Di Giuseppe Gagliano*
VARSAVIA. Nel cuore del Mar Baltico, mentre le acque restano apparentemente tranquille, la Polonia si addestra per una guerra che non ha ancora un nome ma già un volto: quello dei droni marini autonomi.

Le attività top secret che si svolgerebbero intorno alla Base navale di Gdynia, coordinate dalle Forze speciali JW Formoza, disegnano un quadro chiaro:
Varsavia non vuole farsi trovare impreparata di fronte a un’eventuale escalation ibrida con la Russia.
Non si tratta solo di protezione costiera, ma della volontà di dominare lo spazio subacqueo e cibernetico che oggi rappresenta il vero campo di battaglia.
L’ombra lunga del Mar Nero
A ispirare i polacchi sono state le spettacolari operazioni navali ucraine nel Mar Nero: droni di superficie guidati da intelligenza artificiale hanno colpito e affondato navi russe, in particolare nel caso dell’attacco alla Ivanovets nel 2024.

Kiev ha dimostrato che anche una potenza navale minore può mettere in crisi un avversario convenzionalmente superiore, usando tecnologia, mobilità e sorpresa. E Varsavia, osservando, ha imparato.
Chi è Havoc AI e cosa vuole fare la Polonia
L’azienda statunitense Havoc AI, specializzata in piattaforme autonome aeree e marittime, è ritenuta la fornitrice dei nuovi droni marini in fase di test. Non ci sono conferme ufficiali, ma tutto fa pensare che i sistemi siano progettati per missioni di ricognizione SIGINT, mappatura sonar, guerra elettronica e, in caso di necessità, azioni d’attacco.

Si tratta di strumenti ideali per penetrare nelle acque contese del Baltico, dove la vicinanza con l’enclave russa di Kaliningrad rappresenta una fonte costante di tensione.
La nuova architettura della deterrenza baltica
Questi esperimenti vanno letti nel più ampio contesto della strategia polacca di deterrenza avanzata.
La missione NATO “Baltic Sentry”, lanciata nel dicembre 2024, prevede il pattugliamento delle infrastrutture critiche – gasdotti, cavi dati, piattaforme offshore – con droni sottomarini e UAV, tra cui i Puma RQ-20 forniti dagli Stati Uniti.
La collaborazione con Washington si fa sempre più stretta: oltre ai droni, la Polonia ha acquistato F-35, HIMARS e MQ-9 Reaper, investendo in una postura militare tecnologicamente avanzata.

Intelligence, risorse e potere
Sul piano geoeconomico, l’importanza del Baltico è cresciuta ulteriormente dopo la scoperta di un vasto giacimento petrolifero al largo dell’isola polacca di Wolin, uno dei più significativi dell’intera area nord-europea.
Proteggere queste risorse è ormai questione di sovranità energetica.
E proprio per intercettare eventuali minacce, la Marina polacca ha varato l’ORP Jerzy Różycki, una nave SIGINT progettata per raccogliere segnali e tracciare movimenti sottomarini – inclusi quelli di droni autonomi e flotte ombra russe.

Un’alleanza operativa con gli Stati Uniti
Gli accordi tra Polonia e Stati Uniti superano la logica della semplice fornitura militare.
Si tratta di un’alleanza operativa: scambio di intelligence, interoperabilità tra forze speciali, esercitazioni congiunte.
In questo schema si inseriscono i droni Havoc AI, che, se confermati, rappresenterebbero il passo successivo nella proiezione del potere marittimo autonomo.
Una risposta asimmetrica alla crescente aggressività russa, e un segnale chiaro a Mosca: il Baltico non è più un cortile sotto osservazione, ma un campo minato di tecnologie intelligenti.
Conclusione: una guerra che non si vede, ma si prepara
Il Mar Baltico è oggi uno dei principali laboratori della guerra ibrida e tecnologica.
La Polonia si sta muovendo per trasformarsi da linea difensiva dell’Alleanza in piattaforma attiva di contenimento.
Il ricorso a droni marini autonomi, come quelli testati in collaborazione con aziende statunitensi, è solo l’ultima evoluzione di una strategia che unisce tecnologia, deterrenza e diplomazia militare.
In un’epoca in cui i confini non si tracciano più con le mappe ma con i segnali radar, i bit e i sonar, il vero potere è quello che si muove nell’invisibile.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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