Minaccia cibernetica in pieno sviluppo. L’allarme dell’intelligence italiana

Roma. Minaccia cibernetica in pieno sviluppo. Lo evidenzia l’ultima relazione dell’intelligence italiana presentata al Parlamento.

Siamo davanti ad un costante aumento per sofisticazione, pervasività e persistenza a fronte di un livello non sempre adeguato “di consapevolezza in merito ai rischi e di potenziamento dei presidi di sicurezza”.

Sono in costante aumento gli attacchi cibernetici.

I servizi segreti sottolineano “la persistente vulnerabilità di piattaforme Web istituzionali e private, erogatrici in qualche caso di servizi essenziali e/o strategici, che incidono sulla sicurezza nazionale. Attori statali ostili ma anche organizzazioni criminali, gruppi terroristi o antagonisti, fanatici di varia natura o anche singoli individui, beneficiano sovente nel cyberspace di un gap securitario che deve essere, in larga misura, rapidamente colmato”.

Nel 2016 i gruppi denominati “hacktivisti”, che rappresentano il 52% delle minacce cyber, continuano a costituire la minaccia più rilevante, in termini percentuali. Ma, viene evidenziato nella relazione, è più pericoloso il cyber-spionaggio, “anche se percentualmente meno rappresentativo» (19%)”.

Ai gruppi islamisti è imputato il 6% degli attacchi cyber perpetrati in Italia. I soggetti pubblici costituiscono i principali bersagli con il 71% degli attacchi: amministrazioni centrali e movimenti politici- Tra i soggetti colpiti ci sono poi i soggetti privati si attestano intorno al 27%.

Questa differenza, si legge nella relazione, è riconducibile verosimilmente alla mancata segnalazioni degli attacchi da parte dei privati.

Il problema è che i target aggrediti (in particolare gli Stati) devono, in molti casi, reagire “con processi decisionali e procedure codificati, mentre molti attori ostili possono operare con azioni informali, discontinue, apparentemente occasionali, ma spesso inserite in vere e proprie campagne di guerra asimmetrica, persistente e coordinata, con attacchi seriali e tattiche operative che rendono difficile risalire agli aggressori”.

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