Operazione congiunta tra Guardia di Finanza e Carabinieri, scoperto a Rimini un giro di truffe multimilionarie ai danni dell’Erario. Eseguite 9 custodie cautelari e sequestrati beni per 9 mln. di euro

Di Antonio Leone

Rimini. A pochi giorni da un’analoga operazione conclusa a Caserta, che ha colpito gli interessi economici di alcuni soggetti legati alla camorra, ecco che i militari della Guardia di Finanza e dei Carabinieri mettono oggi a segno – stavolta a Rimini – un altro importantissimo risultato di servizio al termine dell’operazione “Never Dream” coordinata dalla locale Procura della Repubblica.

Le indagini, nelle quali la GDF ed i CC riminesi hanno operato congiuntamente sia pur all’interno delle loro specifiche competenze investigative, hanno permesso di disarticolare un sodalizio criminale, avente base nel riminese e ramificazioni in altre 6 provincie italiane, e che ha altresì visto l’esecuzione di 9 misure cautelari personali (di cui 3 in carcere) nonché diversi sequestri preventivi – per equivalente e finalizzati alla successiva confisca – di beni mobili, immobili ed altre disponibilità finanziarie.

Molto lunga è poi la lista dei reati contestati in capo agli indagati quali: associazione per delinquere finalizzata all’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta di redditi, omessa dichiarazione ed indebita compensazione di falsi crediti fiscali, truffa, occultamento o distruzione di documenti contabili, omesso versamento di IVA, riciclaggio e autoriciclaggio, usura, estorsione, trasferimento fraudolento e possesso ingiustificato di valori, indebito utilizzo e falsificazione di carte di credito, falsificazione di monete, spendita e introduzione nello Stato di monete falsificate.

La complessa indagine, nella quale risultano implicate 20 persone, più nel dettaglio ha riguardato le infiltrazioni della criminalità organizzata all’interno del tessuto economico legale della provincia, e vede quale principale “dominus” della vicenda un soggetto di origini calabresi da tempo stabilitosi nella zona.

GDF – attività ufficio

Sulla base dei primi elementi investigativi acquisti, finanzieri e carabinieri hanno così avviato numerosi servizi di osservazione, pedinamento ed intercettazione telefonica finalizzati all’individuazione di tutti i membri dell’organizzazione delinquenziale nonché dei loro collaboratori, ma anche a rintracciare tutti i soggetti economici coinvolti nella vicenda per quantificare il danno materialmente causato all’Erario.

Sulla base di una certosina mappatura di non pochi rapporti bancari, ma anche dalla ricerca di risorse economiche e d’ogni altra ricchezza patrimoniale occulta (celata dietro le classiche “teste di legno” ma comunque nelle concerete disponibilità degli indagati), gli investigatori sono così riusciti a scoperchiare un autentico vaso di Pandora al cui interno venivano commessi un’ampia varietà di reati finanziari, con il contestuale coinvolgimento – a vario titolo – di ben 36 imprese dislocate su tutto il territorio nazionale e di altre 2 imprese situate in Lituania.

Tra i gravi illeciti venuti alla luce, balza senz’altro all’occhio l’utilizzo e l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, ammontanti ad un imponibile quantificato in circa 20.000.000 di euro e un’IVA per altri 3.400.000 euro.

Il grado e l’accuratezza del disegno criminoso perpetrato dagli indagati trova però soprattutto conferma nel reato di indebita compensazione di crediti inesistenti e che, grazie anche alla diretta collaborazione di un consulente fiscale (anch’esso indagato e sottoposto agli arresti domiciliari) si è per anni realizzato indisturbato attraverso un raffinato sistema fraudolento finalizzato a produrre impressionanti surplus di IVA a credito, sia per mezzo di fatture emesse a fronte di operazioni in realtà mai avvenute, sia mediante esportazioni fittizie riguardanti ingenti quantità di merci dirette in Paesi esteri (in particolare verso la Lituania).

Ciò consentiva al vertice dell’organizzazione, ed a tutti i soggetti a questa collegata, di ottenere un concreto e notevole arricchimento derivante dall’indebita compensazione delle imposte dovute all’Erario, nonché per le altre operazioni di accollo dei debiti tributari, quest’ultime poste in essere mediante la stipulazione di specifici contratti con società terze beneficiarie per un importo che supera il milione e 400mila euro.

Le complesse indagini finanziarie di cui sopra, hanno inoltre evidenziato alcuni azioni, stavolta stroncate sul nascere, di riciclaggio e autoriciclaggio di parte del denaro proveniente dai suddetti reati tributari.

Da rilevare come al termine dell’operazione, oltre alle misure cautelari personali già citate, il GIP del Tribunale riminese abbia disposto il sequestro di 5 unità immobiliari, un terreno, quote sociali per decine di migliaia di euro, 12 tra automobili e motociclette nonché i saldi attivi di 20 rapporti finanziari, il tutto per un valore complessivo che sfiora i 9.000.000 di euro.

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