Mosca–Pyongyang: lo scambio nucleare che può cambiare l’equilibrio strategico globale

Di Giuseppe Gagliano*

La guerra in Ucraina non ha soltanto ridefinito i rapporti tra Russia e Occidente. Ha accelerato la nascita di un nuovo asse militare tra Mosca e Pyongyang, fondato su uno scambio strategico che va oltre il semplice supporto tattico. La Corea del Nord fornisce uomini, munizioni e capacità industriale militare. La Russia, in cambio, potrebbe offrire qualcosa di molto più prezioso: conoscenze tecnologiche legate alla propulsione nucleare sottomarina, uno dei pilastri più sensibili della deterrenza strategica.

Questo scambio rappresenta una trasformazione qualitativa. Non si tratta più di cooperazione tra due Stati isolati, ma della costruzione di una complementarità strategica. Pyongyang offre ciò che Mosca oggi fatica a produrre rapidamente: massa, volume e capacità industriale per sostenere una guerra ad alta intensità. Mosca può offrire ciò che Pyongyang non possiede ancora pienamente: il salto tecnologico verso una deterrenza nucleare completa.

Un sottomarino classe Sang-O di produzione nord coreana

Il vero obiettivo: la triade nucleare nordcoreana

Il progetto del sottomarino nucleare nordcoreano rappresenta la chiave di questa trasformazione. Un sistema sottomarino dotato di missili nucleari consentirebbe alla Corea del Nord di completare la cosiddetta triade nucleare: capacità di lancio da terra, dall’aria e dal mare.

Questo cambia radicalmente l’equazione strategica. Una forza nucleare basata anche su piattaforme sottomarine diventa molto più difficile da neutralizzare preventivamente. La capacità di secondo attacco – cioè la possibilità di rispondere a un attacco nucleare anche dopo aver subito un primo colpo – è il fondamento della deterrenza moderna.

Se Pyongyang riuscisse a raggiungere questo obiettivo, passerebbe da potenza nucleare regionale a potenza nucleare con capacità di sopravvivenza strategica.

Il dilemma russo: necessità militare contro rischio strategico

Per la Russia, il sostegno nordcoreano è diventato un elemento operativo rilevante. Le forniture di artiglieria e missili consentono a Mosca di sostenere il ritmo del conflitto senza dipendere esclusivamente dalla propria industria, già sotto pressione.

Ma offrire tecnologia nucleare sottomarina rappresenterebbe un salto senza precedenti. Storicamente, queste conoscenze sono state tra le più protette in assoluto. Non si tratta soltanto di progetti, ma di decenni di esperienza operativa, di ingegneria e di integrazione industriale.

La Russia si trova dunque di fronte a un dilemma strategico. Nel breve termine, rafforzare la Corea del Nord può aumentare la propria capacità di sostenere la guerra in Ucraina. Nel lungo termine, però, significa contribuire alla nascita di un attore nucleare più autonomo, meno controllabile e potenzialmente destabilizzante per l’intero equilibrio asiatico.

Un sottomarino russo classe Borei (foto Wikipedia)

Le implicazioni geopolitiche: la nascita di un blocco militare alternativo

Questa cooperazione si inserisce in una dinamica più ampia. Russia, Corea del Nord e Iran stanno sviluppando forme di cooperazione militare sempre più strette, basate su uno scambio di tecnologie, droni, missili e competenze.

Questo processo riflette la nascita di un ecosistema militare alternativo a quello occidentale. Un sistema basato non sulla superiorità tecnologica assoluta, ma sulla complementarità tra capacità industriali, risorse umane e resilienza politica.

Per gli Stati Uniti e i loro alleati, la prospettiva è preoccupante. Una Corea del Nord dotata di sottomarini nucleari operativi non sarebbe solo una minaccia per la Corea del Sud e il Giappone, ma anche per la stabilità strategica nel Pacifico.

Il fattore economico: il denaro come motore della proliferazione

Oltre alla tecnologia, il fattore decisivo è economico. La Corea del Nord ha bisogno di risorse finanziarie per sostenere la propria economia e il proprio complesso militare. La Russia, pur sotto sanzioni, può offrire denaro, energia e accesso a reti commerciali alternative.

Questo scambio dimostra una realtà spesso ignorata: la proliferazione nucleare non è soltanto un processo tecnologico, ma anche un processo economico. Senza risorse finanziarie e industriali, nessun programma nucleare può essere sostenuto nel tempo.

Un punto di non ritorno nella proliferazione strategica

La cooperazione tra Russia e Corea del Nord rappresenta un possibile punto di non ritorno. Se la Corea del Nord acquisisse una reale capacità sottomarina nucleare operativa, l’equilibrio strategico in Asia verrebbe profondamente alterato.

Questo non significherebbe necessariamente un aumento immediato della guerra, ma aumenterebbe il livello di rischio globale. La deterrenza funziona quando gli attori sono razionali, prevedibili e integrati in sistemi di comunicazione stabili. Più aumenta il numero di attori nucleari, più aumenta la complessità e il rischio di errore.

In definitiva, ciò che sta emergendo non è solo un’alleanza tattica legata alla guerra in Ucraina. È la costruzione di un nuovo equilibrio strategico globale, in cui la proliferazione tecnologica diventa uno strumento di sopravvivenza geopolitica.

E quando la sopravvivenza diventa la priorità, anche i segreti più protetti possono diventare moneta di scambio.

 

*Presidente Centro studi strategici Carlo De Cristoforis (Cestudec)

©RIPRODUZIONE RISERVATA
Torna in alto