MARINERIA: LA STORIA DELLO “SS ADDINGTON”, GLORIOSO PIROSCAFO INGLESE CHE SOLCÓ I MARI D’ITALIA E SALVÓ VITE UMANE

Di Gerardo Severino*

PALINURO (SALERNO). Sul finire del mese di aprile del 1894, nei pressi di Palinuro, in provincia di Salerno, l’ennesimo naufragio stava per trasformarsi in una delle tante tragedie del mare.

A salvare l’equipaggio e lo stesso Brigantino italiano colto dal fortunale fu il Capitano e i marinai di uno sconosciuto piroscafo inglese, lo “S.S. Addington”, che da circa dieci anni svolgeva la sua silenziosa attività in ambito mercantile.

Palinuro in una cartolina degli anni Cinquanta

Quella che segue è la sua storia, il cui triste epilogo ci fa comprendere quanto sia stata lunga e, purtroppo, sfortunata la vita di un bastimento che aveva sin lì solcato i mari di mezzo mondo, trasportando ricchezza e cultura, ma anche combattuto con onore durante la “Grande Guerra”.

Da Howdon a Yarmouth. Storia di un glorioso bastimento (1883 –  1929)

 Il piroscafo “S.S. Addington” (poi ribattezzato “Botte”) fu una nave da carico, a vapore e a vela, costruita nel 1883 presso il celebre cantiere navale “H S Edwards, Sons & Craig” di Howdon, sul fiume Tyne in Inghilterra.

L’imbarcazione, completata nel gennaio 1884, apparteneva in quel momento agli armatori “Hinton Bros. & Co”, operanti nel porto di Londra, presso il cui Registro Navale era iscritta, con il numero ufficiale 89513 e con il segnale distintivo JDFW, i quali l’affidarono al Capitano J. Blackburn (1).

Con una stazza di 1613 tonnellate, lo “S.S. Addington” era lungo 260 piedi e largo 36, con una stiva profonda circa 18 piedi.

La nave ebbe una lunga vita, operando sotto diverse Compagnie Marittime.

Nel 1886 appartenne, infatti, alla “T. Nelson & Son”, di Londra; dal 1889 alla “G.B. Harland & Co”, Albert Terrace, West Hartlepool; nel 1902 fu, invece, acquistata dalla “Robson Brown & Sons”, di Londra. Nel 1918 passò all’Armatore Arthur Morphy, sempre di Londra, mentre nel 1923, infine, fu acquistata dall’Armatore E.B. Borjesson, di Lidingö Villastad, Svezia, il quale ribattezzò il mercantile con il nome di “Botte”.

 Occorre aggiungere che il piroscafo “S.S. Addington” non ebbe sempre vita facile nel suo peregrinare tra i mari e gli oceani nei quali s’avventurò.

Il 5 febbraio del 1898, tanto per citarne una, dopo nove giorni di navigazione da Baltimora verso Bergen (Norvegia), trasportando un carico di 9 mila bushel di segale, lo “S.S. Addington” giunse a St. John’s (Terranova) con la prua sfondata da un blocco di ghiaccio e la stiva di prua quasi del tutto allagata. L’incidente era avvenuto il giorno precedente nei pressi di Cape Race. Riparato alla meglio, il mercantile inglese riprese il mare, navigando ancora per moltissimi anni.

La nave da carico “S.S. Addington” svolse, infine, un ruolo fondamentale in operazioni navali per conto dell’Ammiragliato, durante la Prima Guerra Mondiale. L’imbarcazione fu danneggiata da un attacco nemico, ma venne successivamente recuperata dai rimorchiatori della Royal Navy, nel marzo del 1916.

Gli Archivi della Royal Navy ci ricordano, poi, che il suo comandante, il Capitano William Turnbull, un 59 enne, morì il 16 marzo del 1917 e fu sepolto nel cimitero comunale di Fécamp (Le Val Aux Clercs), in Francia.

Il suo tramonto lo avrebbe colto ben quarantasei anni dopo la sua costruzione.

