Medio Oriente: Gaza al centro di conflitti dal 332 a. C.. L’impiego di Bersaglieri e Carabinieri nelle operazioni britanniche in Palestina contro i turchi (1917-1918)

Di Gerardo Severino

GAZA CITY (STRISCIA DI GAZA) – nostro servizio particolare.  Nel 1922, a 4 anni dalla fine della “Grande Guerra”, per effetto del noto “Trattato di Sèvres” (10 agosto 1920), la Palestina, allora con una superficie di 30 mila chilometri quadrati e 700 mila abitanti, divenne “simbolicamente” uno Stato indipendente dell’Asia occidentale mediterranea, con Capitale Gerusalemme.

Una mappa della regione dopo il Trattato di Sevres

Di fatto, divenne uno Paese amministrato dal Regno Unito “per mandato” della Società delle Nazioni.

Sappiamo tutti cosa accadde nel 1948, con la proclamazione dello Stato d’Israele, ma pochi, in realtà, conoscono le vicende legate al passato di questa terra martoriata, crocevia di una storia millenaria e fulcro delle tre principali religioni monoteistiche oggi presenti nel mondo.

Quasi del tutto sconosciute sono, poi, quelle legate al Primo conflitto mondiale, allorquando la Palestina, assieme alla Giordania faceva parte (dal XVI Secolo) dell’Impero ottomano, nell’ambito di quella parte meridionale di un’unica Regione turca: l’immensa Siria.

Ebbene, fu proprio nel corso di tale conflitto, che vi si combatterà, tra il marzo e il novembre del 1917, una durissima battaglia fra gli Imperi Centrali e quelli dell’Intesa, battaglia culminata con l’occupazione di Gerusalemme, nel novembre dello stesso ‘17, da parte del Corpo di Spedizione inglese del Generale Edmund Allenby, del quale peraltro faceva parte anche un contingente italiano.

Il Generale Edmund Allenby, Comandante del Corpo di Spedizione inglese

E fu proprio in quel delicatissimo contesto storico (in Italia si stava vivendo il dramma di Caporetto) che si verificò la terza e ultima, decisiva battaglia di Gaza, città e Terra che oggi vogliamo ricordare in modo particolare, nel quadro del dramma che, se da un lato riguarda fisicamente la Palestina e Israele, dall’altro coinvolge inevitabilmente e appieno le coscienze del mondo intero.

La ritirata delle truppe italiane a Caporetto

GAZA NELL’AMBITO DELLA STORIA MILITARE  (332 a. C. – 1917)

Come gran parte dei lettori di Report Difesa già sa, Gaza e la sua martoriata “Striscia” sono state al centro di contese, guerre e combattimenti di ogni sorta.

Il primo di questi combattimenti risalirebbe al 332 a. C., allorquando l’antica città fu posta d’assedio nell’ambito della spedizione di Alessandro Magno contro Dario III, Re di Persia, impresa che ebbe luogo dopo la caduta di Tiro, nel mese di settembre.

A questo episodio seguì, poi, la “Battaglia di Gaza” del 312, sempre a. C., vedendo contrapporre gli Eserciti di Tolomeo e di Seleuco, che ne uscirono vincitori, contro quello guidato dal giovane Demetrio, figlio di Antigono.

Tra il 104 e il 78 a. C., Gaza fu nuovamente assediata, questa volta da Alessandro Gionata, Re di Gerusalemme, col pretesto che gli abitanti avevano chiamato in loro aiuto il Cipriota Tolomeo, detto “Il Laturo”.

Passarono poi molti secoli e fu solo nel 1239 d. C. che Gaza fu nuovamente interessata dallo crepitio delle armi.

Ci riferiamo alla 6^ Crociata, allorquando, il 13 novembre ebbe inizio una durissima battaglia tra i Cavalieri cristiani capeggiati dai Conti Giovanni di Bar e Amalrico di Montfort, diretti in Egitto, contro i musulmani, quest’ultimi di gran lunga superiori.

Evento simile si verificò cinque anni dopo, quindi nel 1244, allorquando l’Esercito crociato, formato prevalentemente dai Cavalieri degli Ordini Religiosi, guidato da Roberto, Patriarca di Gerusalemme, marciò su Gaza contro le truppe inviate dal Sultano d’Egitto e comandate da Beibars.

E a Gaza è legata anche una delle imprese napoleoniche in Oriente.

Il 26 febbraio del 1799, infatti, durante la spedizione francese in Siria, Napoleone Bonaparte marciò in forze su Gaza, difesa, da Abdullah, pascià di Damasco, con i suoi Mammalucchi.

Napoleone Bonaparte a Gaza

La città fu presa il giorno seguente anche grazie al prezioso ruolo avuto dalla Cavalleria e dall’Artiglieria, comandante da Gioacchino Murat.

