Di Cristina Di Silvio*
WASHINGTON D.C. (nostro servizio particolare). META Platforms Inc., conglomerato tecnologico che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, rappresenta uno degli snodi strategici più delicati nell’attuale ordine digitale globale. La sua posizione dominante nella raccolta e nell’elaborazione di dati personali e comportamentali solleva criticità multilivello in ambiti che spaziano dalla sicurezza nazionale alla sovranità informativa, dalla manipolazione cognitiva al rischio sistemico.

Come questo articolo intendo delineare le problematiche emergenti nel contesto normativo statunitense ed europeo, con particolare attenzione agli ostacoli regolatori e alle tensioni geopolitiche. In chiusura, si integra il punto di vista dell’ex presidente Donald Trump, esemplificativo delle tensioni tra sovranismo digitale e libertà d’impresa.
Il Dato come arma geopolitica del XXI secolo
Nel paradigma post-industriale, il dato personale è divenuto una risorsa strategica paragonabile al petrolio o ai semiconduttori.
META, grazie alla sua infrastruttura centralizzata e all’adozione di modelli predittivi alimentati da machine learning, detiene un potere informazionale senza precedenti: riesce a profilare individui e gruppi sociali su scala planetaria, a influenzarne le scelte e a modulare il discorso pubblico.

Architettura tecnologica e infrastruttura di sorveglianza
Le piattaforme di META integrano tecnologie di data harvesting avanzato: tracciamento cross-platform, analisi dei metadati, geolocalizzazione, riconoscimento facciale, sentiment analysis e modelli comportamentali adattivi.
Tali dati non vengono trattati solo internamente, ma anche mediante Software Development Kit (SDK) e Application Programming Interface (API) distribuiti in migliaia di app terze, ampliando l’ecosistema di sorveglianza digitale oltre i perimetri controllabili dagli utenti.
Criticità regolatorie negli Stati Uniti: limiti strutturali e paradossi normativi
Nonostante sia una società americana, META costituisce un elemento critico per la sicurezza interna. I suoi strumenti sono stati sfruttati da attori stranieri ostili (es. Internet Research Agency russa) per veicolare disinformazione e polarizzare l’opinione pubblica durante eventi elettorali sensibili (vedi Presidenziali 2016).
A livello normativo: La Sezione 230 del Communications Decency Act (1996) garantisce immunità legale alle piattaforme per i contenuti generati dagli utenti.

Questa disposizione, definita dal Presidente Donald Trump come “una minaccia alla democrazia”, è sempre più contestata da ambo gli schieramenti politici per l’effetto distorsivo che esercita sull’accountability delle Big Tech.
Le proposte di riforma antitrust (American Innovation and Choice Online Act, Open App Markets Act) restano bloccate al Congresso per l’influenza delle lobby tecnologiche.

La concentrazione del potere informativo in un numero ristretto di aziende viola il principio di neutralità sistemica e rischia di generare effetti monopolistici con impatti extraterritoriali.
Donald Trump ha pubblicamente accusato META e i suoi omologhi di “soffocare il dissenso conservatore”, denunciando una forma di “censura algoritmica”. La sua amministrazione (2017–2021) ha più volte minacciato azioni esecutive contro Facebook e Twitter, accusandoli di abuso di potere e interferenza politica.
L’Europa e la sfida della sovranità digitale
L’Unione Europea, pur protetta formalmente dal Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR), rimane vulnerabile.
META continua a trasferire e trattare dati di cittadini UE negli Stati Uniti, spesso in violazione dei principi stabiliti dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (vedasi sentenza Schrems II).
Il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA) tentano di rispondere con nuovi obblighi in tema di: trasparenza algoritmica; responsabilizzazione dei gatekeeper digitali; obblighi di risk assessment e content auditing.
Tuttavia, l’effettiva efficacia di queste misure dipenderà da un robusto sistema di enforcement e dalla cooperazione transatlantica, ancora debole.
Algoritmi opachi, polarizzazione e rischi sistemici
Il modello algoritmico di META, incentrato sull’engagement-driven design, tende a favorire contenuti polarizzanti, con effetti di radicalizzazione, echo chambers e distorsione cognitiva.
L’opacità degli algoritmi (“black box AI”) impedisce qualsiasi audit esterno efficace e rende le istituzioni pubbliche incapaci di gestire gli impatti sociali sistemici derivanti da: disinformazione virale automatizzata; deterioramento del discorso pubblico; esposizione a contenuti destabilizzanti in contesti di crisi geopolitica (es. guerre, pandemie, elezioni).
Scenari Futuri: rischi geopolitici e sovranità tecnologica
META si configura come un attore parastatale capace di condizionare dinamiche democratiche interne e di influenzare alleanze internazionali. Gli Stati Uniti si trovano davanti a una contraddizione strategica: regolamentare le proprie Big Tech significa limitare un asset di soft power, ma ignorarne le criticità può compromettere la stabilità nazionale.
L’Europa, invece, rischia di perdere definitivamente la leadership tecnologica se non riesce a sviluppare un ecosistema digitale autonomo.
L’alternativa a una governance algoritmica opaca è la costruzione di un’architettura digitale basata su interoperabilità, auditing pubblico e sovranità dei dati.Come affermato da Donald Trump: “Non possiamo permettere che una manciata di aziende della Silicon Valley decidano chi può parlare, cosa può essere detto e chi può essere eletto.” Il futuro della democrazia liberale si giocherà anche sul campo della regolamentazione tecnologica.
Lasciare che siano solo le dinamiche di mercato a determinare le regole significa abdicare alla responsabilità sovrana in favore di un’oligarchia digitale.
*Esperta Relazioni internazionali, istituzioni e diritti umani (ONU)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
