Nagorno-Karabakh: L’Armenia dichiara lo stato marziale. L’ombra della Turchia conquista l’Azerbaigian

Di Giusy Criscuolo

EREVAN. Da giorni era nell’aria qualcosa di poco piacevole, qualcosa che avrebbe potuto accendere un nuovo occhio di bue, spostando l’attenzione dal Mashreq o Medio Oriente al Caucaso.

Molti di voi ricorderanno RisiKo (italiano) e le ore trascorse a giocare e ad imparare qualcosa della geografia. Ma il gioco da mesi sembra diventare realtà e le “armate nere” guidate da Ankara stanno effettuando tutti i passaggi obbligati. Alla conquista del Nord Africa, di una parte del Mashreq e del Caucaso. Nulla sembra bloccare l’Anatolia dall’effettuare spostamenti strategici, fasi di rafforzamento per poi arrivare alle fasi di attacco. L’Idea di un neo Impero Ottomano bolle nel sangue del papabile Sultano.

Frame video dell’attacco di questa mattina sul confine armeno-azero dove missili armeni distruggono dei carri armati azeri

Ma prima di capire chi appoggia la presa di posizione dell’Azerbaigian è necessario fare un piccolo cappello storico.

Quello tra l’Armenia e l’Azerbaigian è un conflitto aperto 42 anni fa. Una regione la prima, a maggioranza cristiana e la seconda a maggioranza sciita. Un’ostilità che risale al 1988 con la dissoluzione dell’Unione Sovietica, dove le diversità etniche e religiose tra armeni e azeri si fece sentire nella regione del Nagorno-Karabakh. Quando gli armeni presenti nella regione chiesero che il territorio fosse annesso all’Armenia, la quale sostenne la secessione della regione “Karabakh” dall’Azerbaigian. Un conflitto sanguinoso che ebbe il suo primo cessate il fuoco nel 1994 e che riesplose nel 2016 per poi riprendere oggi 27 settembre 2020.

Già da giorni circolavano informazioni che aspettavano di essere avvalorate e analizzate e che oggi hanno riaperto la vecchia ferita. Le notizie degli scontri tra Armenia e Azerbaigian sono ad ora confermate. Lo stato marziale lanciato dall’Armenia poco più di due ore fa è irremovibile.

Conflitto Armeno-Azero

Questa mattina l’Azerbaigian forte dell’appoggio di Ankara ha deciso di sferrare il primo fendente contro il suolo Armeno, lanciando un attacco missilistico e aereo contro l’Artsakh. Tra gli insediamenti pacifici e colpiti a tradimento, si trova il distretto di Stepanakert.

Sulla pagina ufficiale del Primo ministro della Repubblica Armena, Nikol Pashinyan si legge: “La parte armena ha abbattuto 2 elicotteri e 3 UAV, distrutto 3 carri armati. Restiamo forti accanto al nostro esercito per proteggere la nostra patria dall’invasione azera”. Continua in un altro tweet: “… questa aggressione era stata pianificata in anticipo e costituisce una provocazione su larga scala contro la pace e la sicurezza regionali”. A raggelare il sangue l’ultimo tweet del Primo Ministro: “Su decisione del governo, la legge marziale e la mobilitazione generale vengono dichiarate nella Repubblica di #Armenia. Chiedo al personale addetto alle truppe di presentarsi ai loro commissariati distrettuali”.

Primo ministro della Repubblica Armena, Nikol Pashinyan

Ripercorrendo gli eventi e ricostruendo attraverso le news pubblicate da giornali e alcune di queste avvalorate sui social, possiamo avere un quadro più preciso sull’attuale situazione nel Caucaso.

Una fonte, che ha preferito rimanere anonima, nella scorsa settimana ha informato la Step News Agency, che le forze turche hanno contattato le fazioni filo-siriane per esprimere la necessità di equipaggiare circa 1.500 combattenti. Il loro arrivo era stato previsto in Turchia per lo scorso venerdì, in attesa di essere inviati in Azerbaigian, non prima di aver incaricato e inviato nella giornata di martedì altri 300 di questi, per attrezzare logisticamente e tecnicamente la zona di occupazione.

Guarda caso, le fazioni incaricate di fornire combattetti sono proprio le stesse che hanno mandato rinforzi ad Ankara in territorio libico. Parlo della divisione Hamza, Sultan Murad e della legione di al-Sham, alle quali sembra seguiranno altri numeri di restanti fazioni fedeli alla Turchia.

Membri delle fazioni armate nella regione di Afrin, nelle campagne di Aleppo, nella regione settentrionale prima della partenza per l’Azerbaigian – Credit Reuters

La stessa fonte ha confermato che, questa volta la Turchia sta rafforzando notevolmente la sicurezza durante il trasferimento dei mercenari siriani in Azerbaigian, per non ripetere l’errore effettuato in Libia e la divulgazione dei suoi file. Errori che la hanno messa in imbarazzo a livello internazionale.

Infatti sembrerebbe che il gruppo dei “300” andato in avanscoperta in Azerbaigian sia stato completamente tagliato fuori dal mondo e che ogni trasmissione sia stata con loro interrotta. Addirittura sembra che ad ognuno di loro siano stati confiscati tutti i dispositivi di comunicazione.

Armenia manda carri armati di rinforzo al confine – Credi Tweeter

Nella mattinata di martedì, diversi autobus carichi di miliziani appartenenti alle fazioni armate di Afrin, sarebbero partiti in direzione di Hor Kilis, a est della città di Azaz, a nord di Aleppo, in preparazione del loro invio in Azerbaijan.

Gli elementi trasportati su numerosi autobus sarebbero stati guidati dalla divisione Sultan Murad, una fazione dell’Esercito nazionale siriano e affiliato alla Turchia, verso il valico più vicino per entrare in Anatolia, per poi dirigersi in Azerbaigian.

I compiti che svolgeranno i miliziani saranno quelli di controllare le inserzioni dei membri iscritti alle fazioni in partenza per l’Azerbaigian, proteggere e presidiare i confini a loro assegnati. Ognuno di loro percepirà 1800 dollari al mese.

Uno dei Tweet che imperversa sui social: “Ovunque Turchia e Iran che creano la distruzione.
Armenia e Azerbaigian rinnovano oggi il loro sanguinoso conflitto.
L’Iran, che pretende di difendere gli sciiti, è con l’Armenia cristiana contro l’Azerbaigian sciita, e la Turchia, che sostiene di difendere i sunniti, è con l’Azerbaigian che odia i sunniti contro l’Armenia.
Spero che gli arabi e i musulmani siano consapevoli dell’ipocrisia dell’Iran e della Turchia”

Mentre la Turchia muove le sue pedine sulla scacchiera dell’Azerbaigian, sembra che l’Iran appoggi e rinforzi in armi l’Armenia. Il gioco delle parti si inverte in modo anomalo e sui social si legge la confusione di analisti e popolazione. L’Azerbaigian sciita è appoggiata dalla Turchia sunnita e l’Armenia cristiana dall’Iran sciita e dalla Russia.

Sempre più ardue le matasse che si creano in questo nuovo millennio. Le certezze di una volta vanno rimodulate su scala mondiale. Sembra che il “Dio” potere e la “Mammona” superino ogni credo ed ogni convinzione ancestrale.

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