USA-Cina: Taiwan vale più di una distensione

Di Fabrizio Scarinci

WASHINGTON. Il clima di distensione che Donald Trump e Xi Jinping hanno cercato di instaurare nel corso del loro recente incontro di Pechino potrebbe presto subire una brusca interruzione.

Il Presidente statunitense Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping durante uno dei loro incontri bilaterali

Il pomo della discordia è, ovviamente, ancora Taiwan, che la Cina considera una provincia ribelle da riannettere e gli USA un cruciale presidio al fine di contrastare la crescita militare marittima di Pechino.

A tal proposito, sebbene il Presidente americano abbia dato l’impressione di voler abbandonare il muro contro muro con la Repubblica Popolare riguardo alla questione, dichiarando di voler tenere in sospeso la vendita di 14 miliardi di dollari di armamenti a Taipei approvata dal Congresso in attesa di valutare il comportamento dei cinesi e che, al di là del suo supporto al mantenimento dello status quo, un conflitto a 9.500 miglia di distanza per difendere l’isola non sarebbe certo la cosa di cui gli USA avrebbero più bisogno, dopo la diffusione della notizia di un suo possibile faccia a faccia con il Presidente taiwanese Lai Ching-te al fine di discutere della faccenda la tensione tra Washington e Pechino è subito tornata a salire.

Il Presidente taiwanese William Lai Ching-te – Credit – Taipei Economic and Cultural Representative Office in Japan
In effetti, un simile colloquio infrangerebbe un rigidissimo tabù esistente dal 1979; anno in cui Washington interruppe definitivamente le proprie relazioni ufficiali con Taipei. Già durante il suo primo mandato, Trump ebbe un colloquio con l’allora presidente taiwanese Tsai Ing-wen; un episodio che scatenò una furiosa protesta diplomatica da parte della Cina, portando il tycoon a comprendere quanto la questione fosse delicata.
In ogni caso, però, al di là dei giudizi sulla condotta e sulle dichiarazioni di Trump, l’ultimo risvolto di questa intricata vicenda assume comunque un carattere piuttosto significativo, dimostrando come, al di là della necessità di stemperare i toni con Pechino, Washington non possa assolutamente permettersi di abbandonare al proprio destino quello che, al momento, si configura, senz’ombra di dubbio, come il luogo strategicamente più rilevante della partita con la Cina.
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