LE OPERAZIONI MILITARI DELL’INTESA IN PALESTINA (1917-1918)

Ai primi di febbraio del 1917, le Truppe inglesi, al Comando del Generale Murray, dopo aver assicurato la difesa del Canale di Suez e la conquista della Regione del Sinai, erano riuscite a ricacciare l’Esercito Turco al di là dell’antica frontiera con l’Egitto.

Il ritratto del Generale Murray

Ciò gli consentì di fissare il proprio Quartier Generale a FI Arisch.

Il riconosciuto successo militare consigliò agli stessi inglesi di proseguire le operazioni verso il Sud della Palestina, tenendo presente anche il fatto che nella Regione, la presenza Ottomana era in quel momento limitata a due sole Divisioni, entrambe poste agli ordini del Generale tedesco Kress von Hessenstein, il cui Quartier Generale si trovava a Tell-es-Sheria, a Nord dell’uadi Gaza (il uadi è il letto di un antico torrente).

Ebbene, nel mentre il Generale Murray si predisponeva per il prosieguo della campagna, disponendo del XX e XXI Corpo d’Armata, di un Corpo di Cavalleria, dell’”Anzac Mounted Division” e di un Corpo di Meharisti, i turchi ottennero dei rinforzi, ragion per cui, oltre al XXIII Corpo, al quale era affidata la linea dell’uadi Gaza, avrebbero potuto contare sulla 67^ Divisione attestata a Gerusalemme, la 27^ ad Haifa e la 16 e la 13^ di Cavalleria a Tell-es-Sheria.

I primi attacchi degli inglesi contro le posizioni di Gaza ebbero inizio il 26 marzo dello stesso 1917.

Nel tardo pomeriggio, quando la città era ormai quasi caduta, gli Inglesi furono però costretti al ritiro, in quanto durante la notte, i Turchi avevano ricevuto grossi rinforzi.

La seconda battaglia di Gaza si verificò, invece, tra il 17 e il 19 aprile successivi.

La città di Gaza fu però difesa strenuamente dai turchi, i quali avevano abilmente potenziato le difese tra Gaza a Be’er Sheva.

Gli Ottomani, attaccati dalle Divisioni britanniche gli tennero testa, supportati dalle loro forti postazioni d’Artiglieria.

A quel punto, il Generale Murray dovette sospendere l’offensiva.

Alla fine di giugno fu, quindi, sostituito dal Generale Edmund Allenby (1861 – 1936), già Comandante d’Armata sul fronte occidentale.

Il grande uomo d’armi avrebbe impiegato tutta l’estate per la necessaria preparazione del piano di operazioni, piano nel quale non sarebbero state estranee le Potenze Alleate dell’Intesa, vale a dire Francia e Italia: Paesi ai quali il Governo di Londra chiese di prendere parte ufficialmente alla campagna.

E ciò avvenne regolarmente, con l’invio in Medio Oriente di 3 Battaglioni dell’Esercito francese, agli ordini del Colonnello De Piépape, mentre dall’Italia giunse un Battaglione di Bersaglieri, rinforzato da un reparto di Carabinieri Reali, posto inizialmente agli ordini del Tenente Colonnello  Francesco D’Agostino, il quale sarebbe poi rimpatriato nel luglio del 1918, sostituito dal Tenente Colonnello Gustavo Pesenti.

 

Un’immagine di Carabinieri in Palestina

Il 31 ottobre 1918, il Corpo di Spedizione inglese, del quale facevano parte anche lo “Yeomanry Cavalry.” e “L’Imperial Carnei Corps”, attaccò la linea nemica che si stendeva lungo lo uadi Gaza e da questa città a Bir-es-Seba.

Yeomanry Cavalry. Un’immagine di Barnardo (1900).

In tale ambito, il Contingente italiano fu posto agli ordini del comandante del XXI Corpo d’Armata britannico e fu dislocato in prima linea, in uno dei punti più vulnerabili dello schieramento.

La linea turca fu rotta, e le truppe dell’Intesa avanzarono su tutto il fronte, tanto che già il 9 novembre, a due giorni dalla fine della terza battaglia di Gaza, Ascalona era conquistata, consentendo nei giorni seguenti l’inseguimento del nemico.

Il 13 novembre, la “Mounted Division”, dando vita ad una manovra avviluppante, arrivò così a Ka-thah, spezzando in due tronconi la nuova linea nemica.

La Cavalleria incalzava senza tregua,  mentre le Fanterie, con marcie lunghe e faticose attraverso la piana sabbiosa, soffrendo ogni sorta di privazioni e disagi, raggiunsero, il 16 novembre, Ramleh, Ludd e Giaffa.

Durante lo svolgimento di queste operazioni, il Contingente italiano fu impiegato a difesa delle linee di comunicazione.

Fu, poi, grazie ad un’abilissima manovra d’avvolgimento da Ovest e da Nord, che il Generale Allenby costrinse i turco-tedeschi a sgombrare Gerusalemme, evitando così un combattimento sotto le mura della Città Santa.

