Di Paola Ducci*
ROMA (nostro servizio particolare). “L’assassino ha sparato due colpi, ecco i bossoli”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nei detective movies? Molte volte, naturalmente, ma sappiamo esattamente cosa è il bossolo? E soprattutto perché si chiama così?
Nelle munizioni per armi da fuoco il bossolo è il contenitore -una sorta di recipiente – destinato a racchiudere gli elementi della carica (capsula d’innesco, polvere da sparo, proietto e, nelle cartucce a pallini, borraggio).

Il bossolo può essere definito uno degli elementi più importanti della cartuccia: svolge infatti funzione di unione con le altre parti (innesco, polvere e proiettile) e di collegamento fra questi elementi, definita munizione, e l’arma che dovrà spararla. Il bossolo che noi tutti conosciamo è quasi sempre in ottone, una lega che offre ottime caratteristiche di robustezza e elasticità.
In tempi di crisi come durante alcune fasi della Seconda Guerra mondiale, a causa della mancanza di materie prime, sono stati prodotti anche bossoli in alluminio o ferro sinterizzato.
Prende il nome dai contenitori in bosso per le cariche di polvere nera che nel 16° e 17° sec. gli archibugieri portavano appesi alla bandoliera.
Il termine parrebbe derivare dal greco pyxida (poi latinizzato in buxida) ossia un vasetto cilindrico lavorato e usato in origine per contenere unguenti e profumi.
Generalmente era fatto il legno di bosso la cui estremità veniva chiusa con la cera.
In ambito militare a partire dal XVII secolo si diffusero bandoliere con contenitori di legno di bosso all’interno dei quali venivano predisposte le cartucce precaricate e pronte all’uso.
Le cartucce erano ovviamente sensibili all’umidità e all’acqua e il bossolo di legno le preservava da questi fattori esterni.

Anche per il termine cartuccia -cioè l’insieme di bossolo, polvere da sparo, ogiva e innesco- l’etimologia sembra piuttosto chiara. Le prime cartucce sono risalenti al 1586 e, come suggerisce il nome, erano effettivamente fatte di carta cioè con la carica avvolta in questa ed erano destinate alle armi leggere militari.
Questo tipo primitivo di cartuccia consisteva in un carico di polvere da sparo e un proiettile messi in un tubo di carta, spesso oleata perché più resistente. Era perlopiù usata nelle armi da fuoco militari a carica frontale o ad avancarica: la base della cartuccia veniva tolta dal soldato, la polvere da sparo veniva versata nella canna e quindi inserito il proiettile.
Jean Samuel Pauly , armaiolo di origini svizzere, in collaborazione con il francese Francois Prelàt, mise a punto nel 1808 il primo progetto della cartuccia “self contained” con bossolo parzialmente o totalmente metallico, ma creò anche il primo progetto di cartuccia a percussione centrale della storia. La corrispondente arma idonea a sparare questa cartuccia fu brevettata nel 1812.

Le armi e le cartucce di Pauly non ebbero però successo per l’altissimo costo del sistema in rapporto alle “normali” armi ad avancarica del tempo e per la non perfetta tenuta della cartuccia.
In seguito, esattamente nel 1836, l’armaiolo francese Casimir Lefaucheux realizzò la cartuccia con percussione a spillo poi perfezionato tanto che, nel periodo compreso tra il 1858 e il 1880 circa, l’accensione a spillo fu uno dei sistemi a retrocarica maggiormente di successo.
Un ulteriore contributo fondamentale allo sviluppo della cartuccia a retrocarica a bossolo metallico è quello apportato da un altro francese, Luis-Nicolas Flobert, il quale nel 1845 inventò la munizione a percussione anulare con il 6 mm e che porta il suo nome.

*Editor per l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore della Difesa
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