Medio Oriente: Spagna, Irlanda e Norvegia annunciano il riconoscimento dello Stato palestinese. Proteste da Israele mentre Hamas esulta

Di Fabrizio Scarinci

TEL AVIV. Nelle ultime ore, i governi di Spagna, Norvegia e Irlanda hanno annunciato la loro intenzione di riconoscere ufficialmente lo Stato palestinese a partire dal 28 maggio prossimo.

Quanto al governo spagnolo, tale iniziativa, non diversamente da quella di chiudere i porti alle navi utilizzate per trasportare armi in Israele, sembrerebbe avere molto a che fare con la volontà del Premier Pedro Sanchez di ricompattare il proprio elettorato, notoriamente filo-palestinese, in un momento potenzialmente molto delicato.

Il Premier spagnolo Pedro Sanchez

Non a caso, l’annuncio sarebbe stato dato durante l’audizione al Congresso nella quale, oltre a dare informazioni sulla situazione riguardante la Striscia di Gaza, il Primo ministro ha anche dovuto riferire sulle attività della moglie Begona Gomez, attualmente indagata per corruzione e traffico di influenze.

Ad ogni modo, il Premier sembrerebbe comunque piuttosto convinto del fatto che in nome di “pace, giustizia e coerenza”, sia ora giunto il momento di “passare dalle parole ai fatti” e riconoscere lo Stato Palestinese.

Sulla sua stessa lunghezza d’onda anche il suo omologo norvegese Jonas Gahr Store, che ha specificato come, a parere del suo governo, non possa esservi pace nella regione mediorientale senza uno Stato di Palestina, aggiungendo che la sua delimitazione territoriale dovrebbe basarsi sui confini del 4 giugno 1967 (ossia la data precedente all’inizio della Guerra dei sei giorni).

Venendo, infine all’Irlanda, il Primo ministro Simon Harris ha specificato come il riconoscimento dello Stato di Palestina rappresenti un sostegno inequivocabile alla soluzione dei due Stati, che, a suo parere, sarebbe l’unica via credibile verso la pace tra Israele e Palestina.

Soldati israeliani durante le recenti operazioni nella Striscia di Gaza

L’iniziativa in questione ha, ovviamente, suscitato l’entusiastica reazione da parte di Hamas, che, tramite Bassem Naim, un alto membro del proprio ufficio politico, ha affermato che il riconoscimento sarebbe frutto della coraggiosa resistenza palestinese (con la parola palestinese volta, molto probabilmente, ad identificare il proprio movimento).

Di segno diametralmente opposto è, invece, la reazione di Tel Aviv, che non fa mistero di ritenere i tre governi responsabili di aver lanciato ai palestinesi e al mondo intero il messaggio secondo cui il terrorismo pagherebbe.

Nelle scorse ore, oltre ad inviare note di protesta, il governo israeliano avrebbe anche provveduto a richiamare i propri ambasciatori in Norvegia e in Irlanda.

Resta, invece, al proprio posto quello in Spagna, anche se il ministro degli Esteri Katz avrebbe minacciato di richiamare anche lui nel caso Madrid dovesse procedere con il riconoscimento.

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