Ucraina: il Cremlino cerca di capitalizzare i suoi vantaggi sul campo e di far leva sulla volontà degli USA di separare Mosca da Pechino, ma con Donald Trump il gioco è ad alto rischio

Di Fabrizio Scarinci

MOSCA. Nel corso degli ultimi mesi, l’atteggiamento della Russia nei confronti dei negoziati di pace sull’Ucraina si è fatto progressivamente più cauto e calcolatore.

Come ampiamente dimostrato dagli ultimi attacchi aerei e missilistici sull’Ucraina (non da ultimi quelli effettuati nel corso della scorsa domenica delle palme), il Cremlino sembrerebbe, infatti, non avere alcuna fretta di sedersi davvero al tavolo delle trattative.

Il Presidente russo Vladimir Putin

La ragione di quanto appena detto è duplice: da un lato, Mosca ritiene di trovarsi in una condizione favorevole sul campo di battaglia; dall’altro, la Russia sembrerebbe anche voler capitalizzare la nuova situazione geopolitica globale, con particolare riferimento al rinnovato interesse americano per una strategia di “decoupling” tra Mosca e Pechino.

 

La guerra per Mosca non va affatto male

Sul fronte militare, infatti, la Russia ha consolidato il proprio controllo su ampie porzioni di territorio.

Solo pochi giorni fa, tanto per fare un esempio, le truppe di Mosca hanno eliminato un saliente ucraino nell’area di Kurachove e preso il controllo della città di Andriivka, situata nel sud-ovest del Paese.

Un carro T-90M dell’esercito russo in azione in Ucraina

Le forze di Kiev rappresentano ancora un avversario tenace, come dimostrato dai diversi tentativi di contrattacco nel settore di Pokrovsk ma nel complesso il Paese fatica a resistere e non è affatto peregrino immaginare che, con il progredire della primavera, il fronte possa cedere su più punti.

Da questa posizione, Putin non ha, effettivamente, alcun incentivo a firmare un accordo di pace svantaggioso.

Di conseguenza, tirare per le lunghe rappresenta, ora, una strategia sostenibile, tanto più in ragione del fatto che l’Occidente sembrerebbe essersi diviso, non solo per ciò che concerne il sostegno a Kiev ma anche in materia di cooperazione economica e commercio internazionale.

 

Il fattore Trump: un’opportunità ma anche un rischio

L’arrivo di Trump a Washington ha, senz’altro, rappresentato, dal punto di vista del Cremlino, un potenziale cambio di paradigma. Non è un mistero che il nuovo (e vecchio) presidente americano abbia una visione più conciliante nei confronti della Russia rispetto al suo predecessore Biden, così come non è un mistero il fatto che vi sia un vero e proprio interesse tangibile nell’avviare un dialogo con Mosca.

Presidente statunitense Donald Trump

Lo scopo è chiaramente quello di separare la Russia dalla Cina; cosa che, per gli USA, si configura come la vera priorità strategica dei prossimi anni.

Questo, naturalmente, Putin lo sa molto bene, e sta calibrando ogni mossa in questa direzione. Rallentare le trattative gli consente di lasciare aperta la porta a una futura mediazione americana, nell’ambito della quale potrebbe ottenere concessioni più favorevoli, sia sul piano territoriale che su quello diplomatico.

Ma, ovviamente, si tratta di un gioco molto delicato. Trump non è un politico convenzionale, ma un uomo che costruisce la sua immagine sulla forza, sul successo, sulla vittoria. Subire umiliazioni, apparire debole di fronte a Putin, è qualcosa che non può permettersi. Ecco perché Mosca, pur volendo sfruttare al massimo i propri vantaggi, non può comunque permettersi di tirare troppo la corda.

Irritare Trump, o farlo sentire scavalcato, potrebbe avere conseguenze rapide e imprevedibili: un improvviso cambio di rotta, nuove sanzioni, o addirittura un aumento dell’assistenza a Kiev.

Ricordiamo, a tal proposito, come, nel 2018, pur essendo già all’epoca fortemente intenzionato a ricucire i rapporti tra USA e Russia su vari dossier, il tycoon non ebbe alcun problema ad ordinare un pesante attacco contro i mercenari della Wagner operanti in Siria.

 

La scommessa del Cremlino

Putin sta dunque giocando una partita a scacchi su due livelli: sul campo, cercando di tenere posizioni e logorare l’Ucraina; sul piano diplomatico, testando i limiti dell’Amministrazione Trump e sondando fino a che punto gli Stati Uniti siano disposti a “recuperare” la Russia nel gioco anti-cinese.

In poche parole, la Russia vorrebbe essere corteggiata senza pagarne il prezzo.

Prima o poi, tuttavia, essa sarà comunque chiamata a fare una scelta: consolidare la propria partnership strategica con la Cina, in cui giocherebbe, però, il ruolo del partner minore, o approfittare del momento per ottenere un nuovo status con l’Occidente, magari in cambio di una pace che “salvi la faccia” a tutti.

Per ora il tempo gioca a favore del Cremlino, ma Trump potrebbe presto cambiare atteggiamento.

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