Lotta alla droga: viaggio nel mondo della Yaba, tra origini thailandesi e rapporto con l’Italia. L’esplosione del consumo tra i giovani

Di Giusy Criscuolo

Roma. Dal giugno 2017, anche in Italia è stata conosciuta dal grande pubblico la Yaba o Yah bah detta comunemente “droga della pazzia” o “droga di Hitler”. Chiamata in origine, come “droga dei cavalli”.

La Yaba o Yah bah detta comunemente “droga della pazzia”

Lo scorso anno un maxi sequestro operato dai Carabinieri della Compagnia di Roma Casilina porta agli onori della cronaca il rinvenimento di 5.300 dosi e l’arresto di numerose persone. Da questo momento ha continuato a circolare maggiormente.

A maggio scorso, nel corso del Capodanno bengalese, i Carabinieri della Stazione Quadraro di Roma hanno arrestato due cittadini bengalesi con indosso con 281 pasticche di questo stupefacente e circa 1.300 euro che sarebbero il frutto della vendite.

A luglio, i militari del Quadraro hanno fermato due bengalesi, senza fissa dimora e con precedenti che possedevano una bustina di cellophane che conteneva 12 pasticche di Yaba. Oltre a 275 euro, presumibilmente frutto dello spaccio.

La Yaba è una combinazione di un numero di stimolanti, le cui sostanze principali che compongono il farmaco sono la caffeina e la metanfetamina. E’ una droga molto popolare in Asia con grandissima diffusione in Thailandia, dove trova le sue origini. Sono minuscole compresse di colore arancione/rosso di circa 5 mm di diametro e sul dorso della pastiglia si trova un logo in rilievo come “R” o “WY”. Come succede per altre droghe anche per la Yah bah ci sono molte copie che non contengono alcun tipo di metanfetamine o derivati, come quelle provenienti dalla Birmania, dal Laos o dalla Cambogia (il famoso Triangolo d’oro della droga) che vengono tagliate con l’eroina. Per questo la qualità delle Yah bah può variare a seconda della fonte di provenienza.

Chi ne fa uso preferisce fumarla utilizzando carta stagnola o in un ampolla di vetro, sebbene possa essere ingerita per via orale o schiacciata e sniffata.

A creare questo mercato criminale è stata una donna thailandese, “Kalyan Aramchayanan”. La quale ha fatto studiare ai figli chimica a Taiwan con lo scopo di farli tornare per produrre la prima metanfetamina della Thailandia.

Kalyan Aramchayanan

Inizialmente, visto che era usata come “medicina per cavalli” il suo marchio era registrato come il primo produttore di farmaci per equini nel Paese asiatico. Successivamente fu prodotta, testata e venduta come droga eccitante.

Nel 1987, ritenuta illegale,  fu bandita dalla Thailandia, anche come medicina per i cavalli.

“Kalayan Aramchayanan” di nome Gillian, è stata incarcerata con il marito ed i figli ed è attualmente detenuta nella prigione di Long Yai. Colpisce che in Thailandia la pena per chi produce e spaccia sostanze stupefacenti sia di 20 anni, senza possibilità di appello. Purtroppo i produttori dello stupefacente sono scappati all’arresto, altri sono rimasti invece nel Paese, continuando nell’attività della signora Gillian ed iniziando così un commercio con l’estero.

Elia Del Borrello, medico legale, tossicologa ed ex responsabile del Laboratorio di Tossicologia Forense dell’Università di Bologna spiega a Report Difesa cosa sia questa droga che viene troppo spesso sottovalutato.

Elia Del Borrello

“Essendo uno stupefacente sintetico spiega – i gruppi funzionali dello stesso possono essere alterati in base agli elementi che lo compongono. Gli effetti conosciuti sono quelli delle metanfetamine come aggressività, allucinazioni, disinibizione, ipertermia. Il problema è che ci troviamo nell’era dove le sostanze sintetizzate decenni fa, subiscono un’evoluzione continuativa che è quella di spostare dei gruppi funzionali con sostanze chimiche che producono effetti che non sempre sono noti. Né a brevissimo termine (effetto tossico immediato) né dal punto di vista del follow up a lungo termine, poiché i danni cronici si sviluppano con il tempo e non si riesce a ricollegare il nesso causale diretto con la sostanza”.

“Ci sono soggetti – aggiunge la Del Borrello – che hanno un assetto genetico particolare e che non riescono a metabolizzare le molecole contenute nella sostanza con il rischio di crisi immediate e ci sono invece soggetti che posseggono un assetto genetico che non le rigetta nell’immediato, perché è come se avessero metà sistema cromosomico che le metabolizza e metà no. Si parla di metabolizzatori lenti o intermedi che a volte associati ad un farmaco banale, preso a distanza di tempo e per un qualsiasi malessere, vanno ad intasare il sistema genetico, scatenando reazioni gravi a volte irreversibili e che potrebbero causare la morte. Solo attraverso l’esame tossicologico e quello genetico si può risalire a questa causa che si chiama polimorfismo genetico”.

La Del Borrello sottolinea come ci sia una banalizzazione di questo uso, poiché il soggetto non è in grado di difendersi e comprendere la negatività della sostanza a causa di un effetto “buonista” che gli viene dato. La cosa più preoccupante è che, essendo droghe che costano poco, vanno in mano ai più giovani. “L’immissione della sostanza sul mercato – evidenzia ancora l’esperta – si basa sul gradimento immediato della stessa. Le sostanze vengono spacciate e mimetizzate con un’aria di buonismo attraverso dei palliativi che le rendono più gradevoli, come aromi all’arancia, alla vaniglia o alla fragola e vengono utilizzati colori appariscenti e divertenti che colpiscono la psiche del ragazzo rendendo la stessa innocua agli occhi di chi la compra.”

Emerge un altro grave problema sul tessuto sociale che si chiama “Fattanza”. “I ragazzini – sostiene il medico legale – hanno bisogno di partecipare e stare nel gruppo.. Si è dunque scatenato il fenomeno della fattanza. Se tutti si fanno anche io mi devo fare di qualcosa, altrimenti sono diverso dagli altri e rischio di essere emarginato. Quindi accade che, qualsiasi cosa trovano al momento la prendono, perché non possono far vedere che loro sono diversi dal gruppo”.

La Del Borrello ci chiarisce che la grande quantità di Yah Bah che circola in Italia, viene esportata dall’estero dove ci sono grossi laboratori che producono grandi quantità. Il commercio è gestito dalla criminalità organizzata, ma ciò non esclude i piccoli laboratori artigianali dove vengono sintetizzate queste sostanze.

La differenza tra “i piccoli chimici” e la criminalità organizzata è nell’interesse dell’ultima di garantire una continuità di spaccio e una copertura su ampie zone. Ci sono poi le localizzazioni che interessano i singoli “prodotti” e dove sono più richiesti. Purtroppo c’è una globalizzazione del fenomeno dove vengono sfruttate le condizioni socio economiche di un paese, o del vizio o del benessere o della povertà o del degrado sociale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Autore