Libia, l’appoggio arabo saudita alla scelta occidentale per Al Serraj

Di Marco Pugliese

La Libia è una costellazione a sfumature, miriadi di tribù in perenne contrasto tra loro, da secoli, dalla dominazione romana. Oltre ai gruppi autonomi, alle aggregazioni ed alle federazioni religiose, i due personaggi-polo emersi negli ultimi caotici anni sono: al Serraj, appoggiato dall’Occidente ed il generale Haftar, supportato da Mosca.

Negli ultimi tempi, uno Stato assai influente nel quadro, l’ Arabia Saudita, appoggia senza mezze misure la scelta occidentale. Nulla di nuovo, l’Occidente spesso si è trovato a dover addestrare ribelli o formazioni considerate “moderate”, in realtà assai radicalizzate.

Il paradigma è stato applicato in Afghanistan, in Siria e a fasi alterne in Iraq. L’Arabia Saudita ha praticamente sempre condiviso la posizione, impegnata nel secolare scontro ideologico interno all’Islam, nel suo caso specifico con l’Iran.

Di fatto l’ Italia appoggia questa coalizione capeggiata da al Serraj, persona assai vicina agli ambienti estremisti, perchè? Come mai Arabia Saudita ed Occidente (con la NATO) lo preferiscono ad Haftar? In realtà per motivi strategici, una Libia riportata alla normalità da interventi esterni (al Serraj lo esplicitamente richiesto) occidentali con appoggio saudita diventerebbe un polo economico a trazione petrolifera controllata. Ovvero senza ingerenze russe, il quadro verrebbe gestito in cooperazione con i sauditi.

Al contrario una Libia divisa in due tra Occidente e Russia, rappresenterebbe una testa di ponte per lanciare l’influenza russa nel Mediterraneo, con Mosca già presente in Siria ed in trattativa con l’Egitto la questione per Nato ed Usa avrebbe contorni inquietanti.

L’Arabia Saudita, storico alleato Usa, non può che compiacersene, a livello finanziario e culturale, porterebbe la Libia in sfera d’influenza ideologica. Lo scenario descritto è chiaro al generale Haftar, espressione a sfumature d’ ideologie diverse ed unite dalla deterrenza militare del generale. Una Libia unita porterebbe alla fine del potere del Generale, che dovrebbe sciogliere le milizie a lui fedeli e mettersi a disposizione di al Serraj. La posizione di subalternità non è accettata da chi ora è attore protagonista. Quale strategia? In primis aver l’appoggio di una potenza esterna rilevante, la Russia, in seconda battuta la conquista di territori e città, con ogni mezzo ed ad ogni costo. Conquiste ed amici potenti sui tavoli contano, anche a costo d’infrangere i diritti umani.

Operazione Dignità, questo il nome dato dal Generale Haftar alla missione per la conquista della città di Bengasi, sotto il controllo del Benghazi Revolutionaries’ Shura Council. L’UNSMIL ha ricevuto segnalazioni di bombardamenti e raid aerei indiscriminati, a volte persino inutili. Tali interventi hanno portato ad una quasi completa distruzione d’ installazioni e strutture oltre ad una quasi completa violazione dei diritti umani. Haftar non ha risparmiato nessuno, civili compresi. Le strutture andate distrutte infatti risultano essere ospedali e ricoveri per sfollati, come l’Hawari General Hospital, l’Hawari Mental Hospital, o il Benghazi Medical Centre. A tutto questo vanno poi aggiunte le incursioni di milizie indipendenti, non legate ad Haftar ma “ funzionali” alle operazioni. La popolazione civile di fatto è rimasta tagliata fuori dalle vie di fuga, senza cibo, acqua e medicinali. La dignità rimane solo nella parola.

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