Medio Oriente: Tensioni sempre più crescenti tra Israele, USA e Iran

Di Giusy Criscuolo

Teheran. Se da una parte Teheran parla di probabile attacco ai suoi impianti nucleari, dall’altra Israele teme un duplice attacco per mano iraniana proveniente da Iraq e/o Yemen. Al canto del quale troviamo gli USA, che paventano una ritorsione a ridosso della data dell’uccisione del Generale Qassem Soleimani.

Lo scorso 25 dicembre il portavoce dell’IDF (Israeli Defence Force) Hidai Zilberman ha rilasciato un’intervista all’agenzia saudita Elaph.

Il portavoce dell IDF il Gen Hidai Zilberman – Credit Web

Zilberman ha rilasciato l’intervista dopo che, il 21 dicembre un sottomarino israeliano avrebbe apertamente attraversato il Canale di Suez. Il tutto dopo avere passato il vaglio dell’Egitto (questo secondo alcune fonti di intelligence araba, anche se i rumors sarebbero discordanti sulla notizia), per unirsi ad un sottomarino americano USS Georgia, che a sua volta avrebbe attraversato in contemporanea lo stretto di Hormuz (notizia confermata dal Pentagono). Entrambi i sottomarini erano diretti nel Golfo Persico.

Questi movimenti sembrerebbero legati ad un sempre più probabile scontro con l’Iran e sempre a detta di queste fonti di intelligence araba il messaggio, per nulla celato, sarebbe indirizzato a Teheran.

Zilberman avrebbe detto al quotidiano saudita che Israele sarebbe in possesso di informazioni che dimostrano che l’Iran sta sviluppando veicoli aerei senza pilota e missili intelligenti, le cui sedi sarebbero inquadrate tra Iraq e Yemen.

Sottomarino israeliano – Credit Reuters BAZ RATNER

Ha inoltre sottolineato che l’Iran avrebbe un’elevata capacità di utilizzare droni e missili a guida remota nei suoi probabili e futuri attacchi e che Israele sarebbe pronto a qualsiasi risposta militare.

Nell’intervista, il portavoce ufficiale dell’IDF, non esclude che l’Iran possa avviare un’azione militare contro l’America o Israele, nel primo anniversario dell’uccisione del comandante della Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria Iraniana, Qassem Soleimani. Assassinato il 3 gennaio 2020, in un attacco di droni statunitensi vicino all’aeroporto di Baghdad in Iraq.

Israele attraverso questa presenza navale ha cercato di trasmettere un messaggio a Teheran – Credit Web

A seguito del quale, ricordiamo, l’Iran ha effettuato numerosi attacchi alle basi della Coalizione in Iraq. Ricordiamo inoltre che pochi giorni fa, razzi delle milizie di Hezbollah hanno colpito la green zone a Baghdad, fortunatamente senza lasciare feriti. Le risposte agli attacchi, hanno indubbiamente aumentato la tensione, che vedrebbe Teheran come una “polveriera inesplosa”.

A dare una mezza conferma alle ipotesi lanciate da Zilberman, alcune notizie confermate da giornali arabi come il quotidiano kuwaitiano Al-Qabas, il quale avrebbe confermato che le guardie rivoluzionarie iraniane avrebbero trasferito missili intelligenti a corto raggio e droni ai loro sostenitori in Iraq. Dove le tensioni con le Forze Irachene stanno aumentando giorno dopo giorno.

Sottomarino USS Georgia nello stretto di Hormuz

Secondo il quotidiano, il trasferimento di queste armi in Iraq si sarebbe svolto in due fasi. La prima da Teheran a Kawthar Camp, uno dei più grandi campi nella parte occidentale di Ahwaz, e il secondo in Iraq attraverso il valico di confine di Shalamjah.

Ma sempre secondo questo rapporto sembrerebbe, che la Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria non avrebbe messo, questi missili e questi droni, a diretta disposizione delle fazioni della resistenza irachena, ma sembra li abbia immagazzinati in siti e in campi altamente sorvegliati e appartenenti alle fazioni armate irachene vicino a Teheran, nelle province meridionali dell’Iraq sotto la supervisione di ufficiali e del personale diretto della Forza Quds.

Secondo altre fonti arabe e anche riportate da questo quotidiano, sembrerebbe che l’Iran abbia inviato in Iraq due delle migliori unità di ufficiali della Guardia Rivoluzionaria, specializzate nel lancio di missili, oltre ad un’unità specializzata in droni, indicando che questi elementi stanno ricevendo ordini direttamente dal comandante della Forza Quds, Ismail Qaani, che ha recentemente visitato l’Iraq.

Scene del funerale di Qassem Suleimani – Credits Twitter

Secondo il rapporto, le Guardie rivoluzionarie potrebbero lanciare attacchi con queste armi nelle prossime settimane su diversi obiettivi che non si limiterebbero all’Iraq, ma potrebbero includere anche altri Paesi del Golfo. Le proiezioni sarebbero focalizzate tra la ricorrenza dell’assassinio di Qassem Soleimani e il passaggio della presidenza degli Stati Uniti da Trump a Biden.

Sempre secondo il rapporto, i media arabi e secondo i numerosi commenti twitter, l’attuale comandante delle forze rivoluzionarie Qaani, durante la sua recente visita in Iraq, avrebbe discusso con una serie di leader appartenenti alle fazioni irachene fedeli a Teheran, la possibilità di prendere misure direttamente contro Israele in risposta all’assassinio dello scienziato nucleare iraniano Mohsen Fakhrizadeh nel mese di novembre.

Ma quali scenari si potrebbero prospettare su un ipotetico attacco dell’Iran?

Secondo diversi analisti locali e confermato dall’analista e studioso delle guerre per procura nel Medio Oriente, Ranj Alaaldin, tra le diverse ipotesi messe sul tavolo, due potrebbero essere le più accreditate.

Elementi della Guardia rivoluzionaria iraniana – Credits Reuters Tasnim News Agency

La prima, potrebbe essere legata ai comportamenti “bellici” fino ad oggi adottati da Teheran. Che vedrebbe l’Iran nell’atto di eseguire attacchi di ritorsione limitati e “simbolici” come accaduto fino ad oggi in Iraq. Dove suoi esponenti o simpatizzanti delle milizie vicine a Teheran, hanno lanciato, in diverse occasioni, (non per ultima quella sulla green zone di Baghdad il 25 dicembre) raffiche di razzi, causando danni limitati.

Probabilmente con l’idea che questo possa scoraggiare gli avversari. Mettendo in conto che possa esserci il rischio che questi colpi a singhiozzo possano aprire la strada per una controffensiva operata dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. Risposta che potrebbe intensificare le asperità in essere creando degli effetti collaterali anche all’interno dell’Iraq stesso.

La seconda ipotesi vedrebbe l’Iran, nell’atto di avviare un ampio attacco preventivo contro gli Stati Uniti e/o contro i suoi alleati. Teheran sfrutterebbe la sua rete di “alleati intermediari” per condurre degli attacchi in tandem contro una serie di obiettivi regionali ben definiti, compresi gli stati arabi del Golfo. Questo porterebbe l’Iran a sottolineare la sua forza in loco, ma potrebbe anche attirare un grande contrattacco da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Ma è anche vero che questo sarebbe un rischio che Teheran, ad oggi, non potrebbe permettersi.

 

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