Libia: una matassa troppo complicata da sciogliere

Di Giusy Criscuolo

Libia. Una matassa troppo complicata da sciogliere. Collegamenti, legami e appoggi interregionali che vìolano la libertà del popolo nord africano. Pressioni internazionali che superano la capacità stessa del popolo di sostenerne il peso. Ognuno vuole la sua fetta di Libia, alla faccia della legittimità che spetta alla collettività che la abita da secoli.

L’arrivo di una nave da trasporto turca accompagnata da fregate militari nel porto Libya di Misurata con carri armati M60 a bordo, a sostegno delle forze GNA

Sembra che il destino dei “veri” libici, di coloro che desiderano vivere la propria Patria sia quello di lottare e morire per essa. Sembra che nella storia, questa terra non sia mai stata libera di scegliere per se stessa, ma c’è sempre stato un Deus ex Machina a scegliere per lei. Attori interessati alla Libia, ma che della Libia “conoscevano” giusto ciò che li riguardava. La Libia si è sempre divisa tra coloro che la hanno svenduta al miglior offerente e coloro che hanno lottato per liberarla.

L’Occidente sembra aver deciso di appoggiare i miliziani, i terroristi dell’IS, i legionari siriani e il colonizzatore Ottomano. Difficile per un Paese piccolo come la Libia opporsi ai poteri forti che, da meno di un mese, hanno dato il via libera a chi intende fare della stessa una neo colonia ottomana.

Tarhuna vista dai Libici. Circondata dalle iene che hanno venduto la patria La Milizia di Tripoli, Misurata, Zlitan, Zawya, Berberi, Khums

Da giorni le Forze Armate dell’Esercito Arabo Libico sembrano accumulare una sconfitta dietro l’altra, con il ritiro di truppe anche sugli assi in cui erano più forti e con l’uccisione di militari che cercano di evitare il contrattacco ritirandosi. (Ritiri che non vengono rispettati e sui quali ci si scaglia come fossero in assetto di attacco).

Un ritiro che entrambe le parti dovrebbero supportare, ma che fino ad oggi hanno rispettato solo gli uomini del LNA. Perché? Perché i miliziani, i terroristi dell’IS, i colonizzatori ottomani non hanno un’etica da rispettare. Sono lì per conquistare e non per il “bene” del popolo libico.

6 Fregate Turche dirette a Misurata il 30 Maggio

L’Esercito, per dimostrare il suo attaccamento al popolo e alla Patria ha mantenuto (se pur a denti stretti) la parola, ritirandosi fino ai vecchi assi di comando. Pur potendo rispondere al fuoco non hanno ceduto, a causa delle pressioni internazionali. Un cessate il fuoco voluto dalle Nazioni Unite, da Emirati Arabi Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Russia, Francia e Giordania. (Come poteva dunque Haftar andare contro le richieste dei suoi supporter principali?)

I Miliziani che non si accontentano di colpire strutture e civili ma colpiscono anche animali solo per il piacere del “Bottino”

Ma ad oggi risulta un cessate il fuoco inesistente per le forze della riconciliazione. Continuano i massacri di civili, le razzie, le uccisioni di minori che appoggiano LNA e le violenze ingiustificate su animali operate da Al Wefaq e dai suoi sostenitori, che invece urlano di “liberare la Libia”.

L’attacco alla città di Sirte è iniziato ieri e anche la città di Tarhuna sembra essere persa. I miliziani siriani, i turchi e gli uomini della conciliazione hanno continuato nelle loro operazioni bellicose, iniziando a saccheggiare la città. Ignari di qualcosa più grande di loro, perché semplici braccia operative mandate lì con l’unico scopo di distruggere e abbattere.

Un mercenario turco mentre viene ripreso a scrivere su un cartello di Tarhuna –  Tarhuna Ottomana

Per la città di Tarhuna si temeva lo stesso massacro operato su Gharyan e Sabratha e ciò si sta realizzando. Sulla pagina Facebook di uno dei miliziani di Al Wefaq si legge: “Avete presente il tempo di cottura della pasta? Tarhuna è stata presa in meno tempo…” (annesse emoticon con risatine). Ma non si sono chiesti come mai non ci sono stati scontri e come mai le Forze del LNA hanno deciso di non rispondere al fuoco ritirandosi nell’Est. Lasciando dietro di loro un grande interrogativo e la convinzione di essere stati sconfitti.