All’alba del 9 dicembre 1917, i velivoli britannici, che per primi sorvolarono Gerusalemme, annunziarono la ritirata del nemico, a cui seguiva immediatamente la resa della Guarnigione ottomana.

Presa Gerusalemme, la difficoltà dei rifornimenti impose, tuttavia, una sosta al prosieguo delle operazioni militari.

I Turchi, nel frattempo, avevano ricevuto nuovi rinforzi, riuscendo a ricostituire il proprio fronte sulla linea Kefri Sabè-Rafat-Tcll Asur-Giordano-Mar Morto.

Ebbe così inizio una logorante “guerra di posizione”, destinata a durare all’incirca un anno, prima che la “guerra di movimento” potesse riprendere vigore.

Il Generale Allenby impiegò tutto questo tempo per riorganizzare quelle che oggi potremmo definire le “Truppe della Coalizione”, dando così vita a nuove unità di Fanteria montata e, soprattutto, a migliorare i Servizi logistici e speciali, quali l’Aviazione.

I turchi, da parte loro, ottennero nuovi rinforzi, ma anche un nuovo Comandante, il Generale tedesco Liman Von Sanders.

Si giunse così al 19 settembre 1918, allorquando il Generale Allenby ordinò l’attacco delle posizioni turche, tra Rafaat ed il mare, travolgendone la difesa e dilagando per oltre 30 chilometri di profondità, sulle retrovie del nemico.

Il fulmineo attacco e la successiva, celerissima avanzata delle truppe montate, arrisero ben preso alla “Coalizione”, tanto che l’intero fronte nemico fu ben presto aggirato e rovesciato.

Le truppe ottomane, al fine di sfuggire alla stretta che la Cavalleria inglese stava compiendo, ripiegarono rapidamente e in disordine verso Nord.

Ben presto, la ritirata tattica si trasformò in fuga, tanto che i resti delle tre Armate turche che non erano caduti nelle mani della “Coalizione” riuscirono a stento a trovare scampo verso Damasco.

Il Generale Allenby spinse immediatamente il “Corpo di Spedizione” in direzione della stessa Damasco, la quale fu poi occupata il 1° ottobre, per poi continuare l’inseguimento in direzione di Beirut, lungo la costa, e su Aleppo.

Il giorno 8 era a Beirut, mentre il 26 ottobre 1918, a pochi giorni dalla fine, in Europa, dell’immane conflitto, le bandiere inglese, francese e italiana furono issate sui minareti di Aleppo.

La campagna di Palestina e Siria ebbe così fine.

I Turchi vi avevano perso ben 80 mila uomini, fra morti e prigionieri, di cui 3.500 austro-tedeschi, oltre ad un ingente quantitativo di mezzi e materiali.

Nonostante ciò, il dramma dei popoli che vivevano su quelle terre non si sarebbe dissolto con la proclamazione dello Stato di Palestina, sotto Protettorato inglese, ma avrebbe mantenuto accesa quella pericolosa fiammella che ancora oggi, purtroppo per chiunque viva sotto varie bandiere e religioni, innesca polveri destinate ad esplodere.

 EPILOGO

Il Battaglione italiano rimase in Palestina sino alla fine della “Grande Guerra”, mutando poi denominazione in “Corpo di Spedizione Militare italiano di Palestina”, aumentato fortemente in organici, tanto da raggiungere, nell’autunno dello stesso 1918, la forza di quasi 3 mila uomini, con un centinaio di ufficiali.

Esso era composto da un Battaglione di Fanteria, da una Compagnia di Bersaglieri, da un Battaglione di Fanteria formato da ex prigionieri liberati nell’avanzata degli Alleati, da una Compagnia di Carabinieri Reali con relativo Squadrone a Cavallo, oltre ai Servizi: Sanitario, Automobilistico e Veterinario.

Il “Corpo” rimase in Palestina sino all’agosto del 1919, per poi essere definitivamente sciolto in Napoli nel novembre dello stesso anno.

Allo stesso “Corpo di Spedizione” è legata anche la nascita di uno speciale reparto di Fanteria del Regio Esercito Italiano, i poco conosciuti “Cacciatori di Palestina”, la cui 1^ Compagnia fu costituita a Porto Said nel dicembre del 1917, posta agli ordini del Capitano Felice Mercuri.

Essa era composta interamente da volontari italiani residenti in Egitto.

In seguito, allorquando il Governo italiano dispose che tutti i cittadini italiani residenti in Egitto dal 1896 al 1900, validi alle armi, fossero incorporati nel “Corpo di Spedizione in Palestina”, la sua forza raggiunse quella di un Battaglione, reparto che assieme agli altri seppe distinguersi nei vari cimenti prima raccontati.

*Colonnello (Aus) della Guardia di Finanza – Storico Militare

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