Libia: La guerra di tutti contro tutti e la Turchia si prepara a colpire gli alleati stessi

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. La guerra in atto nel territorio libico, non riguarda solo i colpi di mortaio, l’abbattimento di aerei, l’abbandono o il guadagno di postazioni, ma si è spostata abbondantemente sui media.

Divisi tra quotidiani a favore della Fratellanza e quotidiani pro Haftar. Pochi sono quelli che cercano di dare la notizia scevra da simpatie e appoggi, ma al giorno d’oggi quale Paese è immune da questo “virus”?

Aeroporto di Benina: militari dell’Aeronautica dell’Esercito arabo libico

Resta di fatto che il termometro più realistico per comprendere ciò che sta accadendo si concretizza con i social media.

Lo si evince dal tono usato con cui si scrive di sconfitte, vittorie, battaglie. Dai silenzi prolungati sulle pagine degli attori coinvolti i prima linea, dalle dichiarazioni rilasciate e dalle liste dei morti, che vengono costantemente aggiornate per ricordare chi ha dato la vita e che viene definito martire o per ricordare chi sono i nemici abbattuti. Il tutto per finire con i silenzi definitivi di coloro che non scrivono più perché sono stati catturati o uccisi. Si perché alla fine, diventano quasi volti “familiari” e ci resti male quando capisci che quel Fulan (Tizio) non scriverà più. Ma quel “Fulan” ha un volto e un nome.

Riconosci subito i libici dai miliziani, per la diversità delle foto pubblicate, per l’intensità delle parole scritte e per il fervore dei discorsi, che non parlano solo di abbattimenti o di foto a cui puoi accedere solo con il consenso, perché contengono contenuti “sensibili”, ma parlano di Patria, di amore e di benedizioni per il popolo qualunque esso sia e per l’Esercito Arabo Libico che lotta ogni giorno per difendere l’indipendenza del Paese da terroristi e colonizzatori.

Chi lotta per lo Stato nord africano condivide le foto del simbolo della Libia, Omar Al-Mukhtar, Imam e guerrigliero libico della cirenaica, definito “Il leone del deserto” nel film di Mustafa Akkad. Probabilmente bisogna partire anche da questo per comprendere i reali risvolti dell’attuale accanimento nel Paese nord africano.

Omar Al Mukhtar (Credits Internet)

La situazione peggiora di giorno in giorno. Poco meno di una settimana fa un aereo cargo militare turco è atterrato a Misurata con migliaia di Mercenari e armi, i quali sono usciti tranquillamente dall’aeroporto in autobus, come fossero in gita, diretti verso Tripoli.

Dal suo canto la Wagner russa invia uomini in aiuto ad Haftar. Resta comunque esiguo il numero (poco più di un migliaio) degli uomini della Wagner a confronto degli oltre 11.600 miliziani e terroristi portati da Ankara nella regione.

29 maggio: altri 2 voli da Istanbul a Misurata

Gli aerei della Air Force Turca non si nascondo più. All’inizio del conflitto partivano di notte e di soppiatto omettendo sui primi voli, che portavano miliziani siriani, il tracciamento sui radar. Adesso tutto sembra essere concesso e rientrare nella norma.

Dagli ultimi giorni di maggio ad oggi, circa 14 voli confermati da Istanbul a Misurata, senza più doversi nascondere. Sempre secondo Italmilradar e il giornalista Sergio Scandura, nella giornata del 31 maggio, un aereo della Marina Americana EP-3E (160764) Ariete sarebbe partito da Souda (una delle principali basi navali della marina ellenica e della NATO nell’isola greca di Creta), per effettuare una missione ISR (Missione di Intelligence, sorveglianza e ricognizione a sostegno delle operazione del comando USA in Africa (AFRICOM) nell’area libica. Il volo sarebbe stato seguito da Malta RX (stazione radio ricevente) che non avrebbe però trasmesso le informazioni sulla sua rotta.

C’è movimento sul Mediterraneo

Anche Malta, che un paio di giorni fa ha visto l’incontro a Tripoli tra il suo Primo Ministro Robert Abela e il Presidente dello GNA Fayez Al Sarraj, dopo aver firmato un protocollo d’intesa sulla questione dell’immigrazione, sembra dare l’ok ai sorvoli di sorveglianza operati da aeromobili turchi sopra i suoi spazi aerei e marittimi.

