Libia, l’ombra di Da’ash negli scontri di questi giorni. Ecco i nomi dei principali leader jihadisti

Di Giusy Criscuolo

Tripoli. L’ombra di Da’ash e i nomi dei leader più pericolosi di Al Qaeda in Libia. L’Organizzazione araba per i diritti umani ha espresso profonda preoccupazione per il netto peggioramento della situazione nella capitale libica. Questa condizione sta minando ciò che resta della fragile pace civile nel Paese.

Gli scontri a Tripoli

Alla luce delle continue escalation di violenza, di questa frammentazione politica, della fragilità del sistema di sicurezza nella capitale, l’Organizzazione araba per i diritti umani ha paventato l’idea che dietro questa sorda violenza possa esserci l’ombra di Da’ash. Sta accrescendo il timore che i gruppi terroristici, beneficiando dei disordini sulla scia della rivolta del 2011, possano approfittare della situazione sferrando attacchi, unendosi alle milizie irregolari che stanno bypassando la richiesta di tregua.

Tutto ciò aumenterebbe la confusione in uno scenario già abbastanza complicato e renderebbe più profonda la crisi politica in una società governata da realtà tribali.

In meno di cinque mesi di quest’anno, gruppi jihadisti hanno compiuto almeno 10 attacchi nella zona libica. Sebbene la sua importanza sia stata sottovalutata, in quanto non è stata in grado di controllare alcune città costiera, l’ombra di Da’ash non smette di rabbuiare le speranze di pace.

 

Miliziani jihadisti

 

Secondo fonti libiche pare che il numero delle cellule dormienti sia tra i 600 e gli 800, ma la cifra sta crescendo rapidamente attraverso il reclutamento di combattenti dalla regione del Sahel in Africa ed attirando l’attenzione di jihadisti che operano nei conflitti in Siria e in Iraq.

A dare supporto a questo timore, la dichiarazione rilasciata lo scorso 31 luglio dal portavoce militare libico Ahmad al-Massmari che ha rivelato i nomi dei più pericolosi leader di Al Qaeda attivi in Libia. Alcuni dei quali sono stati arrestati, mentre altri si troverebbero ancora in più di una città libica, probabilmente nel Nord, questo al fine di rafforzare le attività delle organizzazioni terroristiche nella regione.

Questi i  nomi citati dal portavoce dell’Esercito libico:

Sheikh Ahmed Hasnawi

Ha operato in Libia e ha allargato il suo raggio di azione nei Paesi limitrofi, supervisionando il supporto logistico di entità terroristiche. Attivo nel Sud della Libia è responsabile dell’attacco alla base di Brak l’anno scorso, dove sono morte oltre 158 persone e circa una dozzina sono rimaste ferite.

Abel Moneim Hasnawi

Figura importante dell’organizzazione terroristica, ha giurato fedeltà a Da’ash, essendo stato un agente di Al-Qaeda. E’ diventato famoso dopo essere comparso in diversi incontri con Al-Jazeera. E’ stato attivo in Siria, ed è identificato come una tra le figure terroristiche di maggiore rilievo nei 4 Paesi della provincia siriana.

Hussein Ahmed Barkai, detto Abu Naim

Definito tra i capi più pericolosi di Al-Qaeda, residente nella zona est di Tripoli, è fuggito dalla Libia in Afghanistan. Si tratta di un cecchino professionista e che ha finito la sua formazione nel campo di al-Qaeda in Afghanistan, dove è stato tra le guardie del corpo di Osama Bin Laden.

Hussein Ahmed Al Barkai

Dopo la morte di Bin Laden si è nascosto con un certo numero di terroristi in Qatar, per poi arrivare il Libia nel corso degli scontri del 2011.

Ismail Ibrahim Kamuka

E’ uno dei leader più pericolosi dell’organizzazione terroristica, ricercato come terrorista internazionale. Venuto dal Pakistan in Libia, accompagnato dal terrorista libico Abu Sahib. Ha ricevuto l’addestramento in Afghanistan e si è unito al gruppo combattente libico il primo concorrente di Abdul Hakim Belhadj. Avvistato in Siria, Pakistan, Turchia e Yemen.

Kamuka

Nel 2002 arrestato a Londra con l’accusa di sostenere i terroristi di Heathrow. Accusato di essere il leader di un gruppo di al-Qaeda in Gran Bretagna, fu definito una minaccia per la sicurezza nazionale britannica ed è stato recluso per 3 anni e 9 mesi.

Da tutto quanto sta accadendo in Libia, a chi giova tanta confusione e tanto sangue? Non è che per ragioni di accaparramento delle risorse energetiche libiche, la Francia vuole ancora una volta, sfruttando il suo uomo forte, metterci le mani? Visti anche i contrasti tra il nostro Governo ed il Presidente francese Emmanuel Macron? La visita al Presidente egiziano Al Sisi da parte del vice premier Luigi Di Maio è servita o ha accelerato queste dinamiche che stanno sconvolgendo il Paese nord africano? Ed infine quanti migranti ci dobbiamo aspettare nelle prossime ore?

Lo scopriremo, forse, nei prossimi giorni.

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