezza per l’Impero britannico. Dopo una lunga lotta e enormi sacrifici fatti dal popolo indiano sull’altare della libertà, gli inglesi volevano che quell’indipendenza fosse difettosa e guidarono così un cuneo di differenze religiose tra i leader nella fase di liberazione del subcontinente indiano… I tentativi di condividere il potere tra il Senato liberale e l’Alleanza islamica fallirono. Il fallimento portò alla sanguinosa divisione del subcontinente indiano nel 1947, in cui morirono un milione di cittadini e decine di milioni furono sfollati.

La regione del Kashmir fu separata da entrambi i paesi emergenti è lasciata alla sua composizione umana mista tra indù e musulmani” – continua Al Taif – “…con lo scopo dello stesso Churchill, di creare un centro permanente di conflitto tra indiani e pakistani. Questa è una lezione storica per coloro che vogliono imparare a preservare l’unità del proprio Paese e del proprio popolo alla luce delle crisi che sfociano in un conflitto internazionale. Nonostante la differenza negli elementi di potere tra Libia e India, le somiglianze politiche nei due casi sono molte…”.

Il giornalista e analista Ammar Al Taif

Mentre esplode il caos per il possibile cedimento di Saleh, ancora da confermare, il cessate il fuoco da entrambe le parti non viene rispettato. I missili e gli attacchi non smettono di solcare l’aria. I rifornimenti di armi per entrambe le regioni sono continuamente foraggiati da sostenitori internazionali, via aria e via mare in barba all’operazione IRINI.

Ma a preoccupare è l’ulteriore arrivo di voli carichi di altri 800 mercenari provenienti dalla Turchia in sostituzione di quelli tornati nelle rispettive patrie. A confermare il ruolo della Turchia sull’arrivo dei mercenari siriani anche un rapporto di AFRICOM, rilasciato dal Pentagono: “I mercenari siriani che stanno combattendo con le forze di Accordo sono inesperti, ignoranti e le loro motivazioni sono legate alle promesse di grandi stipendi”.

La novità all’interno del report, parla di alcuni di questi estremisti, che come i russi attraverso la Waghner, sarebbero stati arruolati dalla Compagnia Privata Sadat, che si sarebbe occupata della loro formazione e del pagamento dei loro salari.

Sadat Company, apparterrebbe appunto ad Adnan Tanrıverdi, un generale turco in pensione in strettissimi legami con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo avrebbe anche lavorato come consigliere del papabile imperatore ottomano.

Adnan Tanrıverdi ex Generale Turco e attuale proprietario sella Sadat Company

Il rapporto, che ha monitorato gli sviluppi della crisi in Libia tra aprile e giugno di quest’anno, afferma che la Turchia ha dispiegato anche centinaia delle sue forze regolari nei territori libici, tra cui tecnici e operatori dei sistemi di difesa aerea turchi schierati nell’ovest del Paese e concentrati soprattutto nella zona di Misurata e di stanza all’aeroporto della stessa.

Di questo caos sembra però non preoccuparsi Al Sisi, sempre concentrato sul suo obiettivo. Difendere i confini egiziani da nemici di qualsiasi sorta.

Il suo appoggio ad Haftar e Saleh non è in discussione e la sua figura si fa sempre più forte grazie al pugno duro tenuto contro la Turchia e la Fratellanza.

Il richiamo del Presidente egiziano e delle Tribù libiche allo spirito panarabo, sembrano aver sortito l’effetto sperato e nell’ultima settimana di agosto ad Amman si è tenuto un vertice tripartito tra Giordania, Iraq ed Egitto.

Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi, il re del Regno di Giordania, Abdullah II, e il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi, hanno affrontato temi come il rafforzamento della cooperazione tripartita su vari campi tra i paesi. Dall’energia alle nuove infrastrutture, dalla cooperazione economica e di investimenti, alle aziende alimentari fino ad arrivare in ultimo e non per ultimo, alla necessità di coordinamento e supporto sulle varie situazioni politiche, di sicurezza e di contrasto al terrorismo in essere nei tre Paesi.

Lo stesso Presidente, forte dell’operato fino ad ora svolto contro i terroristi nel Sinai, contro la Fratellanza e per la difesa dei confini egiziani in supporto alla Cirenaica, con l’istituzione della “red zone” si è espresso con piglio deciso ai suoi interlocutori, offrendo la propria esperienza e competenza a favore dei fratelli di Giordania e Iraq.

Il presidente Abdel Fattah Al-Sisi – il re del Regno di Giordania Abdullah II e il primo ministro iracheno Mustafa Al-Kazemi all’incontro tripartito tenutosi ad Amman

Lo spirito panarabo è venuto fuori anche sulla questione palestinese poiché i tre leader hanno confermato il loro sostegno al popolo palestinese, per l’ottenimento dei loro diritti legittimi in conformità con le pertinenti risoluzioni di legittimità internazionale.

Al vertice si è parlato anche di Siria, Libia e Yemen, poiché i tre leader hanno sottolineato di voler aumentare l’intensificazione del coordinamento per il raggiungimento di una soluzione politica globale. Soluzione politica che, a detta dell’ambasciatore Bassam Rady, portavoce della Presidenza della Repubblica d’Egitto, preserverebbe l’unità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dei paesi arabi, in un modo che contribuirebbe a porre fine alla tremenda sofferenza umana vissuta da questi Popoli negli ultimi anni.

Alla luce di questi nuovi avvenimenti ci si chiede se si ritornerà a parlare di nuove elezioni? Una cosa è certa, voci di corridoio libiche fanno presagire nuove manifestazioni, ma questa volta dietro alla rabbia soffocata e covata c’è un nuovo elemento tutto da confermare. Il cedimento di Saleh davanti ai burattinai del Paese nord africano.

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