Il primo ministro di Malta Robert Abela incontra il Presidente di Al Wefaq Fayez Al Sarraj

L’Egitto, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita appoggiano il Feldmaresciallo, nonostante le sconfitte subite ultimamente. La Francia sembra essersi defilata, forse perché madre Russia si sta affacciando sullo scenario, anche se a latere continuano gli incontri tra Macron e Al Sisi in quel del Cairo.

Sull’altro fronte la Turchia e il Qatar continuano nel loro progetto di occupazione libico, con mire, non del tutto celate, su Tunisia.

A questa situazione già ampiamente complicata, sembra aggiungersi dunque Capitan America che, dopo le ultime dichiarazioni rilasciate da Jens Stoltenberg (Segretario Generale della NATO) sull’importanza dell’alleato turco e dopo il recente clamore creato dalle dichiarazioni del Comando Africano degli Stati Uniti in Africa (AFRICOM) riguardo al posizionamento di militari americani in terra tunisina al confine con la Libia, la situazione sembra definirsi sulla scia della Siria.

Il piano di distribuzione di AFRICOM

La tregua chiesta dall’Esercito arabo libico allo GNA, per allontanarsi da Tripoli, non è stata rispettata. Questa situazione ha ulteriormente inasprito i rapporti tra le parti che ormai da giorni non cessano (neppure di notte) i cruenti scontri. Dal 2011 al 2015, anno in cui fu stipulato il patto di Skhirat in Marocco, la Libia subì gravi perdite e caos indefinito. Caos che ancora oggi si riverbera nel Paese Nord Africano. Il patto, come abbiamo già detto, non fu frutto di un’elezione del popolo, ma fu l’esito di un accurato studio a tavolino riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Da qui nascono i dissidi interni alla Libia e da qui hanno preso vita le nuove alleanze tra “Le famiglie” che formano il tessuto sociale libico in lotta contro l’invasore turco ed i terroristi.

Haftar, nonostante le ultime perdite, continua ad essere sostenuto dalle Tribù e dal Parlamento guidato da A’qyla Saleh Issa. A tal proposito, ricordiamo che lo scorso 27 aprile è stata la voce unanime delle Tribù libiche a dare il mandato ad Haftar e non un usurpazione come definita dai media della Fratellanza.

La tribù di A’qyla Saleh dopo aver chiarito il malinteso, ha continuato ad appoggiare il Feldmaresciallo.

A’qyla Saleh durante un incontro con la delegazione della tribù Al-Awaqir, giovedì 28 maggio

Saleh è rimasto al comando del Parlamento di Tobruk. Quotidianamente incontra tutti gli sceicchi e i notabili delle Tribù e quotidianamente con le stesse, confermano il loro appoggio al Parlamento guidato dallo stesso A’qyla e all’esercito arabo libico guidato dal comandante in Capo Khalifa Haftar.

Saleh sarebbe per una risoluzione pacifica che esclude l’uso delle armi, ma da libico convinto, deve rendere conto a tutte le Tribù che lo hanno votato all’unanimità.

Le stesse rinnovano il loro rifiuto contro l’interferenza turca negli affari libici e denunciano la sua aggressività contro lo stato della Libia e contro i libici stessi. Tutte votate ad allontanare il colonizzatore, ad eccezione fatta delle Tribù del sud della Capitale, che appoggiano la Fratellanza e che nel giorno della ritirata del LNA hanno sfilato con le bandiere nere dell’IS tra le macchine e per le strade.

Nella realtà dei fatti, Ain Zara non sarebbe persa, ma essendo questa zona uno snodo importante per i vari collegamenti, uno tra i quali la strada dell’aeroporto e i silos di petrolio, risulta essere continuamente sotto attacco.

Tre dei leader di spicco di Al Wefaq che hanno perso la vita negli ultimi giorni a sud di Tripoli

Nel silenzio dei media e nel caos creato per deviare le notizie, LNA si sarebbe riorganizzato. Le perdite subite dalla riconciliazione, dai turchi e dai mercenari sarebbero ingenti. Riflessione che arriva dopo l’eliminazione di numerosi esponenti di spicco dell’IS e dei leader delle frange anti libiche, tra cui l’uccisione del terrorista Murad Abu Hamoud al-Azizi, comandante della milizia “Sultan Murad” siriana. Ammonterebbero ad oltre 8 i leader uccisi, tra questi alcuni uomini portati dalla Turchia.

Secondo un’intervista rilasciata ad Al Ain, dall’analista militare ed esperto strategico libico, il generale di brigata Muhammad Yunus: “La caduta di questo numero di leader in un periodo di soli 7 giorni, conferma il fallimento della leadership nemica nella gestione delle battaglie a sud della capitale…”.