Al Wefaq e i miliziani bruciano il centro commerciale di Tarhuna – Questa sarebbe la liberazione della città

 

JMC 5 + 5 ma sempre con un nulla di fatto

La risposta è presto data. Quelle che le milizie fino ad oggi hanno dichiarato essere vittorie, celebrate come tali anche dai notiziari, non sono altro che un cessate il fuoco dettato dalla proposta di Aqila Saleh e appoggiata dalle Nazioni Unite su un ritorno al tavolo dei negoziati 5+5 (incontro voluto dalle Nazioni Unite sotto gli auspici di Ginevra).

Il Comitato militare congiunto 5 + 5, che comprende dieci ufficiali in rappresentanza delle due parti in conflitto è stato uno dei frutti della conferenza internazionale di Berlino tenutasi il 19 gennaio per discutere su come porre fine alla guerra nel Paese Nord Africano.

Sarraj ed Erdogan nell’incontro di giovedì

Il primo round dei colloqui JMC 5 + 5, si è tenuto il 23 febbraio scorso, senza alcun risultato. A fine maggio entrambe le parti avrebbero dovuto iniziare un cessate il fuoco, in attesa di venire a capo di un nuovo incontro richiesto ad entrambe le parti.

Nella giornata di giovedì Fayez al Sarraj si è recato ad Ankara per incontrare il suo primo supporter e omologo Recep Tayyp Erdogan, con il quale si è complimentato “per l’ottimo lavoro” dei suoi soldati. Venerdì mattina in quel del Cairo, c’è stato l’incontro del Feldmaresciallo Haftar con il Presidente Al Sisi ed Aqila Saleh, dove si è discusso sui punti necessari per il cessate il fuoco, punti imprescindibili per il futuro del Paese Nord Africano.

Al Sisi, Haftar e Saleh nell’incontro al Cairo

Il presidente della Camera dei rappresentanti Saleh, ha sperato fino all’ultimo che la proposta venisse accettata da Al Wefaq. Infatti la sua visita rientrava nel quadro degli sforzi Egiziani (precedentemente discussa da UN, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Arabia Saudita, Russia e Francia) per attivare la soluzione politica.

Ma all’indomani dell’incontro, Al Wefaq (ormai forte dell’appoggio turco, dell’Occidente che volta lo sguardo e dell’IS) ha rifiutato il cessate il fuoco. Nella mattinata di sabato il capo del Consiglio supremo dello GNA, Khalid Al Mishri, ha annunciato che verranno respinte tutte le iniziative che non si basano sul patto di Shkirat. Ha così dichiarato: “Haftar non ha posto nei nostri negoziati imminenti. Come non accetteremo l’interferenza egiziana in tutto ciò che riguarda i libici. La Libia è uno Stato Sovrano”.

Khalid Al Mishri

La dichiarazione consta di 14 punti che includono alcune delle seguenti indicazioni: il rispetto di tutti gli sforzi internazionali per risolvere la crisi libica, optando per la soluzione politica. Un cessate il fuoco di 48 ore in tutto il territorio libico che prevedrebbe lo smantellamento delle milizie e la consegna delle loro armi all’esercito nazionale libico. L’espulsione di mercenari stranieri dal paese e l’abbandono della Turchia. Il completamento delle azioni dell’iniziativa 5 + 5 sotto l’egida delle Nazioni Unite. Assicurare un’equa rappresentanza di tutte e tre le regioni della Libia per amministrare la governance nel Paese nord africano. Condurre elezioni eque. Assicurarsi che nessuna milizia dovrà più assumere posizioni interne al governo. Rilanciare una dichiarazione costituzionale che regoli il processo politico nel paese.

La tregua dovrebbe iniziare alle 6 AM dell’8 giugno, ma già da subito si può immaginare la risposta che seguirà. A tal proposito, Al Misr (l’Egitto) mette le mani avanti e in attesa che le 48 ore previste dal 5 + 5 finiscano, colloca mezzi pesanti e militari al confine con la Libia.

Un noto Giornalista e Analista Saudita scrive su twitter # L’Egitto ha avviato una road map in # Libia e la sua iniziativa ha ricevuto il sostegno e la benedizione della comunità araba e internazionale… – immagini che circolano sull’Egitto iniziando a mobilitare forze corazzate vicino al confine libico

Il dilemma di Solomone diventa chiaro con l’accanimento dello GNA

Il Re quindi ordinò: “Dividete il bambino vivo in due parti e datene metà all’una e metà all’altra”. Allora la vera madre del bambino vivo, che amava svisceratamente il figlio disse al Re: “Mio Signore, date a lei il bambino vivo, ma non uccidetelo!”, il resto della storia è ben noto ai più. Quel che accade tra le terre libiche non sembra discostarsi molto dalla narrazione biblica tratta dal Libro dei Re.

