Mosca accelera la guerra dei dati

Di Giuseppe Gagliano*
Per quattro anni una parte dell’informazione occidentale ha raccontato la Russia come una potenza incapace di reggere il confronto digitale con l’Ucraina. Il quadro reale è più scomodo: Mosca non ha annullato il vantaggio ucraino, ma sta costruendo una risposta pragmatica, fondata su strumenti che accorciano la catena tra scoperta del bersaglio e tiro. È in questo contesto che il complesso Glaz-Groza assume rilievo, mentre il sistema Astra-M viene citato da fonti ucraine come piattaforma in sviluppo o in diffusione, ancora non del tutto chiarita ma coerente con la spinta russa verso un comando più digitalizzato.
Glaz e Groza: la compressione del tempo di fuoco
Il dato strategicamente decisivo non è il nome del programma, ma la funzione. Secondo le analisi disponibili, Glaz-Groza è un sistema di comando e controllo pensato per collegare in modo più rapido ricognizione e artiglieria. In sostanza, l’operatore del drone individua il bersaglio, lo colloca sulla mappa e trasmette quasi subito le coordinate al posto di comando e alle batterie. È la stessa logica che ha dato all’Ucraina un vantaggio iniziale con strumenti come Kropyva: ridurre i passaggi, tagliare i tempi, colpire prima che il bersaglio si sposti. Le fonti che hanno osservato il sistema parlano esplicitamente di un equivalente russo di quel modello.
Un soldato russo su un veicolo blindato
La lezione del fronte: non eleganza tecnologica, ma utilità immediata
Qui emerge la vera trasformazione russa. Mosca non sta inseguendo la perfezione architettonica di una rete totalmente integrata, ma una serie di strumenti tattici che risolvono problemi concreti sul campo. Un rapporto recente del Centro Studi Strategici e Internazionali di Washington descrive proprio questo: la Russia si sta spostando da grandi progetti astratti a soluzioni mirate che migliorano l’efficacia dei sistemi senza pilota, accelerano la catena di ingaggio e rendono più rapida la trasmissione dei dati utili al fuoco. In altre parole, non una rivoluzione elegante, ma un adattamento duro, selettivo e funzionale alla letalità.
Astra-M: piattaforma ancora opaca, ma segnale politico-militare chiaro
Su Astra-M occorre prudenza. Le fonti più solide non lo presentano come un sistema pienamente documentato e dispiegato in massa, ma come una piattaforma menzionata da fonti militari ucraine, visivamente simile a Delta e forse destinata a fornire consapevolezza situazionale o a sostituire strumenti improvvisati di comunicazione interna. Il nome richiama chiaramente Astra Linux, il sistema operativo russo adottato nelle architetture militari per ridurre la dipendenza da programmi stranieri. Questo non prova che Astra-M sia già il cuore del comando russo, ma conferma una direzione: standardizzare l’infrastruttura digitale, unificare il linguaggio tecnico e creare una base nazionale sulla quale innestare, gradualmente, strumenti di analisi automatizzata.
Il nodo militare: chi accorcia il ciclo decisionale uccide di più
Sul piano tattico, il punto centrale è la compressione del ciclo osservazione, orientamento, decisione e azione. Se un drone individua un bersaglio e l’artiglieria riceve le coordinate in tempi ridotti, la probabilità di colpire aumenta e quella del bersaglio di disperdersi diminuisce. Questo rende il fronte più micidiale, più dinamico e più adatto a una guerra di logoramento dominata da droni, controbatteria e correzione continua del tiro. La Russia resta vulnerabile alla guerra elettronica ucraina e continua a scontare limiti di standardizzazione, ma la direzione è evidente: passare da una condotta spesso frammentata a una gestione più connessa del fuoco.
Droni ucraini
La dimensione geoeconomica: sanzioni, sovranità digitale e adattamento industriale
Il significato di questa evoluzione non è solo militare. È anche geoeconomico. Le sanzioni avrebbero dovuto strangolare la modernizzazione russa, soprattutto sul terreno dei componenti e dei programmi. Invece Mosca sta cercando di aggirare il vincolo con una strategia di sostituzione: sistema operativo nazionale, standard interni, uso adattato di modelli di intelligenza artificiale disponibili sul mercato globale e integrazione in ambienti chiusi e controllati. Il rapporto del Centro Studi Strategici e Internazionali sottolinea proprio che la Russia compensa i propri ritardi non costruendo da zero tutto l’ecosistema, ma assorbendo e adattando strumenti già esistenti, inserendoli in una struttura militare più protetta. È una forma di resilienza industriale sotto pressione, non di autosufficienza piena.
Il vantaggio ucraino resta, ma non è più incontrastato
L’Ucraina conserva ancora un vantaggio qualitativo nell’integrazione operativa, frutto di anni di assistenza occidentale, software dedicati, satelliti e supporto tecnico. Tuttavia, la comparsa e la diffusione di strumenti russi come Glaz-Groza, insieme ai tentativi di costruire piattaforme più ampie come Astra-M, indicano che il vantaggio di Kiev non può più essere considerato esclusivo o permanente. La guerra, come sempre, premia non chi proclama superiorità, ma chi apprende più in fretta sotto il fuoco. E la lezione che arriva dal fronte ucraino è brutale: la Russia non ha vinto la guerra dei dati, ma ha smesso di perderla nel modo disastroso con cui l’aveva iniziata.

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

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