Analista militare ed esperto strategico libico, Generale di Brigata Muhammad Yunus

Le altre zone interessate dai pesanti combattimenti sarebbero gli assi di Gharyan e Abukrin a sud-est di Misurata.

Le unità del LNA continuano a controllare l’asse del Triangolo dell’elettricità in Ain Zara. Alcuni tra gli scontri più feroci si troverebbero nell’asse Wadi al-Rabi` e Ramleh, vicino alla Moschea Salah al-Din nella zona di Islah.

Inoltre, ingenti presenze di miliziani sarebbero stati raggruppati in prossimità del ponte Al-Swani, vicino all’ospedale da campo di Akhrif Farm e Ibn Bin Adam Farms, diretti a Tripoli. I mercenari assieme ai militari della riconciliazione avrebbero bypassato il ponte con veicoli carichi di armi e miliziani attraversando Al-Swani Bridge Road, verso il città di Tripoli.

Mentre LNA riprende la marcia su Bani Walid.

A questo si aggiunge una notizia lanciata da Al Arabiya che scrive: “Negli sviluppi della battaglia per la capitale libica, il corrispondente di Al-Arabiya /Al-Hadath ha riferito, sabato sera, che ci sono stati numerosi bombardamenti di artiglieria nell’area di Abu Salim, a sud di Tripoli, tra l’esercito nazionale libico e le formazioni di Al-Wefaq”.

La situazione sembra ritornare sui vecchi binari, anche se i media del LNA han deciso di tacere e a ragion dovuta.

Missione di sorveglianza tra Malta e Libia effettuato da un aeromobile turco Boeing E-7T (reg. 13-0001 – nominativo TURAF18)

 

Ma cosa bolle in pentola per la Turchia?

Ankara come Chimera, figlia di Echidna e Tifone, dalla caverna sulle coste della Lycia (attuale Turchia) sembra già pronta a fagocitare gli stessi uomini che in lei hanno trovato “riparo”.

A dare conferma a questa immagine mitologica con i natali nel posto giusto, alcuni sceicchi e notabili delle tribù che hanno lanciato l’allarme su Facebook. A pochi giorni dalle loro denunce la notizia sembra prendere forma e trovare conferma su numerosi quotidiani libici e africani che hanno ripreso parola per parola gli allarmi lanciati da uno degli esponenti delle Tribù.

Secondo coloro che stanno vivendo il conflitto, sarebbe in atto uno stravolgimento della situazione, che potrebbe portare il capovolgimento dei libici a favore di una fase tutta turca. La Turchia si starebbe infatti preparando ad eliminare gli stessi gruppi armati locali che fino ad oggi le hanno dato manforte. Il tutto sostituendoli con i “mila” miliziani siriani definiti più “affidabili” e non interessati al territorio. Questo rischierebbe di trasformare “Tripoli in un enclave turca appoggiata dalle brigate di Misurata”. Brigate che vengono ormai definite “forze libiche turche”.

Erdogan tra miliziani siriani e profughi

I turchi dal canto loro avrebbero definito queste affermazioni folli e razziste, additandole come accuse lanciate dai partiti che hanno in odio Ankara e che non vogliono riconoscere il “progetto ottomano e illuminato” di Erdogan. (Non c’è fine alla follia di certe dichiarazioni)

Said Maghyb, esponente di spicco e parlamentare di Torbuk, ha affermato: “La Turchia si fida solo della milizia di Misurata e questa realtà è diventata tangibile anche ai leader stessi della milizia di Tripoli, Al Zawiya e di tutti quelli che hanno appoggiato Ankara fino ad oggi. I leader della milizia di Misurata hanno cercato di tenere nascosto il disegno complottistico, ma dopo la presa della base di Al-Watya che spettava “alle milizie libiche”, gli invasori turchi ne hanno usurpato il controllo lasciandoli fuori dal progetto”.

Questo senza dimenticare l’accanimento con cui si scagliano contro civili inermi nelle diverse città che appoggiano Haftar. Ragazzi neppure maggiorenni che vengono uccisi appena usciti di casa, solo perché su Facebook hanno malauguratamente dichiarato il loro appoggio all’Esercito Arabo Libico.

Esercito Arabo Libico

Purtroppo a detta di Mughryb le milizie di Zintan e Zawiya avrebbero aperto gli occhi troppo tardi, poiché gli invasori siro-ottomani, hanno avuto tutto il tempo per far indebolire gli stessi, mandandoli a combattere contro LNA. Milizie indebolite dalle lotte alle quali sarebbe addirittura stato tolto il supporto logistico e militare, con l’unico scopo di vederli finire nel nulla.

