MOF di Fondi (Latina), Operazione antimafia dei Carabinieri. Sei persone arrestate ed altre due ricercate

Latina. Dopo il duro colpo assestato alla famiglia Gangemi di Aprilia (Latina), i Carabinieri, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, ha ora rivolto la propria azione di contrasto a un gruppo criminale operante nell’ambito del Mercato Ortofrutticolo (MOF) di Fondi (Latina) importantissimo snodo commerciale della provincia pontina con un importante ruolo distributivo a livello nazionale.

Operazione antimafia dei Carabinieri

Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impiegati 50 Carabinieri del Comando Provinciale, supportati da quelli della provincia di Caserta e da un velivolo proveniente da Pratica di Mare.

I Carabinieri del Comando Provinciale di Latina, infatti, nelle prime ore della mattinata odierna hanno dato esecuzione tra Fondi, Terracina (Latina) e Mondragone (Caserta) a 6 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere e 3 gli arresti domiciliari) emesse dal Giudice per le indagini preliminari (GIP) presso il Tribunale di Roma nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, impiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Nello stesso contesto si è inoltre proceduto al sequestro preventivo delle quote e del patrimonio aziendale di una società di trasporto.

Ulteriori altre due persone considerate complici e non ancora rintracciate, sono attivamente ricercati.

I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine convenzionalmente denominata “Aleppo”, avviata sulla base di accertamenti compiuti dalla Tenenza Carabinieri di Fondi e proseguita, sotto la direzione della Direzione distrettuale antimafia dal Nucleo Investigativo che ha consentito di acclarare il controllo esercitato dalla famiglia D’Alterio sull’indotto del Mercato, ottenuto anche grazie a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani. In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che il gruppo familiare capeggiato da Giuseppe D’Alterio alias “Peppe o’ Marocchino” ha esercitato, secondo i magistrati, un potere intimidatorio di tipo mafioso per monopolizzare i trasporti da e per il MOF, imponendo anche una propria “tassa” ai movimenti effettuati dalle altre ditte. Inoltre, l’acqua è di avere assunto il controllo della società di trasporto considerata fittiziamente amministrata da prestanome ma di fatto gestita da D’Alterio, al fine di acquisirne i profitti eludendo le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali.

Tra le accuse anche quella di avere minacciato un imprenditore della provincia di Viterbo per tornare in possesso di beni che il medesimo aveva acquistato a un’asta pubblica, dopo che erano stati sottratti agli stessi D’Alterio in esecuzione di una misura di prevenzione.

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