Di Giuseppe Gagliano*
LONDRA. Il dossier aeronautico è la cartina di tornasole del rapporto tra Muscat Oman) e Londra.
L’acquisto dei Typhoon (con gli Hawk AJT) ha dato ossigeno all’industria britannica in un passaggio delicato e ha consegnato alla Royal Air Force of Oman una capacità di superiorità aerea che pochi, nella penisola arabica, possono vantare.

La scelta non è solo tecnica: integrare radar AESA CAPTOR-E e missili Meteor significa dichiarare che la difesa dello spazio aereo omanita non dipende dal caso, ma da una catena logistica, addestrativa e politica ancorata al Regno Unito.

Il risultato strategico è duplice: deterrenza contro minacce aeree e missilistiche nello Stretto di Hormuz e, insieme, un messaggio ai vicini (e ai partner globali) che l’Oman gioca nella fascia alta della piramide tecnologica. Le ipotesi 2024-2025 di ulteriori lotti—nuovi o “pre-owned” via triangolazioni regionali—indicano che Muscat vuole massa critica: più cellule, più ore volate, più interoperabilità con RAF e assetti alleati.

La Royal Navy of Oman verso il “mare profondo”
Sul mare, la modernizzazione della Royal Navy of Oman ha un obiettivo semplice e ambizioso: passare dal pattugliamento costiero a una presenza credibile di altura tra Golfo di Oman e Mar Arabico.

Le Corvette classe Khareef, con pacchetti ASuW/AAW/ASW, hanno aperto la strada; i nuovi mezzi da sbarco e l’infrastruttura per la flotta meridionale vicino a Salalah dicono che la Marina Militare dell’Oman vuole elasticità: logistica, evacuazione, protezione di porti e terminal, risposta rapida in caso di crisi.
Non esiste un corpo anfibio dedicato? Vero. Ma l’architettura che si costruisce – basi, manutenzione, addestramento, interoperabilità con partner europei -vale quanto uno stormo di Fanteria di Marina: consente di mettere nave e bandiera dove serve, quando serve. In un corridoio marittimo dove transitano energia, container, cavi e dati, la sovranità si misura in miglia nautiche e giorni di permanenza in mare.
Cyber: il nuovo “petrolio” della resilienza
Il terzo pilastro è invisibile e decisivo.
Programmi congiunti su competenze digitali, filiere di sicurezza per PMI, “connected places” e protezione delle nuove urbanizzazioni (Sultan Haitham City) raccontano un Oman che non vuole limitarsi a comprare scatole nere, ma a costruire ecosistemi. Significa formare tecnici, standardizzare procedure, condividere threat intelligence, integrare pubblico e privato. In un Golfo dove l’offesa informatica è quotidiana -dallo spear-phishing al sabotaggio industriale – la vera autonomia non è la “bolla” perfetta, ma il tempo di ripristino.
Qui, Londra offre ciò che sa fare: metodo, audit, catena del valore, fino alla dimensione più sensibile dell’intercettazione e della sorveglianza strategica. Per Muscat è assicurazione sulla vita: proteggere finanza, energia, porti, difesa, reputazione.
Geoeconomia della dipendenza scelta
Perché l’Oman sceglie il Regno Unito? Perché il Regno Unito sceglie l’Oman?
La risposta sta nella geoeconomia. Muscat compra capacità e accesso: supply chain affidabili, training, aggiornamenti, una sponda diplomatica in caso di burrasca.
Londra consolida export, occupazione qualificata e un ancoraggio nel quadrante Indo-Oceano, dove si intrecciano dossier energia, rotte commerciali, competizione tra potenze.
Attorno scorrono reti d’influenza: famiglie, intermediari, patrimoni e immobili nel Regno Unito, joint venture e servizi a terra in Oman. Non è folclore: è la mappa di come si blindano i contratti lungo un ciclo di vita ventennale.
Valutazione strategico-militare
Aerei e navi non bastano senza tre fattori: personale, manutenzione, munizionamento.
L’Oman sta investendo nella piramide che regge l’effetto Typhoon: simulatori, scuole, accordi MRO, scorte di armamento aria-aria/aria-superficie realmente disponibili.
In mare, la chiave è l’integrazione C2: sensori costieri, AIS, droni, pattugliatori e corvette in una stessa trama operativa, con gateway di condivisione dati verso partner europei. Obiettivo: trasformare la geografia in vantaggio—coprire colli di bottiglia, scoraggiare infiltrazioni, ridurre i tempi d’intercetto.
Con il corollario politico: più capacità nazionale, meno rischio che crisi altrui dettino i tempi a Muscat.
Lettura geopolitica
Tra Iran, Yemen e la concorrenza tra grandi potenze, l’Oman ha una bussola: neutralità attiva.
La relazione privilegiata con Londra non smentisce la tradizione di mediazione; la rafforza.
Difendere cieli, porti e reti consente a Muscat di restare tavolo di dialogo, non pedina. Ma neutralità non significa equidistanza tecnologica: sul fronte di difesa e cyber la scelta è occidentale, e questa è una decisione strategica.
Il messaggio è chiaro: l’Oman vuole stabilità e margini di manovra. Per ottenerli, deve essere in grado di dire “no” alle pressioni altrui e “sì” alle proprie priorità.
Conclusione: la forma della sicurezza
Typhoon, Khareef, landing craft, basi a Adam e Salalah, programmi cyber: tasselli di una stessa figura. La sicurezza omanita prende forma dove cielo, mare e rete si parlano.
Il Regno Unito è il partner che offre continuità tra queste dimensioni.
Se Muscat saprà mantenere disciplina negli investimenti, trasparenza nelle filiere e formazione del capitale umano, la partnership produrrà non solo piattaforme, ma potere: la capacità di decidere, nel momento critico, che cosa l’Oman fa del proprio destino.
*Presidente Centro Studi Cestudec
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