Differente la fine che potrebbero fare le milizie di Tripoli, per le quali i piani di intelligence turchi avrebbero previsto l’invasione di Tripoli sotto l’abbondante flusso dei mercenari siriani reclutati nel nord della Siria, ormai quotidianamente e continuamente rimpinguati dai voli su Misurata. Questi ultimi avrebbero il compito di controllare e gestire la situazione, compresi i miliziani autoctoni che appoggiano da sempre Al Wefaq. Gli stessi antagonisti siro-ottomani sarebbero diventati dunque il primo ostacolo delle milizie locali Tripoline.

“Molto brevemente, ad oggi, i turchi sono quelli che governano Tripoli. Si fidano solo delle milizie di Misurata. Il loro prossimo traguardo riempire la Capitale di mercenari e terroristi per controllare la Capitale” ha poi concluso Mughryb.

Sa’hid Mughyb parlamentare di Torbuk – Foto dal suo profilo Facebook

Se questo fosse reale, sarebbe in atto un “dejavù” già visto e vissuto sulle città di Sirte e Derna circa 6 anni fa, quando Da’ash le aveva controllate. L’unica differenza è che al posto di IS si parla di Fratellanza, che include e ammette tra i suoi ranghi la convivenza con gli esponenti di Da’ash, ampiamente utilizzati per scopi colonialistici e mercenari.

A risvegliare gli animi, anche l’intervento del deputato Ali Omar al Takbali, che ha invitato questi gruppi ad aprire gli occhi, rendendosi conto del rischio che corrono. Invitandoli a smascherare la trappola preparata dall’intelligence turca, che li ha spogliati dei loro mezzi spingendoli alla decimazione. Secondo Takbali andrebbe bene anche un ravvedimento delle stesse milizie autoctone, perché “la Patria è più importante di qualsiasi stipendio pagato con il sangue dei libici”. Ma non sarebbero dello stesso parere tutti coloro che fino ad ora li avrebbero combattuti e che li hanno ampiamente definiti traditori.

Politico Ali Omar Al-Takbali

A chiusura, voglio chiosare una riflessione che ho letto sulla pagina di uno dei libici che vive nella città di Zawiya.

Uno di quelli che non appoggia le milizie e non vuole la guerra. Uno dei civili che la guerra la subisce. Credo sia giusto dare voce a chi usa la parola come unica arma:

“Da Ibn Al-Zawiya al popolo di Al-Zawiya e a tutte le città. Stiamo per entrare in una guerra devastante che distruggerà ogni forma di vita nella regione. Una delle parti ha ricevuto nuove armi ed aerei moderni ed è appoggiata dalla Russia. L’altra parte ne ha contati molti altri ed è supportata dalla Turchia e dal Qatar. Inizierà una guerra che trasformerà la Libia in una Siria 2, ma forse più devastante. Ucciderà tutti i nostri bambini dalle regioni occidentali, orientali, meridionali e settentrionali. Il russo e il siriano rimarranno in Libia. Una volta iniziato l’intervento diretto turco e russo, non saremo più in grado di fermarli. I turchi distruggeranno Al-Ruga, Bengasi, Ajdabiya, ecc., e tutto sarà regolato sul terreno. I russi distruggeranno Tripoli, Misurata, Al-Zawiya e così via… Per Dio, sono sicuro che per i libici sarebbe molto più facile sedersi davanti ad una ciotola di couscous, più di quanto si immagini.

Ricorda bene cosa è successo negli eventi di Al-Zawiya tra la famiglia Al-Hanish e Al-Khadrawi. La guerra tra di loro fu fermata da una tenda eretta tra loro dal popolo di Zawiya. Oggi ci troviamo di fronte a due opzioni che non sono terze. O ci uniamo alla marcia e usciamo per fermare la guerra o ci guarderemo per dire addio alla Libia per sempre…

Quando Tripoli diventerà come Idlib, piangeremo per il sangue versato, perché non ci siamo concessi di aiutarci tra noi.

Stiamo per perdere una patria … per favore, unisciti alla marcia! (senza aver calcolato che alle ombre che incombono sulla Libia si è aggiunta da poco e in modo più evidente quella del “Nuovo Mondo”).

La voce straziante di questo libico risuona come l’Oracolo di Delfi a Leonida. Una moderna Cassandra, che quasi sicuramente resterà inascoltata.

 

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