Operazione “Spider’s Web”: l’audace azione di Kiev conferma come i droni a basso costo costituiscano ormai una seria minaccia per le infrastrutture altamente protette e di alto valore strategico

MOSCA. L’operazione “Spider’s Web”, lanciata ieri dai servizi di sicurezza ucraini (SBU), rappresenta una delle azioni più audaci e sofisticate della guerra in corso tra Mosca e Kiev.

In ragione del suo significativo impatto sulle capacità strategiche del Cremlino, essa è stata, da più parti, definita come una sorta di “Pearl Harbour” russa.

Il capo dell’SBU Vasyl Malyuk osserva alcune immagini satellitari degli aeroporti militari russi

 

Obiettivi e modalità dell’attacco

L’operazione si è focalizzata, in modo particolare, su cinque basi aeree: Belaya (Siberia), Dyagilevo, Ivanovo Severny, Olenya e Ukrainka.

Utilizzando 117 droni FPV (First-Person View) nascosti in tetti di casette di legno posizionate su camion fatti arrivare a ridosso delle basi, gli agenti ucraini hanno lanciato attacchi simultanei a sciame.

Questa tecnica innovativa ha permesso di eludere le difese aeree russe e di colpire obiettivi strategici collocati in profondità (il più lontano di essi è, infatti, ad oltre 4.300 Km dalla linea del fronte) senza alcun tipo di preavviso.

 

I danni subiti dalle forze aeree russe

Secondo le stime ucraine, l’attacco avrebbe distrutto o danneggiato oltre 40 bombardieri strategici di tipo Tu-160, Tu-95 e Tu-22M, a cui si aggiungerebbe anche un AWACS di tipo A-50.

Bombardieri strategici dell’aviazione russa. In primo piano un Tu-95K22 “Bear G” – Pavel Adzhigildaev – Foto http://russianplanes.net/images/to27000/026640.jpg 

Si tratterebbe, se confermati, di effetti a dir poco catastrofici, considerando che l’intera flotta da bombardamento a lungo raggio di Mosca (che, come noto, risulta, in parte, inserita anche nella cosiddetta “triade nucleare” del Paese) si componeva, prima dell’attacco, non più di 130/140 velivoli e che sia i Tu-95, sia i Tu-22M sono da anni fuori produzione, ragion per cui non dovrebbe neppure essere troppo facile provvedere alla loro sostituzione.

In generale, si stima anche che circa il 34% della flotta russa di vettori strategici in grado di trasportare missili da crociera potrebbe essere stata compromessa.

I danni complessivi dovrebbero aggirarsi tra i 2 e i 7 miliardi di dollari.

 

Preparazione e esecuzione

Stando a quanto si è avuto modo di apprendere, l’operazione sarebbe stata pianificata per oltre 18 mesi e supervisionata direttamente dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

I droni (trasportati segretamente o forse perfino assemblati in territorio russo) sarebbero stati montati su almeno cinque camion (uno per base, dunque) e lanciati da tetti di casette prefabbricate.

Per il loro controllo sembrerebbe essere stata utilizzata la stessa rete telefonica russa, mentre al fine di far sì che potessero riconoscere i propri bersagli sono stati impiegati avanzati algoritmi di Intelligenza Artificiale.

Gli agenti coinvolti sarebbero, invece, stati evacuati prima dell’attacco, dimostrando, anche a livello logistico, capacità molto avanzate.

 

Implicazioni di carattere generale

La Russia, che ha confermato alcuni dei danni subìti, ha definito l’attacco come un “atto terroristico”, imponendo lo stato di emergenza in alcune regioni e avviando indagini su presunti complici interni.

In ogni caso, però, l’audace azione di Kiev dimostra in maniera inequivocabile come l’impiego di un gran numero di sistemi a basso costo, unito ad una grande capacità di infiltrazione all’interno del territorio nemico, possa oggi mettere in pericolo quasi ogni tipo di infrastruttura strategica anche in assenza di superiorità aerea.

Un messaggio che dovrebbe, ovviamente, essere colto anche in molti dei Paesi occidentali, che, non diversamente dalla Russia o da altri Paesi, saranno chiamati ad investire sempre più risorse allo scopo di dotarsi di sistemi antidrone sempre più efficaci.

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