Sarebbe semplice se le cose si risolvessero così. Ma ad oggi Al Wefaq continua con siriani e turchi a distruggere il popolo libico. Si legge sulle pagine dei miliziani, che scrivono con orgoglio e ferocia: “Alcune famiglie sono partite da Sirte ora sarà la Camera di liberazione su Sirte. Sarà un’invasione molto, molto terribile. Ascoltate le mie parole”. Questa frase accompagna lo screen di cui sotto.

Miliziani minacciano Sirte e Jafr

Immaginate come possano sentirsi traditi i cittadini di Sirte, già scampati all’IS e come invece si sentano i terroristi dell’IS a ritornare lì dove sono stati già cacciati una volta. E’ iniziato il processo di guerra per occupare la città di Sirte (che era finalmente tornata alla normalità dopo la sua liberazione dall’IS nel 2015 operata da Haftar). Nella giornata di sabato è stato lanciato un annuncio dal portavoce del governo delle forze di riconciliazione, il colonnello Mohamed Qanunu, che dichiara scontro aperto.

Viene dunque normale domandarsi, ma l’Occidente nel frattempo dove sta? Sembra ormai palese il lavaggio delle mani operato da “Pilato”. Gli sviluppi nella Libia occidentale legati al ritiro delle forze di Haftar, hanno mostrato la sua ultima disponibilità nel procedere sul versante politico per il bene del popolo libico.

Il post pubblicato sulla pagina di uno dei miliziani di Al Wefaq riprende il Col. Mohamed Qanunu e dice testualmente : “Non ha compassione nemmeno per gli animali”. Questi gli ufficiali dello GNA

Ma in tutto ciò cosa accade con l’operazione IRINI che dovrebbe controllare l’embargo sulle armi? Se lo chiedono in molti e sui media, tra lo sconcerto di buona parte del Medio Oriente, è in atto un rimpallo di domande tra analisti e non. Venerdì il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha prorogato di un anno e all’unanimità, la risoluzione che autorizza l’ispezione delle navi sospettate di violare l’embargo sulle armi. Embargo imposto alla Libia dal 2011. In questo caso la Russia, avrebbe espresso delle riserve dovute al continuo afflusso di navi turche che passano indisturbate davanti a Bengasi per poi approdare a Misurata cariche di carri armati e blindati.

La frase dice : “Come è noto # Fallimento e complicità del processo, Ireni, l’arrivo della # nave turca # carica di armi accompagnate da due fregate turche senza alcun movimento dall’operazione Ireni.
La scena è diventata completamente chiara per il mondo, gli europei e gli americani sostengono l’occupazione turca e cercano di installare i cani della Fratellanza e i loro mercenari in Libia”.

Ricordiamo che l’Operazione navale europea “IRINI” mira a rafforzare la risoluzione delle Nazioni Unite sul controllo delle spedizioni di armi in Libia. La risoluzione elaborata dalla Germania “decide di prorogare il mandato previsto dalla risoluzione 2473, per ulteriori 12 mesi”

La decisione di consentire ispezioni in mare è collegata anche ad altre decisioni, tra cui le risoluzioni 2292 e 2146. Quest’ultima, rinnovata lo scorso marzo, mira a vietare le esportazioni e le importazioni illegali di petrolio dalla Libia. Fortunatamente a tal proposito l’Operazione sembra ottenere un grande successo. Ma la domanda resta la stessa. Perché le navi militari turche continuano ad arrivare indisturbate al porto di Misurata?

Le forze tedesche che partecipano alla missione IRINI per monitorare l’embargo sulle armi imposto alla Libia – Foto Alliance BMWg Bundesverteidigungsministerium

La Matassa diventa sempre più complicata da sciogliere. Sembra si stia perdendo il polso della situazione. Il rifiuto della Fratellanza al potere, di accettare il patto per una risoluzione politica non fa prevedere nulla di buono, soprattutto alla luce degli accadimenti degli ultimi minuti, in cui al Wefaq ha dato l’ordine di attaccare Sirte e Jafr, 23:30 circa di domenica 7 giugno.

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