Il 6 luglio del 1929, durante un viaggio da Lysekil (Svezia) a Rouen (Francia), con un carico di pietra e un equipaggio di 18 persone, il vecchio “SS Addington” (ora “Botte”) si incagliò su un banco di sabbia al largo di Great Yarmouth, nel Mare del Nord.

Il mare in burrasca si abbatté inesorabilmente sulla nave, riducendola in pezzi, senza pietà. L’intero equipaggio salì sull’unica scialuppa rimasta intatta. I naufraghi furono, per fortuna, recuperati dal piroscafo Olandese “Guilderland”, che li sbarco a Hull.

A 35 anni dal naufragio del “Giovannino”, di cui tratteremo a breve, il Capitano e i marinai del glorioso bastimento inglese avrebbero goduto anche loro della filantropica azione messa in piedi da marinai di un altro Paese, segno evidente che il mare, nell’affratellare le genti che lo vivono, non ammette confini e barriere.

Il salvataggio del Brigantino-goletta “Giovannino” (Palinuro, 21 aprile 1894)

Il 21 aprile del 1894, un terribile fortunale spinse il “Giovannino”, un Brigantino-Goletta da 131 tonnellate di stazza, iscritto presso il Compartimento Marittimo di Palermo, sulle ripide scogliere di Capo Palinuro, l’ultimo avamposto a Sud della Provincia di Salerno.

Il naufragio del Giovannino nei pressi di Capo Palinuro (1894)

L’unità rischiò seriamente d’affondare, mentre l’equipaggio cercò in qualche modo di farsi notare da riva.

Per fortuna le disperate manovre dei poveri naufraghi furono notate proprio dallo “S.S. Addington”, che da Napoli si trovava in navigazione verso la Sicilia. In quel contesto storico la nave apparteneva (dal 1889) alla “G.B. Harland & Co”, Albert Terrace, West Hartlepool  (2).

Ebbene, con le proprie scialuppe di salvataggio, i marinai e lo stesso Capitano inglese, R. W. Willis si prodigarono con tutte le loro forze, salvando così colleghi italiani da sicura morte, così come fu soccorso lo stesso “Giovannino”, il quale, in seguito, venne recuperato e rimorchiato sino al porto di Milazzo, ove fu poi restaurato (3).

Il Capitano Robert William Willis (1869–1913) era stato in gioventù un ufficiale di Marina, ma anche un bravo pittore. Aveva prestato servizio nella Royal Navy per alcuni anni, prima di passare alle Marina Mercantile, ma egli è anche ricordato, in particolare, per i suoi schizzi e acquerelli raffiguranti paesaggi costieri, tra cui storici cantieri navali e località della costa inglese.

Della “Giovannino”, infine, sappiamo solo che nel 1914 era di proprietà degli Armatori Antonina Lignarolo Taranto e Pasquale Sconzo, di Palermo (4).

Ebbene, la generosa azione non fu per fortuna dimenticata dalle Istituzioni italiane, tant’è vero che nel settembre dello stesso anno al Capitano Willis fu concessa la Medaglia d’argento al Valor di Marina (5), conferimento che venne reso noto anche nel Regno Unito, grazie ad una rivista specializzata, la quale evidenziò gli estremi più salienti dell’eroico salvataggio (6).

NOTE 

  1. Turnbull’s Sheamschip Insurance Resister, North Schields, W.J. Potts, 1899, pag. 4.
  2. La società “George B. Harland & Co.” era stata fondata nel 1883 con il suo primo piroscafo, “La Duchessa”. Oltre a possedere undici navi nel corso della propria attività, l’azienda si occupava anche della gestione di navi.
  3. Ministero della Marina – Direzione Generale della Marina Mercantile, Sulle condizioni della Marina Mercantile Italiana al 31 dicembre 1894, Roma, Tipografia Helzeviriana, 1894, pag.209.
  4. La Trinacria. Annuario di Sicilia- Anno 1914 . Palermo, F. Pravatà Editore, 1914, pag. 290.
  5. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, n. 224, in data 24 settembre 1894, pag. 4660.
  6. The Nautical Magazine and Journal of The Royal Naval Reserve, London, Simpkin, Marchal, Hamilton e Co, 1894, pag. 771

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare. Membro del Comitato di Redazione di Report Difesa

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