Mediterraneo orientale: la geometria dell’esclusione. Israele, Grecia e Cipro. Un asse aereo contro l’ascesa turca

Di Giuseppe Gagliano*

NICOSIA. L’incontro a Cipro tra i vertici delle Aeronautiche di Israele, Grecia e Cipro non è stato un semplice appuntamento tecnico tra militari.

Un F-15 dell’Aeronautica israeliana

È stato un atto politico, nel senso più pieno del termine.

L’assenza della Turchia non è una dimenticanza né un incidente di percorso: è il messaggio.

In un Mediterraneo orientale sempre più affollato di potenze e interessi divergenti, Tel Aviv, Atene e Nicosia stanno costruendo un perimetro di sicurezza che nasce proprio dall’esclusione di Ankara.

Il punto di partenza è una percezione condivisa: la Turchia non è più soltanto un vicino scomodo, ma un attore che sta ridisegnando gli equilibri regionali, dalla Siria a Cipro, fino alla prospettiva di un ruolo diretto a Gaza.

Per Israele, l’idea di una presenza militare turca nell’enclave palestinese rappresenta una linea rossa.

Per Grecia e Cipro, la proiezione turca nel Mediterraneo orientale è da anni una minaccia strutturale.

Lo spazio aereo come nuovo terreno di confronto

Il dialogo tra le tre Aeronautiche si è concentrato sul controllo dello spazio aereo, sulla cooperazione operativa e sul rafforzamento delle alleanze regionali.

Non è casuale. Oggi la superiorità aerea non è solo uno strumento militare, ma un moltiplicatore politico. Israele lo ha dimostrato nel recente confronto con l’Iran, affidandosi a una rete di partner regionali per garantire profondità strategica e libertà di manovra.

La Grecia guarda a questa cooperazione con un obiettivo preciso: costruire un ombrello di difesa aerea credibile, anche attraverso l’acquisizione di sistemi israeliani. Non è solo una scelta tecnologica, ma una dichiarazione di campo. Integrare sistemi, dottrine e catene di comando significa legare la propria sicurezza a quella di Israele, accettando implicitamente che il confronto con la Turchia si giochi anche sul piano militare.

Gaza e il nodo turco

Il dossier Gaza pesa come un macigno. Israele ha respinto l’ipotesi di una partecipazione turca a una forza internazionale di stabilizzazione, nonostante Ankara continui a proporsi come attore indispensabile.

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan

L’esclusione della Turchia da una conferenza dedicata a questa forza, ospitata dal comando statunitense in Qatar, rafforza l’idea di un isolamento progressivo.

Qui emerge una frattura più ampia. Da un lato, una rete di cooperazione che include Israele, Grecia, Cipro e Stati Uniti. Dall’altro, una Turchia che cerca spazi di manovra facendo leva sul vuoto lasciato da altri Paesi riluttanti a impegnarsi militarmente.

La partita non è chiusa, ma il segnale è chiaro: Tel Aviv non intende accettare Ankara come garante della sicurezza a Gaza.

Cipro, epicentro delle tensioni

Cipro resta il punto più sensibile. Nicosia ha portato alle Nazioni Unite un elenco dettagliato di violazioni dello spazio aereo e delle acque territoriali da parte turca, con un uso crescente di droni e caccia armati.

Una mappa di Cipro

Non si tratta solo di numeri, ma di una strategia di pressione continua, che erode la sovranità cipriota e rende fragile qualsiasi prospettiva negoziale.

Allo stesso tempo, cresce anche il dibattito interno sull’aumento della presenza militare ed economica israeliana sull’isola.

La domanda, sempre più esplicita, è se Cipro stia guadagnando sicurezza o se stia diventando un avamposto esposto a conflitti regionali più ampi.

Valutazione geopolitica e strategica

L’incontro tra le tre aeronautiche segnala una trasformazione profonda del Mediterraneo orientale. Non si va verso un sistema di sicurezza inclusivo, ma verso blocchi selettivi fondati su convergenze tattiche e interessi comuni.

La Turchia non è fuori per caso: è fuori perché è percepita come potenza revisionista, pronta a usare la forza per imporre i propri obiettivi.

Sul piano strategico, aria e difesa antiaerea diventano il linguaggio della deterrenza.

Sul piano geopolitico, l’asse Israele-Grecia-Cipro si propone come argine alla proiezione turca.

Resta da capire se questo equilibrio reggerà o se, al contrario, contribuirà ad alimentare una spirale di contrapposizioni sempre più difficili da controllare.

Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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