NATO: a L’Aja vertice dell’Alleanza atlantica. Crisi di comando e fratture strategiche al suo interno

Di Cristina Di Silvio*

L’AJA.  Il vertice NATO a L’Aja mette a nudo la fragilità di un’Alleanza Atlantica attraversata da tensioni interne e divisa sulle priorità strategiche.

 

Il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte

 

L’imposizione del 5% del PIL come soglia minima per la spesa militare non è solo un’indicazione contabile, ma un ricatto politico che rischia di disgregare l’unità dell’Alleanza, già messa a dura prova dalle divergenze geopolitiche e dalle differenti percezioni della minaccia.

Ma la domanda chiave resta: la NATO è ancora in grado di garantire una difesa collettiva efficace in un mondo segnato da guerre ibride e competizioni multidimensionali?

La Federazione Russa rimane il fulcro delle preoccupazioni strategiche, ma è una minaccia ben più sfaccettata di quanto sembri nel discorso pubblico.

Mosca non si limita all’esercizio della forza militare convenzionale in Ucraina, ma dispiega una strategia ibrida sofisticata, integrando guerra cibernetica, disinformazione e pressione economica.

Churchill, Roosevelt e Stalin durante la Conferenza di Yalta

Questa complessità riflette la profonda ambiguità strategica evocata da Churchill: la Russia è “un enigma avvolto in un mistero dentro un enigma“.

La domanda che si impone è se la NATO sia capace di adattarsi a questa multiformalità o stia incorrendo nell’errore fatale di usare un nemico tradizionale come alibi per mascherare le sue fratture interne.

Nel frattempo, la Cina avanza a ritmo serrato, con capacità militari sempre più avanzate e un’enfasi strategica sul dominio cibernetico e spaziale.

Gli attacchi informatici scoperti durante il vertice sono soltanto la punta di un iceberg tecnologico che mina la resilienza delle infrastrutture NATO e apre un nuovo campo di battaglia.

Contro chi e in che modo si intende combattere questa guerra invisibile?

Droni iraniani

L’Iran, dal canto suo, gioca un ruolo destabilizzante nel Medio Oriente, agendo dietro le quinte attraverso proxy e reti di influenza che contribuiscono a incendiari conflitti regionali, da Gaza fino alla Siria e al Libano.

Israele mantiene una postura di difesa- offesa implacabile, come testimoniano le operazioni a Gaza, in una regione dove ogni escalation rischia di trasformarsi in un conflitto generalizzato.

L’ennesimo slogan di Netanyahu – “la sicurezza di Israele non è negoziabile” – mette in evidenza come, dietro le parole, si nasconda una realtà di tensioni pronte a esplodere.

Ma come si inserisce tutto ciò nella narrazione NATO?

Perché questa complessità regionale, che coinvolge attori non direttamente membri dell’Alleanza, incide tanto sulle sue scelte strategiche?

L’imposizione di Washington di raggiungere il 5% del PIL in spesa militare è un chiaro segnale politico che mette sotto pressione le Nazioni europee più riluttanti, evidenziando una realtà poco raccontata: senza un aumento sostanziale delle capacità operative, la NATO rischia di diventare un “carrozzone burocratico” incapace di reagire con efficacia.

E se Washington dovesse alzare il tiro, escludendo membri “moricini”, quale sarebbe il destino di un’Europa senza il “paracadute” americano?

Nel frattempo, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky è relegato a una posizione marginale, escluso dal cuore delle decisioni strategiche e confinato a una cena informale.

Zelensky con Ursula von del Leyen e Mark Rutte

È questo il rispetto dovuto a un Paese che resiste a un’aggressione diretta? Oppure Zelensky è solo una pedina sacrificabile nella scacchiera geopolitica?

Come ricordava Carl von Clausewitz, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, ma chi decide davvero quale politica perseguire?

Carl von Clausewitz

Sul fronte delle minacce non convenzionali, gli attacchi sabotatori alle infrastrutture olandesi e le offensive cyber recenti sono un campanello d’allarme sul nuovo paradigma della guerra. Non si combatte più solo sul campo, ma nei sistemi di comando, nelle reti energetiche, nelle comunicazioni.

La NATO è pronta a questo confronto multidimensionale o rischia di essere travolta da un nemico che sfrutta proprio quelle vulnerabilità tecnologiche su cui l’Occidente ha costruito la sua supremazia?

A livello regionale, le implicazioni geopolitiche sono enormi e intrecciate. L’Europa orientale si trova al centro di un confronto diretto con la Russia, ma è un terreno minato di divergenze tra paesi membri sull’entità e la natura della risposta da adottare.

L’instabilità nel Mediterraneo orientale, con il fuoco incrociato tra Israele, Gaza e l’Iran, non è solo un problema locale, ma un fattore che influenza la strategia NATO in modo trasversale, obbligandola a gestire minacce che non si limitano a confini definiti ma si estendono in teatri multipli e sovrapposti.

Edifici di Gaza distrutti dai bombardamenti israeliani

Nel Sahel e Nord Africa, infine, la minaccia jihadista e i flussi migratori rappresentano un ulteriore elemento di pressione sulla sicurezza europea, sottolineando l’urgenza di una cooperazione più efficiente tra NATO, UE e attori regionali. L’elefante nella stanza è l’autonomia strategica europea, un tema che ha dominato il dibattito post-vertice.

Milizie jihadiste

 

È un’illusione pensare che l’Europa possa garantirsi da sola la sicurezza senza una chiara ridefinizione del rapporto con Washington e un rafforzamento delle proprie capacità militari.

La domanda cruciale è: l’Europa saprà sfruttare questa crisi interna alla NATO per affermare una sua posizione autonoma o rimarrà un satellite condizionato da interessi esterni?

Il vertice, dunque, non è solo una riunione di leader militari e politici, ma uno specchio fedele di un’Alleanza in bilico tra sopravvivenza e declino.

La capacità di adattarsi a un panorama strategico complesso, caratterizzato da sfide convenzionali e asimmetriche, deciderà se la NATO continuerà a essere il pilastro della sicurezza globale o un relitto destinato a scomparire sotto il peso delle sue contraddizioni.

Le domande rimangono aperte: chi comanda davvero l’Alleanza? Qual è la reale minaccia da affrontare?

E soprattutto, la NATO ha ancora la coesione e la capacità di proiettare potenza in un mondo che cambia più rapidamente di quanto i suoi vertici sembrino voler ammettere?

*Esperta Relazioni internazionali, istituzioni e diritti umani (ONU)

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