Marocco: la malattia di Re Mohammed VI, Padre della Nazione e la futura situazione politica del Paese

Di Giuseppe Gagliano*

RABAT. La brezza del Mediterraneo non riesce a spegnere la tensione che aleggia intorno al Palazzo Reale.

Mentre il Marocco si prepara a celebrare il Giorno del Trono, ricorrenza che segna i ventisei anni di regno di Mohammed VI, la voce popolare è in fermento: il Re, dicono alcuni, sarebbe gravemente malato.

Il re del Marocco, Mohamed VI in una visita ufficiale

Leucemia linfatica cronica, stadio avanzato, secondo un post su X diventato virale oggi.

Si parla di chemioterapia, di un trattamento già iniziato e di un imminente trasferimento a Parigi per proseguire le cure.

Ma dal Palazzo Reale nessuna conferma, nessuna smentita. Solo silenzio. Un silenzio che pesa come una sentenza e che rischia di alimentare più che dissipare i timori.

Tra mito e realtà

Mohammed VI non è un monarca qualsiasi.

È “Amir al-Mu’minin”, Comandante dei Fedeli, custode di una tradizione che affonda le radici nel XIII secolo e di un’autorità che non si limita alla politica, ma abbraccia anche la dimensione spirituale.

Sotto il suo Regno, il Marocco ha conosciuto anni di modernizzazione: grandi opere infrastrutturali, la nascita della Nuova Capitale Amministrativa, la normalizzazione dei rapporti con Israele attraverso gli Accordi di Abramo, e persino il riconoscimento americano della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale.

Eppure, dietro questa facciata di efficienza e progresso, la figura del Re ha sempre conservato un’aura di mistero.

A differenza del padre, Hassan II, uomo di potere e di parola, Mohammed VI ha preferito un profilo basso, fatto di poche apparizioni pubbliche e lunghe permanenze in Francia.

La sua salute, tema tabù in un Paese che venera la monarchia, è stata oggetto di speculazioni già nel 2018 (operazione al cuore a Parigi), nel 2020 (nuovo intervento a Rabat), e nel 2023, quando un media francese ipotizzò la sarcoidosi, una malattia autoimmune. Oggi, le voci sulla leucemia riaprono vecchie ferite.

Un’altra immagine del Re del Marocco

Il peso del silenzio

In un Paese come il Marocco, dove la monarchia è garante della stabilità, il silenzio del Palazzo non è mai neutro.

Da un lato, riflette la tradizione di riservatezza che circonda la figura del Re; dall’altro, rischia di creare un vuoto che le voci riempiono con ipotesi sempre più fosche. Le immagini recenti, che ritraggono un Mohammed VI visibilmente indebolito durante una cerimonia religiosa, hanno solo alimentato il sospetto.

Si tratta davvero di una sciatica, come suggeriscono fonti ufficiali, o di qualcosa di più grave?

Gli osservatori più attenti ricordano che già in passato, come nei giorni della “Primavera Araba”, il Marocco è riuscito a evitare la destabilizzazione grazie alla capacità del Re di presentarsi come Padre della Nazione.

Ma oggi la situazione è diversa. L’economia, pur in crescita, resta segnata da profonde disuguaglianze. E la fiducia nei confronti delle istituzioni è fragile.

Una questione di successione

Se le voci fossero vere, il futuro del Marocco dipenderebbe da un nome: Moulay Hassan.

A soli 22 anni, il principe ereditario si è già fatto notare sulla scena internazionale.

Educato in scuole d’élite, poliglotta, è apparso accanto al padre in diverse occasioni ufficiali e ha rappresentato il Paese al funerale di Papa Francesco.

Ma basteranno la sua giovane età e la sua formazione per garantire continuità a una monarchia che regge l’equilibrio tra tradizione e modernità?

Il Regno al crocevia

C’è un paradosso che accompagna la monarchia marocchina: più cerca di aprirsi al mondo, più sembra chiudersi nel silenzio quando si tratta del Re.

Ma questa strategia, efficace nei decenni passati, potrebbe non reggere nell’era dei social network e dell’informazione istantanea.

Le speculazioni sulla salute di Mohammed VI, pur non confermate, pongono un interrogativo più ampio: può il Marocco continuare a fondare la sua stabilità su una figura sola?

O è tempo di ripensare il patto tra monarchia e popolo, rendendo più trasparente un sistema che, finora, ha prosperato dietro le quinte?

Finché il Re tace, il Paese trattiene il fiato. Ma in politica, come in natura, il vuoto non dura mai a lungo.

* Presidente Centro Studi Cestudec

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