Libro Bianco Difesa, serve un quadro strategico strutturato

D Vincenzo Santo*

L’Ammiraglio De Giorgi, ex Capo dello Stato Maggiore della Marina, ha rilasciato un’intervista a “Il Giornale”. Andando al sodo, egli ritiene che “la nostra Difesa, così come è concepita nel Libro Bianco (http://www.difesa.it/Content/Documents/DPP/DPP_2016_2018.pdf; http://flpdifesa.org/wp-content/uploads/2017/02/Il-testo-del-DDL-di-attuazione-del-Libro-Bianco.pdf) non è altro che un idrocefalo …” e che lo stesso Libro sia “ … pernicioso per l’efficacia delle Forze Armate, per il controllo democratico delle medesime e più in generale per l’interesse pubblico …”.

Per questo, ha precisato, “trovo pericoloso tacere”. Forse poteva parlare ben prima.

Già, il Libro Bianco. Ma quanti italiani, politici inclusi, hanno mai letto quel documento? L’Ammiraglio ha probabilmente ragione. Per me, tuttavia, c’è forse di peggio: si tratta di un prodotto grossolano, per buona parte incomprensibile. Già nell’aprile 2015, De Marchi, sul “Fatto”, ne definì vuoti i contenuti.

Una ragione, secondo me, sta nel fatto che troppo spesso non ci limitiamo a prendere spunto dagli altri. Copiamo male anche se ciò che si copia è frutto di situazioni e costrutti completamente diversi, che il più delle volte non ci appartengono. Ma il saggio coglie la differenza e ne sfrutta la logica, l’accomodante se ne frega. Spesso lo facciamo dagli americani, innamorandoci dei loro concetti che, espressi in quell’inglese, affascinano di più.

La pigrizia tuttavia impedisce di esplorare autonomamente quanto accade nel mondo e di dare corpo alle proprie idee, nel rispetto della propria identità e, vivaddio, dei propri interessi. Non pensare fa dimenticare chi siamo. Quindi, noi copriamo le statue! Ce lo ricordiamo? Nella prefazione all’ultima National Security Strategy (NSS) -https://obamawhitehouse.archives.gov/sites/default/files/docs/2015_national_security_strategy_2.pdf, -Barack Obama esplicita concetti semplici ma che confermano l’ampio respiro strategico: opportunità e interessi nazionali. Si possono condividere oppure no i contenuti di questa e delle altre direttive che compongono la filiera della loro documentazione strategica, ma è innegabile che, seppur elaborati all’insegna di una liturgia ossessivamente legata alla sicurezza dello stato e dei suoi cittadini e guidati dall’eccessiva considerazione e compiacenza della propria potenza, essi risultino chiari, semplici e, soprattutto, brevi.

La NSS è di sole 36 pagine, incredibilmente poche per una potenza di quel livello. Ad essa seguono, in varie cadenze temporali, altri papers (almeno uno simile al Libro Bianco) che declineranno gli intenti del presidente, aggiornandone le strategie, quindi obiettivi, strumenti e modalità di intervento. Ma anche in quelli, tutto è semplice, chiaro e, ripeto, breve! Né in essi, pur nella patria del politically correct, si rilevano timori che qualcuno possa offendersi. Su quali interessi strategici e su quali obiettivi si sviluppa invece il nostro “Libro Bianco”? Io non l’ho mai capito. Leggere per credere!

La sua lettura non garantisce momenti di piacere. E non solo per l’aspetto tecnico della materia ma anche per la fastidiosa sensazione di essere presi in giro, a causa del labirinto di pseudo intenti, di discorsi involuti e inutilmente ripetitivi. Già dal titolo appare chiaro lo smarrimento delle competenze e anche un pizzico di mal posta ambizione.

Fa riferimento alla sicurezza internazionale, infatti, ma questa va ben oltre l’ambito della sola Difesa. Se ne deve dedurre che questo Ministero si sia arrogato il diritto di parlare anche per conto di altri e, purtroppo, anche prima di altri. Sbagliato! Si è prodotto un qualcosa slegato da un processo volto a strutturare un quadro strategico nazionale, in cui, all’enunciazione di quali siano gli interessi, devono seguire ed essere combinati obiettivi, modalità e strumenti da utilizzare.

Il benedetto triangolo di ends, means e ways. Uno strategic framework che viene ben prima di qualsiasi altra fantasticheria colorata. Qualcuno ha affermato che gli Stati deboli si interessano più di questioni di politica interna, trascurando quella internazionale e che la grande strategia è roba soltanto per i grandi. Purtroppo, facciamo ben poco per smentire questo dato di fatto.

In quelli deboli l’élite al potere è impegnata nella propria sopravvivenza politica che lascia poco spazio alla programmazione strategica di lungo periodo, e quel poco spazio rischia di divenire terreno per i millantatori. La connessione e la comunicazione incessanti annichiliscono il tempo di prendersi una buona pausa per riflettere, scambiare idee che siano fruttuose e scrivere cose sensate. Cose che, per esempio, facciano capire anche a chi paga le tasse, pur con buona approssimazione, perché si stanno acquistando gli F35 o altro e perché in quel numero. Purtroppo, gli Stati deboli mascherano la mancanza di idee con tante parole … e coprono le proprie statue

* Generale C.A. (Riserva)

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